Il contemporaneo come ricatto

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Il nostro essere perennemente connessi ai canali d’informazione ci impone di assorbire in tempo reale tutte le narrazioni tragiche del contemporaneo. Il mondo è vasto e l’errore umano è sempre dietro l’angolo: che sia per avidità, ingenuità, stupidità o semplice caso non importa. L’errore c’è e ci sarà sempre: non è nella natura delle cose l’essere perfette.

I canali d’informazione hanno bisogno di occhi e gli occhi si aprono istintivamente, in maniera principale, davanti a due elementi: il bello sessuale e il pauroso. Il primo attrae, il secondo respinge: ma in entrambi i casi ci sarà un momento di stasi, in cui si osserva, per capire cosa sta accadendo: ecco, è in quel momento che l’informazione viene trasmessa, che il passaggio è avvenuto, che lo scambio viene celebrato.

Il bello sessuale è appannaggio della pubblicità e del gossip: del mondo delle illusioni e della leggerezza. Il tragico, sin dai tempi della Grecia Antica, appartiene al mondo della serietà: il buon uomo contemporaneo, giustamente non indifferente al mondo, verrà colpito dal pauroso che lo circonda.

Ma oggi a circondarci c’è uno spazio immenso, il quale ci raggiunge tramite gli schermi che portiamo sempre con noi.

L’esplosione di un camion sull’A14 a Bologna, il 6 Agosto 2018. Fonte: Corriere.it.

L’errore c’è e ci sarà sempre: il 100% di sicurezza neanche l’artificialità del laboratorio riesce a ricrearlo, figuriamoci la grezza realtà che si trova oltre. L’errore c’è: a volte può essere frutto di una colpa, a volte può esserlo di un passo falsoNel primo caso si ha l’intenzione di sbagliare, al fine di raggiungere un vantaggio; nel secondo, al contrario, si sbaglia senza volerlo: allora sopraggiunge un senso di angoscia, di rimorso, che terrorizza e pone l’uomo di fronte alla sua fallibilità.

 

L’errore c’è e purtroppo si vede: è giusto ricercare le cause e delle cause gli agenti. Soprattutto se questi agenti sono umani, cioè essere imputabili secondo la legge. Ma, prima di qualsiasi condanna, bisogna, sempre, valutare le intenzioni: bisogna capire se l’errore è frutto di una colpa o di un passo falso.

In questo mondo iperaccelerato, dove si riesce a essere collegati in tempo reale col mondo, sembra così facile anche ricostruire le cause di un evento: ma quel che ci arriva è sempre una porzione della realtà, un taglio di una telecamera che, inevitabilmente, elimina tutto ciò che non rientra nell’obiettivo. Ma il mondo è complesso e resiste a ogni tentativo di comprensione simultanea: il mondo ha sempre avuto bisogno di studio e ricerca per essere capito. Questi eventi tragici non fanno eccezione.

Eppure, oggi, quel che manca è la pazienza per un’accurata ricerca, tanto da pensare: “ogni tragedia ha un colpevole e quel colpevole è sempre un’identità diabolica che va scacciata e neutralizzata”. E il discorso politico contemporaneo, che sempre più spesso si installa sul religioso, fa coincidere l’essere diabolico con l’avversario (d’altronde, uno dei nomi del diavolo, nella Bibbia, è, per l’appunto, Avversario). Si cela dietro questo ragionamento una sorta di hybris: l’uomo è perfetto, quindi ogni suo errore sarà per forza frutto di una cattiva intenzione. Per tale motivo bisogna cercare il criminale, poiché ogni errore è crimine.

Ma non è così: anche se qualcuno si ostina a credersi perfetto dall’alto di un ingenuo buon senso (il nemico di ogni filosofia, quindi di ogni ragionamento che vuole dirsi profondo), tale perfezione non è umana e bisogna considerare la possibilità che dietro una tragedia ci sia un passo falso.

Di fronte alla morte: il camion che è riuscito a fermarsi poco prima del crollo del Ponte Morandi, a Genova, sull’A10, il 14 Agosto 2018. Fonte: GenovaQuotidiana.

Ricercare le cause è un dovere, ma affinché ci sia ricerca bisogna essere pronti ad accettare tutte le possibilità: altrimenti non è una ricerca, ma il tentativo di imporre il proprio preconcetto sul reale.

Non si può essere più veloci di chi giudica, perché se no a vincere è il pregiudizio e non il giudizio. Bisogna rispettare i tempi, anche se questo mondo sembra farci credere che ogni cosa può essere raggiunta con estrema facilità. “C’è un errore, allora c’è un colpevole, c’è un individuo che volutamente ha agito in maniera erronea” è un entimema pericoloso, perché impedisce di pensare la possibilità di un passo falso, di un errore non voluto. Questo è il tipico atteggiamento di chi non vuole la verità, ma una vendetta, una vittima da sacrificare per mettere a tacere una paura profonda: che si possa morire per una fatalità, senza un senso, poiché non è possibile controllare ogni evento, prevedere ogni diramazione del futuro, bloccare ogni possibile colpevole. Non lasciamoci ricattare da questo falso ragionamento.

 

Gerardo Iandoli

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