Il terrapiattismo come sintomo dei tempi

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L’esistenza di un movimento che conta affiliati in tutto il mondo occidentale e che riunisce persone che non credono che la terra sia sferica, è un fenomeno ormai noto, portato di recente alla ribalta da alcuni servizi sulle reti televisive nazionali. La prima reazione che si ha di fronte alle dichiarazioni folli dei terrapiattisti – l’effetto pacman, l’Australia non esiste – è di stupore. Per il fatto che ci sia gente tanto ignorante da credere davvero che la terra sia piatta, tanto stupida, persino, de ritenere che se l’orizzonte appare piatto, allora la terra è piatta. Insomma, tanto limitata intellettualmente da non concepire le misure astrali dell’universo, e i tempi biblici della geologia.

Ma superato il primo scoglio di stupore, scandalo e persino disprezzo per queste nuove figure antropologiche che si affacciano nella nostra decadente civiltà occidentale illuminista e tecnologica, c’è da fare una serie di ragionamenti di non poca importanza. Il fenomeno del terrapiattismo, cioè, non va sottovalutato. Insegna molto. tiriamo giù un paio di appunti.

SIGNIFICANTE ZERO DEL COMPLOTTISMO

Innanzi tutto: c’è una differenza apparente che distingue questa teoria da tutte le altre teorie del complotto. Se i massoni-rettiliani dominano il mondo senza dircelo, è per sfruttare la nostra forza lavoro, o la nostra energia cosmica. Insomma, in qualche modo ci guadagnano a tenerci in uno stato di schiavitù. Se i governi non ci rivelano che gli alieni esistono, è perché traggono vantaggio dallo scambio di tecnologie avanzatissime a scopo militare in cambio di un tributo alla civiltà superiore. Le scie chimiche servono, per alcuni, a controllare il clima. Per altri a spruzzare veleni sugli ortaggi che mangiamo (per arrivare a risultati variabili, come la sterilizzazione di massa per evitare l’esaurimento delle risorse e l’estinzione). Secondo altri, infine, servono per attivare delle sorte di reazioni chimiche nei nostri cervelli in modo da tenerci schiavi inconsapevoli. Vabbè. Ma perché dovrebbero nasconderci che la terra è piatta? Per nessun motivo in particolare. Persino il finto allunaggio, si spiegherebbe con una messinscena di potenza da ostentare nel clima della guerra fredda (poi c’entrano anche gli alieni, ma vabbè).

O ancora: se gli altri complotti sono praticamente impossibili da realizzare materialmente, quello della terra piatta comincia addirittura millenni fa, all’alba della civiltà, e si è mantenuto per tutto questo tempo, coinvolgendo migliaia di scienziati nei secoli della scienza moderna… per nessun motivo in particolare. Forse sono rettiliani.

Questa differenza del terrapiattismo ci fa capire perché questa teoria potrebbe avere forse un ruolo centrale in tutto il sistema della mitologia complottista contemporanea. Ha un elemento vuoto nel quadro che gli permette di collegarsi con tutti gli altri pezzi del mosaico. Per sua natura, si allaccia a praticamente tutte le altre teorie del complotto, diventandone una sorta di elemento base, che funziona, significa in quanto proietta il suo significare su tutto il sistema. Negare una cosa così fondamentale come la sfericità della terra, permette di ritrovarsi di colpo in un’epoca lontana, in cui quel che la modernità occidentale aveva sprezzante liquidato come superstizione, riacquista il valore di Verità. Nel medioevo c’erano le fate, le streghe, il diavolo. Non è solo che la gente ci credeva, ma letteralmente esisteva. Oggi abbiamo i giganti, gli alieni, i rettiliani. La terra piatta permette di ritornare a un mondo piccolo, a un sole piccolo, che esiste da poco tempo come l’uomo, un universo a misura d’uomo. Di rimettersi in quella bella posizione comoda al centro dell’universo. Permette di credere ai miracoli, a dio, che proietta sul mondo la sua esistenza. Il mondo ha senso!

FONTE E FILOLOGIA

È praticamente un luogo comune, quello che vede la felicità e la conoscenza come due cose opposte. Si dice “beata ignoranza”, “occhio non vede cuore non duole”. Questo assioma è in fondo alla base della filosofia leopardiana, secondo cui più l’umanità ha scoperto il Vero, più ha dimenticato il bello. Una sorta di nostalgia della superstizione “reale”, di quando il mondo era ancora magico. Un lamento doloroso: “ahi ahi, ma conosciuto il mondo non cresce, anzi di scema”. Il mondo – le possibilità del reale – diventa più piccolo una volta conosciuto. L’infinito sta dietro la siepe. In senso più generale, si possono scovare diverse caratteristiche che vanno in questo senso nella cultura occidentale industrializzata (tecnologicizzata). La scoperta dell’oriente, della spiritualità, il mito degli indiani d’america legati misticamente alla natura, il buon selvaggio, l’uomo naturale. Il subconscio freudiano persino. Almeno dal 1800 l’uomo occidentale ha una sorta di nostalgia generalizzata per uno stato di natura libero dalla complicata specializzazione sociale della civiltà industrializzata.

Ma oggi a un terrapiattista, a un uomo, non interessa più tanto quale sia la verità, gli interessa avere “apertura mentale”. Un’idea di libertà tanto radicale, in un certo senso, che si esime dalla verità. Libertà di credere il falso, in fondo, in nome del diritto alla ricerca della felicità. Un atto d’accusa indirizzato all’illuminismo scientista radicale, che pretende di liberare l’uomo con la verità. Credersi vittime di un complotto significa inserirsi in una storia, nella Storia, ci dà senso come i personaggi di un romanzo. Mentre la verità scientifica è che non abbiamo senso, che non siamo in nessuna storia, percorso.

La scienza contemporanea ha talmente superato il sentire e il vedere comune (la meccanica quantistica, la materia oscura, i buchi neri), che la si può finalmente rifiutare in blocco. Al limite, in una prospettiva biopolitica, il terrapiattismo è una maldestra rivolta al dominio della tecnica (tecnologia) sul corpo e sulla mente dell’individuo.

Una scena colpisce nel servizio delle Iene. Quell’uomo che con un martello distrugge, accovacciato, un mappamondo. Ripresa al rallentatore, con la musica di Kubrik, montata per richiamare, come richiama, la scena iniziale di 2001 Odissea nello spazio. Ma se l’ominide del film imparava a servirsi di un oggetto, il che porta alla ‘turbotecnologia’ di oggi, l’ominide della tv rievocava il gesto originale in quanto gesto finale. L’uomo occidentale, l’uomo tecnologico, ateo, che rifiuta violentemente le sue stesse scoperte tecniche.

Esagero? Viviamo un’epoca presocratica.

REALTÀ’ A SCELTA

Più concretamente, il ragionamento su cui si fondano i terrapiattisti sembra un sintomo precoce di un’evoluzione dello statuto di “fonte” che sta avendo luogo, come è chiaro per tutti. Era stato previsto che l’uomo, a partire dagli anni 80, sarebbe stato sempre più inondato di informazioni. Il fenomeno ha diverse conseguenze, politiche, culturali, persino psicologiche. Ci interessa il fatto che la molteplicità di voci annulla il concetto, la mera sensazione di autorità; autorialità. Il fenomeno delle bufale (dicono fake news), è stato descritto nei suoi meccanismi individuali. Il punto fondamentale è che si tende a credere e a cercare informazioni che confermano quello che già pensiamo. L’algoritmo dei Social Network, che ci propone quello che già ci piace, non aiuta a uscire da un certo giro. La velocità della fruizione che internet impone – il leggere solo il titolo – esclude qualsiasi pratica di analisi, non dico critica, ma filologica.

Ma ha anche conseguenze politiche. Fu grazie alla filologia che si dimostrò, al di fuori di ogni dubbio, che l’atto con cui Costantino aveva regalato Roma al Papa era falso. Una notizia falsa, può fare, e alcune hanno fatto, enormi danni nella storia. Se la gente può credere che la terra sia piatta, che il presidente sia un alieno, cos’altro potrebbero credere? Chi potrebbero votare? La democrazia sarebbe di fatto impraticabile.

Ancora più generalmente, il fenomeno ha conseguenze culturali. Oggi la menzogna si è avvicinata tanto alla verità che è possibile credere che la terra sia piatta, e che quindi tutta la storia dell’umanità come è stata raccontata nei secoli sia falsa. È possibile, al di fuori del patologico, arrivare a invertire completamente la nozione di vero e falso. è cambiato o sta cambiando il modo stesso di percepire la realtà. Essendo fatta delle informazioni che riceviamo, ed essendo le informazioni larghissime, in un certo senso stabiliamo che la realtà è una cosa che si sceglie, come scegliamo le nostre fonti di informazioni.

Di fronte alle foto della nasa, tutte, un terrapiattista afferma che sono modificate. Video, calcoli, niente lo convince. Il punto è che in effetti sarà presto possibile falsificare alla perfezione immagini, video e audio, per cui teoricamente anche un video perfettamente credibile di Trump che dichiara guerra alla Cina potrebbe essere falsificato. Voglio dire che la tecnologia, oggi, pone questo problema. E i complottisti ci stanno chiamando, stanno urlando aiuto dagli abissi della storia. Sono cascati in un luogo medievale in cui il mondo è magico e la verità scientifica fa paura, viene bruciata in pubbliche piazze.

Denunciano con la loro mera esistenza un problema enorme, forse irrisolvibile: non c’è più modo di distinguere le informazioni senza gli adeguati strumenti mentali, che lo spirito critico è diventato un elemento essenziale per non perdere ogni contatto con la realtà. O meglio, letteralmente, che non sia più possibile distinguere tra reale e virtuale, se non tramite una scelta arbitraria. O magari che lo spirito critico non è più sufficiente. Sembra avere un impatto importante sull’utopia dell’illuminismo. Queste persone hanno sostanzialmente “scelto” una loro versione della realtà. Per niente diversi in questo dai credenti più rigorosi.

Non sono né un fenomeno isolato, (bensì apparentemente in piena espansione) né un fenomeno particolare. Appaiono come un sintomo vero e proprio dell’impatto delle nuove tecnologie sul mondo, su più livelli.

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