Attore ebreo sposa giornalista araba: il matrimonio che ha diviso Israele, tra Montecchi e Capuleti 2.0 e sinceri auguri social alla coppia

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E’ un matrimonio che s’è celebrato mercoledì scorso nella costa nord di Israele, di cui poco o niente s’è parlato in Italia.

Dalle nostre parti, d’altra parte, si parla di matrimoni solo se il numero di follower dei promessi sposi supera il milione o, come ancor più ad altre latitudini, quando di mezzo c’è gente col sangue blu.

In questo caso, ad unirsi nel vincolo nuziale, sono stati un ebreo e una musulmana: la giornalista musulmana Lucy Aharish, 37 anni, e l’attore e cantante ebreo Tsahi Halevi, 43 anni.

Due celebrità che hanno deciso di infrangere un tabù: in terra israeliana, infatti, i matrimoni interreligiosi sono una rarità, tant’è che nel 2015 (secondo le ultime statistiche disponibili in tal senso) su circa 58.000 matrimoni appena 23 hanno visto convolare a nozze un israeliano e un’araba (e viceversa). D’altra parte, il matrimonio civile non esiste: lo Stato riconosce come validi solo i matrimoni celebrati sotto i riti del rabbinato (la maggioranza, spesso celebrati da rabbini ultraortossi che impongono alle donne di ottenere il consenso del coniuge per ottenere il divorzio), dell’islam o della chiesa cattolica.

Nell’occasione, i due hanno deciso di evitare qualsiasi rito religioso, siglando un accordo davanti ad un notaio alla presenza degli invitati ed hanno anche deciso di celebrare questa sorta di unione civile in gran segreto, per evitare il boicottaggio di ultraortodossi e salafisti, contrari ad un legame di questo tipo (considerato empio).

Forse la celebrità dei due personaggi (la donna è la prima presentatrice arabo israeliana a condurre un telegiornale di primo piano, mentre l’uomo è protagonista di una serie – Fauda – che ha avuto una eco mondiale grazie al fatto di essere stata distribuita da Netflix) ha contribuito al fatto che nessuno abbia messo il bastone tra le ruote alla coppia, che sono riusciti a firmare questo privatissimo “accordo di pace” (come hanno scritto, con gradevole ironia, gli sposi nell’invito che hanno mandato ai propri cari per annunciare le nozze).

Sul web, dove siamo d’altra parte abituati a vedere il peggio del genere umano, Montecchi e Capuleti 2.0 hanno comunque deciso di esprimere il proprio dissenso, con tanto di minacce social e maledizioni sulla eventuale futura prole (da parte di un ministro ebreo ultra ortodosso).

E nonostante il tentativo di mantenere le nozze segrete (o giù di lì: solo dopo mezzanotte sono state inviate ai media israeliani alcune foto), diversi personaggi pubblici hanno deciso di dire la loro – scordando che non bisogna mettere dito:

il ministro dell’Interno, l’ultra ortodosso Ayre Der, s’è così espresso in radio: “Sono una coppia innamorata che si è sposata, ma non va bene. Avranno figli e questi dovranno affrontare problemi a causa della condizione della donna. Anche se qualora Lucy lo volesse, potrebbe iniziare il processo per la sua conversione” (nell’ebraismo la condizione di appartenente alla religione si trasmette per via materna).

Il deputato del partito di governo Likud, Oren Hazam, ha confermato la stessa posizione (circa la necessità della donna di convertirsi), aggiungendo: “Non ho nulla di personale contro di lei. Non sto accusando Lucy Aharish di aver sedotto un giudeo per causare un danno alla nostra nazione e alla sia stirpe. Però accuso Tsahi Halevi per essere andato troppo in là con il suo ruolo in Fauda”.

La serie che ha reso Halevi famoso parla infatti della vita di un comandante di una unità Mista’arvim e la sua squadra mentre cercano di prendere un terrorista di Hamas responsabile di diversi attacchi terroristici: una serie che mostra le tribolazioni dei soldati addestrati per camuffarsi da arabi nei territori palestinesi e che in qualche forma tende a denunciare la condizione palestinese e che per questo rende Halevi responsabile di “essere andato troppo in là”. D’altra parte anche la compagna ha subito discriminazioni di vario tipo provenienti dal proprio inner group (in Palesinta c’è chi la condannava per favorire la “normalizzazione dell’occupazione”.

Proseguendo nelle reazioni, l’attivista giudeo Bentzi Gopstein, dirigente della organizzazione di estrema destra Lehava, contraria ai matrimoni misti, ha chiesto all’attore israeliano che “preservi la dignità del popolo ebraico e non cada nell’assimilazione”.

Ma al netto delle boutade di questi personaggi pubblici (dal background non proprio impeccabile, in tal senso basterebbero due ricerche su Google) e dei precedentemente citati Montecchi e Capuleti 2.0, c’è chi ha preso pubblicamente posizione a favore dei due – come una deputata laburista che ha dovuto scomodare Harry Potter per difendere la coppia (“Non bisogna dimenticare che i Mangiamorte credono che solo i maghi purosangue hanno il diritto di esistere e non chi si sposi con un babbano. Mi dispiace dover ricorrere a una metafora così sottile”) – e molti altri utenti sui social hanno omaggiato Lucy e Tsahi con sinceri “Mabruk!” e “Mazel Tov!”, esprimendo tutta la propria felicità e il proprio supporto ai due novelli sposi.

C’è speranza.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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