Roma crolla, crolla l’Europa – Fuor di metafora

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San Giuseppe dei Falegnami, costruito alla fine del 500 e oggi in pieno centro storico – davanti il Palazzo Senatorio del Campidoglio, da un lato i Fori Romani, sotto il Carcere Mamertino e dall’altro lato via dei Fori Imperiali. Crollato il tetto. Nessuna ripercussione al carcere Mamertino, ma il soffitto del 500 (foto) è andato distrutto.

Roma crolla.

Fuor di metafora. La situazione è disperata quando la realtà va oltre le metafore. Letteralmente si crolla, fisicamente. Qualcuno banalotto si azzarda a vedervi un simbolo dell’Italia che crolla, economicamente, politicamente, moralmente. E l’Italia crolla, sotto i terremoti, l’abusivismo, la corruzione, gli appalti truccati e visagisti truccatissimi. Venezia sprofonda, Tropea precipita nel mare. Fisicamente, letteralmente. Ma l’Italia è questo: montagne, coste, vulcani. Sottile si muove. Crolla anche Pompei, da molto prima.

Anch’io banalotto ma preso da piglio profetico vi vedo ben altro, vado ben oltre. Roma è Roma, è la città eterna, la capitale del mondo, o almeno d’Europa.

Proprio oggi in classe, si leggeva di filosofia politica illuminista, e qualcuno ha chiesto: “perché si riferiscono sempre a Roma?”

Come perché? Benvenuti nella cultura occidentale. Si trattava di una persona totalmente, culturalmente, etnicamente occidentale. Eppure, giovane, nata molto lontano da Roma, si stupiva del riferimento. Come capire la storia dell’occidente se non si sa Roma? è già morta allora?

Crolla tutto il peso di una cultura millenaria, spezzettata e confusa.

Roma. Babilonia.

L’Europa, la civiltà occidentale.

Siamo oltre la metafora.

Sono ormai millenni che da queste parti muore la civiltà, si rivoluziona e ricominciamo a contare il tempo da zero. è un girotondo, la storia d’Europa, casca la terra e casca il mondo.

Siamo all’opposto del Sol Levante: noi siamo sulla terra del Sole calante, dove la continuità quieta del tempo orientale è impossibile. Siamo quel posto dove il tempo è percorso da epoche, divisioni e innovazioni. Rivoluzioni, conversioni. Massacri. Siamo il luogo del genocidio. Della cancellazione di intere culture nel flusso del tempo. Persino Dio quando è morto, è venuto a morire da noi, in Europa.

E lo sappiamo, lo sentiamo. È su questa paura atavica per “i Turchi”, questa eterna precarietà del nostro tempo che si fonda la paura dell’Occidente, oggi come ieri, di morire. DI vedere la propria cultura distrutta, come è accaduto ai romani con il cristianesimo. Al medioevo con l’illuminismo. E prima ancora ai galli, agli etruschi, i bruzi, e persino agli Unni, con la dominazione di Roma.

Ma:

  • Proprio questo rende la cultura occidentale ricca e unica: l’Europa essendo un’entità geografica di confine, è da sempre il luogo di passaggio di ogni cambiamento… direi antropologico. Questo ci rende doppiamente doppi (così ci definiamo noi stessi): greco-romani da un lato e giudeo-cristiani dall’altro. Magari siamo stati Russo-americani, almeno per un periodo. E un domani chissà afro-cinesi. Ma ciò che in Europa è successo: la filosofia, la scienza, la laicità, da Aristotele in poi, è un dono che l’umanità non dimenticherà. E anzi, come per i barbari che conquistarono Roma – se è dei barbari che abbiamo paura – questi adotteranno il sistema migliore. Magari facendosi attraversare un nuovo medioevo. Ma appunto, il medioevo ha dimenticato, per poi man mano ricordarsi.
  • Questa subcosciente paura incontrollabile di morire dell’homo occidentalis, coincide esattamente e in modo evidentemente “freudiano”, con la sua voglia di morire. Quante volte i popoli europei si sono suicidati – o ci hanno provato – negli ultimi secoli? E con sempre maggior vigore e convinzione, fino alle due guerre mondiali. (la nozione di “suicidio dell’Europa” in particolare è spesso usata, e lo fu sin da subito, proprio dopo la prima Guerra). Oggi di nuovo, mi pare sia sotto gli occhi di tutti, l’Europa sta correndo verso il suicidio. Come gli italiani e gli europei altrofoni.

E se l’Europa riuscisse a morire, stavolta, si porterebbe appresso io credo anche una buona parte delle sue invenzioni migliori. I Diritti dell’uomo. I diritti in generale, e le idee, stupide quanto si vuole ma così belle. Come la libertà (di parola, di religione, economica, sessuale e chi più ne ha più ne metta). La tolleranza, l’uguaglianza, la fratellanza tra tutti, e l’individualità di ogni.

Roma crolla. Ma Roma è eterna.

Fuor di metafora.

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