Il sorriso di Salvini: una strategia vincente nel mondo della frenesia

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Il ministro Salvini, foto ricavata dalla sua pagina ufficiale su Facebook.
Il ministro Salvini, foto ricavata dalla sua pagina ufficiale su Facebook.

Il ministro Salvini ci ha abituato a un uso dei social molto “familiare”: il suo scopo è quello di farsi percepire come un uomo comune, pronto ad aiutarti attraverso idee di buon senso.Usa parole semplici e dirette, che non sono nient’altro che il contorno del vero messaggio: la foto, dove il protagonista è il suo viso. Salvini c’è, è qui, è presente col suo corpo ed è calato nella realtà dei nostri problemi. La felpa con il nome della città che lo accoglie per i suoi comizi è il simbolo di questo suo aggrapparsi al qui e ora, mostrandosi come uomo del presente e dei fatti, poiché egli è dentro ai fatti.

Ha scatenato polemiche uno dei suoi ultimi autoscatti, in cui si immortala sorridente mentre si reca nei luoghi messi in ginocchio dalle forti piogge delle ultime settimane. In questa foto, il ministro sorride e mostra il pollice in su, come a invitare i suoi seguaci a mettere “mi piace” al suo post. La critica si basa su di un assunto molto semplice: non è il caso di mostrarsi sorridenti nei luoghi della tragedia. Dietro questo richiamo al buon gusto e alla gravità, però, si cela una delle retoriche che porta gli avversari politici di Salvini a fallire.

Benjamin Constant, (La Libertà degli antichi comparata a quella dei moderni) paragonando la libertà degli antichi a quella dei moderni, faceva notare come l’uomo della democrazia ateniese fosse libero di partecipare direttamente alla vita politica perché i suoi bisogni materiali venivano soddisfatti dal lavoro degli schiavi. L’uomo moderno, invece, impegnato nel lavoro, doveva preoccuparsi dei suoi affari: per tale motivo, delega la gestione dello stato ai suoi rappresentanti. In un mondo dove la vita è diventata sempre più frenetica e piena di responsabilità, l’uomo comune ha sempre meno tempo da dedicare al “resto”. Lavori precari e dai tempi flessibili; i numerosi viaggi per spostarsi dal luogo in cui si vive a quello in cui si lavora (spesso molto lontani); gli impegni di una vita sempre più burocratizzata e dominata dal fai-da-te che non ha mantenuto la promessa di abbassare i prezzi dei servizi, ma ha solo responsabilizzato ancora di più l’utente di pratiche che prima erano compito di impiegati e lavoratori; la famiglia, fatta di figli che devono essere gestiti in tutte le loro attività formative sempre più complesse e di anziani che, sempre più spesso, vengono lasciati in disparte da una società in cui conta soltanto l’efficienza. In questo mondo pieno di “problemi da risolvere”, anche se di carattere quotidiano, è difficile trovare il tempo per maturare una coscienza sui macroproblemi. Non credo che il disimpegno contemporaneo sia frutto soltanto dell’indifferenza, ma anche di una materiale mancanza di tempo, da parte delle classi più deboli, per informarsi: il fatto che il mondo stia diventando sempre più complesso, non migliora le cose: c’è bisogno di tempo per approfondire e se non lo si ha, non si approfondisce.

Inoltre, quest’epoca dell’angoscia, in cui si è sempre messi alla prova dalla vita che non garantisce più le ancore di salvataggio del vecchio welfare state, porta l’individuo a cercare, nei pochi attimi di tempo libero, momenti di svago e non di ulteriore impegno. Ma i problemi restano e, allora, che fare? Lì arriva in aiuto Salvini: sorridente, mostra al mondo che c’è qualcuno che si occupa di quei problemi. Che tutti possono tornare alle loro vite, poiché c’è chi si prende cura delle grandi questioni.

Attaccare Salvini, invitandolo a una maggiore gravità, purtroppo, conduce all’effetto contrario: chi lo critica viene percepito come un uomo del dolore, che trae “piacere” dall’essere continuamente “impegnato” e che resta continuamente “serio” di fronte ai mille problemi del mondo contemporaneo. L’eterna gravità messa in mostra da una certa parte della sinistra conduce l’uomo comune a provare insofferenza: c’è bisogno di svago, di quell’elemento liberatorio che ha caratterizzato la sinistra del ’68 e che oggi persiste in maniera forte nei movimenti del gay pride, dove il termine gay non è messo lì a caso: indica la gioia di vivere che deve essere alla base della lotta, il desiderio di ripristinare la felicità dove, purtroppo non c’è. Il mondo LGBT, nonostante tutto l’ostruzionismo che ha subito nel corso dei secoli, rivendica questo desiderio di vita a discapito del dolore che, in privato, vivono tutte le minoranze soggette a disprezzo e a dileggio.

La vittoria dei Salvini è anche una vittoria del nuovo sistema capitalistico: l’uomo senza più tempo libero è un uomo forzatamente disimpegnato, che delega tutta la sua responsabilità nei confronti del mondo al politico che gli offre di poter tornare a dormire tranquillo, perché tanto c’è lui a risolvere tutto. E l’uomo così tranquillizzato, poi, non tornerà a vedere se le cose sono state effettivamente risolte.

Gerardo Iandoli

LETTURA CONSIGLIATA:

Benjamin Constant, La Libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni

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