Identità Preconfezionate vs. Identità Personalizzate

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Di Valeria Iorio

Nell’era di Leroy Merlin e di Ikea, del Fai-da-te e del design globalizzato, che fine ha fatto la qualità della linea e del materiale, la ricerca e l’artigianato?

Spesso si confonde il design con l’arte e il designer con l’artista che produce oggetti poco accessibili ai più e sconnessi dall’uso quotidiano. Il designer, come ci suggerisce il grande Bruno Munari, non è un’artista ma “è un progettista dotato di senso estetico, che lavora per la comunità”. Difatti il design nasce pima di tutto dalla volontà di risolvere problemi di interesse quotidiano legato all’uso. Ikea ha portato all’estremo il concetto rendendo accessibili a chiunque oggetti di design che hanno regalato una qualità di vita più elevata a una fetta più ampia di popolazione, perché l’Estetica è di fatto in grado di rendere qualitativamente la vita migliore. Il trinomio vincente alla base della qualità Ikea è Prezzo – Funzione – Estetica.

Ikea arriva in Italia solo nel 1989, più in generale conosce il suo successo alla fine degli anni ’60 e la sua espansione tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, ma in realtà la società viene costituita nel lontano 1943 in Svezia dal giovane diciassettenne Ingvar Kamprad che investe un piccolo gruzzolo offertogli dal padre in regalo per gli studi effettuati.

Inizialmente la ditta non si occupava nemmeno della vendita di mobili, ma solo della vendita per corrispondenza di piccoli oggetti d’uso quotidiano. Nel 1950 entrarono i mobili nel catalogo ikea e nel 1968 venne sostituito il legno con il truciolato proprio come risposta all’esigenza di mantenere basso il prezzo degli articoli venduti, certamente questo fu solo uno dei primi passi in ordine alla diffusione del prodotto.

L’abbattimento del costo, che ne ha consentito la diffusione, è stato di fatto favorito anche dall’uso di altri materiali economici, come il cartone pressato, dalla realizzazione di sistemi di imballaggio sempre più ridotti per la facilitazione dello stoccaggio e del trasporto, e dallo studio e dalla diffusione di sistemi di montaggio facilitato che hanno consentito al cliente il ‘Fai-da-te’ e dunque il risparmio anche su quest’ultima fase che sembra aver assunto per giunta un aspetto ludico.

Quello che Ikea ci suggerisce ad oggi quando passeggiamo tra le atmosfere artefatte dei suoi grandi magazzini è una qualità della vita amena, alla portata di tutti e con un qualsiasi gusto estetico tu abbia, che tu sia esterofilo o tradizionalista, che tu sia metropolitano o di campagna, che tu sia uomo, donna o bambino, che tu sia una casalinga o una donna in carriera, che tu sia single oppure parte di una famiglia, giovane o vecchio: è per questo che la domenica, oramai, si passa rigorosamente all’Ikea!

Anche Leroy Merlin, le cui origini del nome risalgono agli anni ’60, in realtà affonda le sue radici nei lontani anni ‘20. Ormai è quasi passato un secolo! chi avrebbe detto che quello che più ci definisce come contemporanei in realtà ha un passato così lontano?

Il logo di Leroy Merlin suggerisce da subito l’archetipo della casa, e di fatto, quasi sin dagli esordi, l’azienda francese che allora si chiamava ‘Au Stock Américain’, fondata dai coniugi Adolph Leroy e Rose Merlin, vendeva prodotti e utensili per l’edilizia, il giardinaggio e il bricolage. Anche qui la ricetta del successo sembra essere la stessa, packaging ridotto e studiato nel dettaglio, istruzioni per l’uso facilitate, prodotti di ogni tipo e per tutti gli usi ad un prezzo vantaggioso, la cifra distintiva risiede stavolta nella diffusione del sapere tecnico, per cui ognuno può sentirsi un elettricista, un idraulico, un piastrellista o perché no? un architetto!

Addirittura, negli stores, durante la vendita, i clienti possono guardare filmati riguardanti l’uso dei prodotti, a questo punto non rimane da pensare, come diceva la cara e buona Mary Poppins, ‘ Chi ben comincia è a metà dell’opera! ’ ed ecco lì che basta prendere due misure e scegliere il colore che tutti sono in grado di mettere in atto un processo di manodopera finalizzato alla realizzazione di qualcosa.

E bene, se la ragione non m’inganna, per fare un banalissimo dolce non basta la ricetta, ma il sapere lento e stratificato in anni ed anni di mani che impastano. E’ così che spesso il risultato di una società che trova la sua chiave di volta nella parola ‘facile’, sono arredi poco funzionali o mal dimensionati, spazi mal distribuiti, impianti che non funzionano e atmosfere mal riprodotte, per non parlare di mobili e complementi di un design glorioso, ma ormai passato, che si accatastano dimenticati nei magazzini di qualche mercatino dell’usato o quel che è peggio ad ammuffire nelle cantine di qualche anziano appassionato.

Eppure c’è chi apprezza ancora l’artigianato, il legno, i tessuti, i tappeti, il design e la manodopera italiana e che è disposto a ben pagare la qualità che noi dimentichiamo in nome della cultura della ‘facilità’ e mentre ci riempiamo le case di cartone e trucioli di legno. Quanto è divenuto difficile trovare un buon falegname, un buon tappezziere o un bravo idraulico? C’è chi del mestiere nelle mani ne ha fatto una fortuna e chi intuitivamente ha saputo riunire e vendere l’eccellenza italiana, che quasi all’insaputa di tutti sopravvive e si sviluppa per potersi esportare lì dove viene stimata!

Exclusiva Design. Architetcs and builders of unikness. Una società che inverte la rotta e investe sulla qualità e sull’unicità del ‘fatto su misura’ e del personalizzato. Fondata nel 2006 dal manager Vito Taddei e dall’architetto Fabio Mazzeo, Exclusiva ha l’obiettivo di esportare in tutto il mondo il valore del ‘saper fare’, è lo stesso architetto che definisce la società come una community di creativi e ricercatori che operano ‘come sarti dallo schizzo alla realizzazione finale’ alludendo ad un lavoro certosino, dalle caratteristiche artigiane, dove si concentra perlopiù un know how fortemente tecnico: non a caso Exclusiva si serve anche della parallela collaborazione di decoratori e artisti.

La società si occupa della progettazione d’interni esclusivi di ville e appartamenti privati, strutture ricettive, spazi pubblici e uffici. Tra gli ultimi progetti, particolarmente significativo, l’Oman Air Vip Lounge nell’aeroporto di Muscat interamente ispirato nei colori, nelle forme, nelle decorazioni e negli spazi stessi al paesaggio dell’Oman.

Lo spazio fluido, generato dall’intersezione di linee circolari, i colori caldi sui toni della terra, sublimati nel dorato dei pannelli, arricchiti con il decoro della mashrabiya, tipica della cultura del luogo, la ricchezza dei materiali e le aree verdi che fanno eco alle oasi: tutto questo concorre alla realizzazione di un’atmosfera dove il visitatore di passaggio ha la possibilità di assaporare l’esperienza del paesaggio dell’Oman.

Certamente l’approccio di Exclusiva riesce a catturare l’attenzione e il tempo dell’utente che percorre distratto quegli spazi definiti ‘non luoghi’ dal filosofo francese Marc Augé, generalmente spazi di percorrenza, non caratterizzati, senza identità e senza alcun’altra funzione che essere attraversati da una moltitudine di persone. Diversamente nella Vip Lounge di Exclusiva presenzia il piacere di fermarsi e godersi una pausa immersi nella memoria e nella ricchezza dell’Oman.

Altro studio che esporta il design italiano è quello fondato dagli architetti Antonio Citterio & Patricia Viel che nel 2015 hanno realizzato le Premium Passenger Lounges della Qatar Airways del Nuovo Aeroporto Internazionae di Doha.

Il progetto altrettanto interessante è tuttavia caratterizzato da un approccio minimale e fortemente contemporaneo, il front desk come una nave dorata del futuro, fluttuante in uno spazio asettico dai colori caldi del deserto, sembra regalare l’ultimo passaggio per il paradiso, una delle lounge dove si offre la possibilità di avere un’esperienza di relax raccolta in singolo.

Due esperienze totalmente diverse, entrambe con l’obiettivo di ricreare un’atmosfera e di fornire al passeggero un momento memorabile ed unico anche nell’attesa, un’attesa certamente stimolante e capace di evocare emozioni, tutta a marchio italiano.

Dietro queste realtà di lavoro ci sono molteplici figure altamente professionalizzate che studiano il minimo dettaglio e fanno ricerca nella creatività esattamente come quelle che per ikea e leroy merlin producono identità preconfezionate nell’obiettivo di globalizzare la qualità del design e l’estetica dell’arredo e dei suoi complementi.

RIFERIMENTI

https://citterio-viel.com/architecture/projects/qatar-airways

http://www.exclusivadesign.com/portfolio/oman-air-vip-lounge-muscat/

https://www.ikea.com/it/it/about_ikea/newsroom/

Bruno Munari – Artista e Designer – Ed. Laterza

Marc Augé – Non Luoghi – Ed. Eleuthera

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