“Se viviamo, viviamo per calpestare la testa dei Re”: polemica a Barcellona per uno spazio pubblicitario antimonarchico

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A fine luglio era arrivata la sentenza del Tribunal Superior de Justicia de Catalunya che obbligava il Comune di Sant Cugat del Vallès (paese di oltre 70.000 anime in provincia di Barcellona) a ritirare da una piazza la estelada, simbolo indipendentista catalano, giacché violerebbe la neutralità che dovrebbe caratterizzare un luogo pubblico.

Quindi, sulla scorta di questa sentenza, erano arrivate le prese di posizione del Partido Popular e di Ciudadanos (altra formazione di destra presente nel Parlamento iberico – e in quello catalano), espostisi in maniera speculare (“Difendere la neutralità politica degli spazi pubblici è la migliore garanzia per ricostruire la convivenza rotta dal separatismo nell’ultimo anno”, ha dichiarato Joan García di Ciudadanos).

Di pari passo alla polemica legata ai simboli indipendentisti, si è andata frattanto ravvivando la polemica antimonarchica.

Lo scorso 17 agosto, in occasione della commemorazione delle vittime dell’attentato terroristico di matrice islamica che ha colpito Barcellona e Cambrils un anno fa ed ha visto la morte di 16 persone, alcuni striscioni antimonarchici sono apparsi in alcuni edifici nel centro del capoluogo catalano: tra il ricordo dei presos incarcerati per la lotta indipendentista e lo j’accuse per gli affari legati alla vendita delle armi all’Arabia Saudita, lo striscione più emblematico rimane comunque “The spanish king is not welcome in the catalan countries”.

Quest’oggi, quindi, è apparso all’interno di uno spazio pubblicitario in una via di Barcellona una locandina che racchiude entrambe le polemiche: vediamo infatti un laccio giallo (simbolo indipendentista) appeso al contrario a mo’ di cappio sormontare una scritta “Se viviamo, viviamo per calpestare la testa dei Re”. Una frase tratta dal classico della letteratura inglese ‘Enrico IV’ che lo stesso cartellone attribuisce a W. Shakespeare (che è anche la firma del manifesto), ma che in questo momento storico assume ben più minaccioso significato.

Il manifesto è quindi stato rapidamento rimosso (lo spazio pubblicitario è proprietà del Comune di Barcelona ma è gestito da un’impresa privata che ha così spiegato: “A volte c’è gente che mette messaggi che non fanno parte di nessuna campagna”) ma in terra catalana la polemica non pare destinata a placarsi.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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