McDonald’s, lavoratrici in sciopero contro le molestie sessuali sul posto di lavoro: #MeToo non solo ad Hollywood

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Avevo circa 10 anni, quando nella mia città aprirono il primo McDonald’s.

Fu frattanto il primo McDonald’s nella regione e per me e mandrie di ragazzini di zona fu (assieme alle sale giochi situate nei paraggi) il centro della movida in miniatura. Andavo quindi al Mc Donald’s quasi ogni sabato.

Avevo circa 14 anni, quando iniziai a militare nel collettivo della mia scuola.

Decisi che al McDonald’s – dove comunque andavo con molta meno frequenza – non ci sarei andato più, così come non avrei più calzato Nike, perché il boicottaggio delle multinazionali made in Usa mi rendeva un compagno migliore.

Avevo circa 18 anni, quando m’allontanai dalla mia città e – complice la necessità di cucinarmi da me – ripresi ad andare al McDonald’s. D’altra parte, non avrei cambiato il mondo con le mie scelte di consumo mentre il mio nuovo mondo cambiava le mie scelte di consumo (come mi nutro, se non cucinano i miei? Solo a distanza di anni appresi l’arte della cucina).

Adesso, al McDonald’s ci andrò 3-4 volte all’anno: vivo il classico senso di colpa in fase di digestione e non ho ancora risolto questo rapporto ambivalente con il fast food.

Chiarito il mio rapporto col mondo McDonald’s, vengo alla vicenda – di cui volevo parlare già da un po’ (ma ho atteso eventuali risvolti per scriverne).

Volevo parlarne da martedì 18 settembre, per essere più precisi, giorno in cui parecchie lavoratrici del fast food fondato nel 1940 in California hanno manifestato negli Stati Uniti (a partire da Chicago) contro le molestie sul posto di lavoro.

Capeggiate da Adriana Alvarez, madre single di chiare origini latinoamericane, e con un pezzo di nastro adesivo azzurro a coprire la bocca (con su scritto – col pennarello nero – #MeToo), le lavoratrici di McDonald’s hanno incrociato le braccia nel National Cheesburger Day in dieci città americane: “Oggi, le lavoratrici del fast-food come me hanno rotto il silenzio. Stiamo facendo un passo storico, e manifestiamo per dire alla Mc Donald’s ‘Basta molestie sessuali’. Abbiamo sentito le notizie di molestie sessuali che avvengono in altre grandi corporation come la CBS e di come le attrici di Hollywood si sono mosse contro i loro CEO. Ora, più che mai, è necessario che i lavoratori del fast-food agiscano e usino la propria voce allo stesso modo – contro la catena McDonald’s e le altre catene di fast food”, ha dichiarato in quei giorni la Alvarez al ‘The Atlantic’

Come non bastasse il salario da fame, molestia alla dignità umana, parecchie impiegate di McDonald’s subiscono nel quotidiano approcci non graditi e non richiesti e tentativi di molestia di vario tipo (non scenderemo nei dettagli, per evitare morbosità).

E per questo, come è possibile ancora leggere sul sito ufficiale, le lavoratrici hanno mosso tre precise richieste:

che McDonald’s rafforzi e applichi politiche di tolleranza zero contro le molestie sessuali;

che McDonald’s tenga corsi di formazione obbligatori per dirigenti e dipendenti e crei un sistema sicuro ed efficace per ricevere e rispondere ai reclami;

che si formi un comitato che includa i lavoratori di McDonald’s; i Rappresentanti aziendali e affiliati di McDonald’s; i rappresentanti dei principali gruppi nazionali per i diritti delle donne come il Fondo di difesa legale Time’s Up, il centro per la legge nazionale per le donne e gli avvocati per le pari opportunità; per affrontare i problemi legati alle molestie sessuali in azienda. Questo comitato traccerrebbe un percorso per assicurarsi che nessuno che lavora per Mc Donald’s debba affrontare molestie sessuali come fossero parte del lavoro.

Al momento, la protesta parrebbe caduta nel vuoto.

A distanza di poco più di due settimane, la eco legata a questo #MeToo meno fancy pare esaurita, come a voler testimoniare che solo alcune molestie meritano un’attenzione mediatica costante (si pensi al movimento hollywoodiano di cui non si smette di parlare, complici i pettegolezzi da rivista scandalistica – se non addirittura da programma di Giletti)

Noi, dal canto nostro, non riteniamo che esistano molestie di Serie A o di Serie B e per questo continueremo a vigiliare.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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