Argentina, il Senato boccia la legalizzazione dell’aborto: il 2018 non sarà l’anno della svolta

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Nonostante l’appoggio di migliaia di donne in giro per il mondo (nella giornata di ieri sono scese in piazza, vestite di verde, nelle piazze di Berlino, Roma, Dublino, Melbourne, Rio De Janeiro e tante altre città), nonostante il precedente favorevole in Irlanda, in Argentina l’aborto contunierà ad essere illegale.

(Di seguito, alcune immagini da diverse piazze in giro per il globo)

Dopo aver superato il voto della Camera e dopo un lunghissimo dibattito (durato oltre 12 ore: quasi poco se si considera che alla Camera il dibattito era durato oltre 20 ore), il Senato argentino si è espresso contro la legalizzazione dell’aborto con 38 voto contrari (31 sono stati i voti a favore, 2 le astensioni): le donne argentine continueranno a doversi sottoporre ad aborti clandestini nell’eventualità in cui decidano di interrompere la gravidanza (a causa delle conseguenze di questi aborti clandestini, ogni anno nel paese ci sono tra le 47mila e le 52mila ospedalizzazioni).

Il 2018 non sarà quindi l’anno dell’auspicata svolta (auspicata da una consistente parte degli argentini; bisogna comunque sottolineare come ci fosse anche una piazza “blu” antiabortista, sia pur meno gremita) per modificare la legge attuale, in vigore dal 1921 e che consente l’aborto solo nel caso la donna sia stata violentata o qualora la gravidanza metta a rischio la sua vita (alcune organizzazioni denunciano però il fatto che una gran parte dei medici argentini si rifiuta di praticarlo).

Bisognerà attendere quindi il 2019 (quando, frattanto, gli argentini torneranno alle urne per le elezioni presidenziali): secondo la legge del paese sudamericano, infatti, non è possibile riproporre un disegno di legge una volta che viene bocciato dal Senato.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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