L’MDMA ci rende cooperativi ma non ingenui (ce lo dice la scienza – che studia come trattare i DPTS)

Ecstasy pills
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Non solo smascellamenti e sensazioni d’amore universale (che solo la mamma può amare di più i propri figli).

L’MDMA – acronimo della 3,4-metilenediossimetanfetamina, sostanza che rappresenta la principale componente dell’ecstasy – ci renderebbe più collaborativi (ma non più creduloni).

A stabilirlo, una ricerca del ‘King’s College London’, intitolata – per l’appunto – ‘MDMA makes people cooperative, but not gullible’ (‘L’MDMA rende le persone cooperative, ma non credulone’, articolo che potete leggere per intero cliccando qui).

Di seguito, un estratto:

Una nuova ricerca condotta dal King’s College di Londra ha scoperto che l’MDMA, l’ingrediente principale dell’ecstasy, aiuta le persone a cooperare meglio – ma solo con persone affidabili. […]

L’MDMA è usata a scopo ricreativo a causa del suo intenso effetto sociale ed emotivo ed è noto per rilasciare neurotrasmettitori – messaggeri chimici presenti nel cervello – collegati al comportamento e all’umore. Tuttavia, gli scienziati sanno poco su come i diversi sistemi di neurotrasmettitori si comportano in comportamenti sociali complessi.

A venti uomini adulti sani è stata somministrata una tipica dose ricreativa di MDMA o una pillola placebo ed hanno completato diversi compiti, incluso il Dilemma del prigioniero. Nel Dilemma del prigioniero i giocatori scelgono di competere o cooperare con un altro giocatore. Entrambi i giocatori ottengono punti se cooperano, ma se un giocatore sceglie di competere riceve tutti i punti mentre l’altro giocatore non ne ottiene nessuno.

I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti sotto effetto dell’MDMA sono diventati più cooperativi, ma solo quando interagiscono con giocatori affidabili, e sono stati più disposti a ricostruire le relazioni dopo una violazione della fiducia.

L’autore senior, il professor Mitul Mehta dell’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze, ha dichiarato: “Abbiamo chiesto alle persone cosa pensavano del loro avversario e, sorprendentemente, l’MDMA non ha alterato quanto attendibili fossero gli altri giocatori. I giocatori inaffidabili sono stati valutati al livello più basso della scala, sia dai giocatori che avevano assunto MDMA che quelli che avevano assunto placebo, e i giocatori affidabili hanno ricevuto alla stessa maniera punteggi alti”.

“È importante sottolineare come l’MDMA non ha indotto i partecipanti a collaborare con giocatori inaffidabili più del normale. In altre parole, l’MDMA non ha reso i partecipanti più ingenui”.

Durante il gioco del Dilemma del prigioniero, i partecipanti hanno creduto di giocare con persone reali attraverso un computer. In effetti, le “persone” erano risposte computerizzate pre-programmate per comportarsi in modo affidabile o inaffidabile, differendo da quanto hanno cooperato nel corso del gioco.

Il primo autore, il Dottor Anthony Gabay che ha svolto il lavoro al King’s College di Londra ed è ora all’Università di Oxford, ha dichiarato: “Quando i giocatori affidabili hanno tradito i partecipanti, la violazione della fiducia ha avuto un impatto altrettanto negativo sia sui partecipanti sotto effetto di MDMA che sugli altri. Tuttavia, l’MDMA ha portato a un più rapido recupero del comportamento cooperativo e questa tendenza a ricostruire una relazione ha portato a livelli di cooperazione più elevati con partner affidabili”.

[…]

Il professor Mehta ha inoltre detto: “Comprendere l’attività cerebrale alla base del comportamento sociale potrebbe aiutare a identificare ciò che non va nelle condizioni psichiatriche. Data la natura sociale della psicoterapia, capire come l’MDMA influisce sull’interazione sociale fa luce sul perché il farmaco potrebbe diventare uno strumento prezioso nel trattamento dei pazienti”.

L’articolo termina quindi ricordandoci come l’MDMA sia in test per trattare il Disturbo Post Traumatico da Stess (ne scriveva ‘Vice’ già quattro anni fa, raccontandoci dei veterani curati con l’MDMA) e che queste nuove scoperte potrebbero essere rilevanti proprio per questo tipo di trattamento.

Un passo avanti per la scienza e un passo avanti per la comprensione della sostanza: se mai decidessimo di farne uso, possiamo sapere sin da ora che le persone cui rivolgeremo il nostro affetto sintetico il nostro affetto lo meritano davvero.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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