Anche gli uomini subiscono violenza di genere – La violenza non ha sesso

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La notizia che Asia Argento avrebbe costretto un giovane minorenne ad avere un rapporto sessuale – che sia vero o no – ha portato alla luce un problema di genere piuttosto nuovo, ma che è già sotto gli occhi di tutti.

Il femminismo, come corrente di pensiero e come idea politica, ha moltissimi meriti, in svariati ambiti. Non staremo ad elencarli tutti. Il diritto ad avere stipendi uguali, il diritto ad avere gli stessi diritti politici, ad una giustizia che non discrimini in base al sesso. Nell’ambito della rivoluzione sessuale del 68, è grazie al femminismo che le donne hanno potuto esprimere la loro sessualità – dire: “anche a noi piace fare sesso!” – e allo stesso tempo sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza sessuale.

Sarebbe riduttivo però ridurre il femminismo a una lotta ideologica per la sola liberazione del genere femminile dalle grinfie del maschio. Oggi, che nella società occidentale il movimento femminista ha praticamente vinto in ogni campo, è persino sbagliato ricondurlo a una sola metà del cielo.

Nonostante alcune derive visibilmente erronee, infatti, il femminismo contemporaneo, che si concentra per lo più su battaglie che possiamo facilmente definire secondarie (come la sessualizzazione dei colori, o dei libri per bambine vs per bambini eccetera) di fatto sta entrando nella sfera di competenza della sessualità maschile.

È il femminismo che ci insegna che anche gli uomini possono piangere, detto banalmente. È il femminismo a farci riflettere sul fatto che anche gli uomini hanno una sessualità che è legata alla sfera emotiva, e non è una semplice funzione meccanica. È sempre il femminismo a farci capire che l’idea di maschio macho, cacciatore e spargitore di seme è una gabbia sociale in cui il patriarcato rinchiude non solo le donne – sottomesse mamme e casalinghe – ma anche i maschi, animali da monta.

Ed è questa l’ultima vera frontiera del femminismo. Abbiamo dedicato a questo tema un intero numero della nostra rivista, scaricabile gratuitamente qui (numero di Novembre 2017: Pesci senza bicicletta).

Il lungo editoriale di quel numero ripercorreva ogni singola differenza “sociale” tra maschi e femmine, dal lavoro al sesso, per suggerire l’idea che la questione di genere, oggi, riguarda il maschio. Si tratta oggi allo stesso tempo di liberare il maschio dal pensiero patriarcale da cui la donna si è già liberata, e (quindi) sensibilizzare la società sul fatto che anche i maschi possono essere vittime di violenza di genere – cioè da parte delle donne. Violenza psicologica, soprattutto, vista la differenza comportamentale tra i sessi, ma anche fisica, e anche sessuale.

Il recente fatto di cronaca che ha visto Asia Argento passare da vittima di Weinstein e esponente del movimento #metoo, a violentatrice di un minorenne, ha fatto saltare fuori l’esistenza di un serio problema in modo lampante.

William Pezzullo, nella notte tra il 19 e il 20 settembre 2012 è stato sfregiato con l’acido dalla ex fidanzata. La notizia ebbe pochissima risonanza.

Asia Argento avrebbe forzato Jimmy Bennett, all’epoca 17enne, ad avere un rapporto sessuale. È quanto sostiene il New York Times, che cita una serie di documenti. I fatti risalgono a cinque anni fa e la vittima porta il nome di Jimmy Bennett, attore e musicista, che con Asia aveva girato un film nel 2004, da bimbo, in “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa”. Jimmy, oggi ventiduenne, avrebbe comunicato la sua intenzione di far causa all’attrice un mese proprio dopo le accuse di quest’ultima ad Harvey Weinstein in seguito alle quali era diventata tra le paladine del #metoo.

Non ci interessa in questa sede sapere se l’accusa sia fondata o meno, questo sarà la magistratura a deciderlo e verificarlo – intanto Argento ha rigettato ogni tipo di rapporto sessuale col giovane, pur avendo pagato fior di quattrini per evitare di essere portata davanti a un tribunale. (sia detto tra parentesi: a parti inverse, il patteggiamento sarebbe stato preso come un’ammissione di colpevolezza dalla giustizia sommaria di Facebook).

LEGGI ANCHE: La questione di genere, oggi, riguarda il maschio

Quel che ci interessa qui è riflettere sulla reazione della persona media, uomo o donna che sia. I commenti sui Social sono stati di un tenore incredibilmente basso. “magari fosse successo a me”, dicono in molti, riproponendo l’idea del maschio allupato, sempre pronto all’erezione, che proprio il femminismo ci insegna a guardare in modo critico.

Molte donne scrivono: come si può violentare un uomo? C’è un problema meccanico. Ma queste signore ignorano che l’erezione non è provocata esclusivamente dall’eccitazione sessuale, e dimostrano di concepire la sessualità maschile come qualcosa di meccanico, e quindi gli uomini come un essere a metà tra lo scimmione e il robot. Insomma, ripropongono ancora una volta lo schema che il femminismo dovrebbe aiutarci a superare.

E ancora, c’è chi sospetta il complotto: strano che il giovane decida di denunciare con tanto ritardo, e proprio dopo che Argento è diventata paladina del movimento #metoo. Questa, probabilmente, è la reazione più evidente del doppiopesismo: la stessa IDENTICA accusa è stata fatta alle esponenti del metoo, ma la reazione è stata tutt’altro che leggera. Coloro che l’hanno pubblicata all’epoca furono accusati – e non a torto – di misoginia, maschilismo. La paura, la vergogna e tutta quella nube confusa di emozioni che una violenza provoca è largamente sufficiente a spiegare perché ci è voluto tanto a trovare il coraggio della denuncia.

E se le giovani attrici vittime di Weinstein sono state criticate perché “in fondo potevano dire di no”, ci sono state per avere un tornaconto – o meglio hanno ceduto a un ricatto – il giovane della Argento subisce un’ingiustizia ancora peggiore. Non solo “in fondo ci è stato; d’altronde ha avuto un’erezione”, ma in più “beato lui”. Asia Argento è certamente una bella donna, no?

Si potrebbe dire lo stesso di una ragazza di 17 anni costretta a fare sesso con Brad Pitt? È certamente un bell’uomo, no?

Anche gli uomini possono subire violenza. Anche gli uomini subiscono violenza dalle donne – e anzi, secondo alcune stime capita più spesso agli uomini che non alle donne. Ma questi ultimi, complice proprio la società patriarcale tanto invisa al femminismo – sono molto restii a denunciare. E se lo fanno, la società, i social, e persino i centri anti-violenza gli ridono in faccia. È invece ora di accettarlo e di rispettarlo.

Niente di più antifemminista, di più inegualitario, del dipingere le donne come vittime in ogni caso, e gli uomini come aggressori congeniti. Siamo uguali anche in questo: il mondo è pieno di gentaglia.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

Si vedano per esempio: “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile” , in Rivista di Criminologia, Vol. VI – N. 3, 2012 ; John Blosnich, Comparisons of intimate partner violence among partners in same-sex and opposite-sex relationships in the United States, American Journal of Public Health, 2009 ; Violence within the family: the place and role of men, Conference Proceedings, Strasburgo, 6-7 dicembre 2005; Straus, Murray A., Paper presented at conference on Trends in Intimate Violence Intervention, 2006, New York University.

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