Riace, Siderno, Lucano e Cucchi. Il problema della Locride? Il traffico.

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Due carabinieri chiedono la lista dei presenti alla proiezione di “sulla mia pelle” a Siderno, Reggio Calabria. La stessa terra dove la Ndrangheta cmanda e dove il modello Riace è nato. La cultura della mafia o il modello dell’accoglienza, quale sarà il problema della Locride?

Non appena si diffuse la notizia dell’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, nella Locride, mi venne in mente la celeberrima scena di Johnny Stecchino di Roberto Benigni. Il collegamento è piuttosto semplice, ecco gli elementi dell’operazione matematica:

  1. La Locride è il centro operativo della ‘Ndrangheta, probabilmente la più temibile organizzazione mafiosa del mondo, tra San Luca e il Santuario della Madonna di Polsi. Conosco quella terra molto bene, so quanto soffre.
  2. Il modello Riace, praticamente un miracolo in un deserto di ignoranza, povertà e vuoto morale, era stato preso ad esempio e lodato in tutta Europa. Ben due film-documentari sono stati girati per far conoscere quanto stava accadendo. Mimmo Lucano fu addirittura inserito tra i primi della lista dei sindaci più influenti del mondo. Una cosa di cui andare fieri, in quanto italiani, e ancor di più in quanto calabresi, da una terra dimenticata dai media, se non quando un omicidio mafioso fa notizia come quello di Fortugno, e da dio; ome è noto, Cristo si è fermato a Eboli.
  3. La Lega di Salvini si distingue in odio rabbioso e irrazionale contro l’immigrato di colore, che ha sostituito quel disprezzo non ancora sopito per il terrone. Ma, di certo, non si distingue per lotta alla criminalità organizzata. Anzi, c’è persino chi suppone legami tra ‘Ndrangheta e un partito che fino a ieri aveva “prima il Nord” come slogan e che oggi prende valanghe di voti nella terra più povera d’Italia, la terra più a Sud del Sud.

E così, dato che a mio modo di vedere – ma non credo di sbagliarmi – il principale problema della Locride è la cultura mafiosa, mentre il modello Riace rappresenta un orgoglio sociale e culturale, ecco che ci si applica da Roma per cancellare l’idea di Lucano, senza toccare e anzi favorendo la mafia che gestisce il mercato di uomini, di schiavi, in Calabria.

Oggi, accade un fatto aneddotico di per sé, ma molto significativo per dimostrare quanto la mafia, quella cultura di intimidazione e omertà, sia radicata e presente in quella terra. Una libreria di Siderno ha deciso di proiettare il film Sulla mia pelle sul caso Cucchi. Ed è successo l’impensabile: Due carabinieri in divisa sono entrati nella libreria. 

“Mi hanno salutato e chiesto la lista dei partecipanti” ha raccontato Roberta Strangio, titolare della libreria. Qualcosa di estremamente insolito, visto che nulla di simile era mai accaduto. “Ogni tanto i due si affacciavano nella saletta per ascoltare, ma non sono mai intervenuti. Non c’è mai stata alcuna intimidazione, sia chiaro” ha precisa la titolare al quotidiano La Stampa che ha per primo dato la notizia.

“Dopo la conclusione del dibattito ho ripensato a cioè che è successo e mi sono sentita un po’ intimidita. Ma solo in un secondo momento” ha aggiunto la giornalista, Maria Teresa D’Agostino, che ha curato il dibattito.

Siamo in una terra dove anche i Carabinieri usano metodi di intimidazione mafiosa. Dove i cittadini sono schiacciati tra la paura, da un lato, degli abusi dello Stato, e dall’altro dalla violenza della mafia. Mi sembra significativo che la titolare ci tenga a sottolineare che “non c’è stata alcuna intimidazione”, cercando di tirarsi fuori dalla polemica che sente arrivare, per pararsi il didietro insomma. Poverina, come condannarla? Scrive Leonardo Sciascia ne Il giorno della civetta:

La mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.”

Il problema della Locride è Riace come quello di Palermo è il traffico.

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