Ancora Aquarius: Malta e Italia respingono la nave e anche la Spagna stavolta dice no. Dov’è finito il volto non oscuro dell’Europa?

Condividici

E’ giugno. La nave Aquarius recupera 629 migranti al largo delle coste libiche ma viene respinta da Malta e Italia (con Salvini – feat. Toninelli, Ministro delle Infrastrutture – che decide di chiudere i porti, risolvendo così come per magia il problema dell’immigrazione).

La situazione rimane bloccata finché il leader del PSOE, divenuto da poco Primo Ministro, Pedro Sanchez, decide di risolverla, autorizzando la nave a sbarcare nel porto di Valencia.

Immediate, giungono le lodi dall’Europa progressista (o buonista, direbbe qualcuno in questa era di parole usate un po’ a caso) e dalla massima esponente della delegazione del PSOE al Parlamento Europeo, Iratxe García, che così si espone: “Rifiutando di salvare oltre 600 persone in pericolo di morte, compresi bambini e donne incinta e oltre 120 minori non accompagnati in fuga dalla guerra e dalla fame, si mostra il volto più oscuro dell’Europa, quello del populismo e xenofobia” (non osiamo immaginare come queste parole possano aver fatto male a Salvini e ai suoi).

Passano soli due mesi e la situazione cambia, d’un tratto. Aquarius è di nuovo in mare, alla prima azione di recupero di migranti dalle coste libiche da giugno, ed ha a bordo 141 migranti (tra di essi, 67 minori non accompagnati).

Stavolta però – a detta del Governo spagnolo – la Spagna “non rappresenta il porto più sicuro” per Aquarius giacché non è “il più vicino secondo ciò che è stabilito nel diritto internazionale”.

Dov’è finito il volto non oscuro dell’Europa?

A tenere alto il vessillo dell’accoglienza rimangono solo le amministrazioni comunali di Barcellona e Napoli.

Dal lato catalano, Laia Ortiz, assessore per i Diritti Sociali di Barcellona, ha dichiarato in conferenza stampa: “Barcellona sarà sempre dalla parte della vita”. “Quello di cui stiamo parlando è difendere il diritto alla vita e al rifugio” e stiamo parlando di “persone che fuggono e che hanno bisogno di essere salvate”. Chiedendo poi al governo spagnolo di impegnarsi a pieno nel processo di accoglienza, non solo al momento dell’arrivo (che, stavolta, non pare avverrà) ma anche garantendo diritti ed eventuali permessi di lavoro.

Dal lato partenopeo, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha dichiarato a sua volta: “Noi ribadiamo con forza la nostra disponibilità ad accoglierli, in questa settimana di Ferragosto, proprio quando molti governanti sono in vacanza, noi siamo pronti sempre e sarò in prima fila ad abbracciarli nel porto di Napoli. L’Aquarius si avvicini verso il nostro porto perché, qualora non li facessero sbarcare, saremmo noi stessi ad andarli a prendere in mezzo al mare, come è giusto che sia dinanzi a persone che stanno rischiando di morire perche c’è chi vuole mostrarsi forte coi deboli, solamente per puro calcolo di opportunismo politico”.

Aquarius, per adesso, rimane in mare, mentre il nostro Governo si espone così:

Ignorando come questa chiusura dei porti non elimini il problema, come segnalato da repubblica.it:

“Nove uomini e due ragazzini individuati ieri pomeriggio dalla Aquarius così hanno risposto ai soccorritori.”No grazie, andiamo a Lampedusa”. Da bordo hanno distribuito i salvagente che non avevano, dato acqua e cibo, verificato che non ci fossero emergenze mediche e li hanno lasciati andare. Evidentemente in Tunisia sanno che raggiungere Lampedusa garantisce meglio la possibilità di proseguire il viaggio che non salire a bordo di una Ong”.

Perché evidentemente del teorico business delle Ong ai migranti ben poco importa (in tal senso, ricordo l’archiviazione da parte della Procura di Catania dell’indagine sul ruolo delle Ong nel Mediterraneo, accusate di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina).

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

About erredivi 97 Articles
Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*