Daisy Osakue: l’aggressione non era razzista, ma lo sono le bufale create negli ultimi giorni

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Lesioni senza l’aggravante razziale. È questo il reato ipotizzato dalla Procura di Torino, al momento contro ignoti, nell’ambito dell’inchiesta sull’aggressione a Daisy Osakue, l’atleta italiana ma di origini nigeriane ferita ad un occhio da un uovo lanciato da un auto in corsa a Moncalieri nella notte tra domenica e lunedì.

Questa la notizia riportata da La Stampa.

I carabinieri della Compagnia di Moncalieri hanno identificato gli autori dell’aggressione. Si tratta di tre ragazzi italiani abitanti a Vinovo, La Loggia e Moncalieri, che hanno utilizzato una Fiat Doblò, intestata al padre di uno di essi. Le indagini di intesa con la Procura della Repubblica di Torino sono partite immediatamente dopo le prime dichiarazioni della ragazza. I militari si sono posti sulle tracce del veicolo che, è emerso dai primi accertamenti, era stato segnalato precedentemente da una cittadina moncalierese la quale, qualche giorno prima, in strada Genova di Moncalieri, era stata vittima di un analogo lancio di uova, senza conseguenze. Nel corso dell’indagine, sono state acquisite ulteriori testimonianze di persone che, nei giorni passati, erano state oggetto di lancio di uova. Dall’analisi delle immagini è emersa, nei giorni e negli orari compatibili con gli “attacchi” denunciati, la presenza di un veicolo Fiat Doblò nei luoghi indicati dai testimoni pertanto, ricostruendo il percorso dell’auto attraverso le immagini visionate, grazie ad alcuni “frame” è stato possibile individuare il numero di targa.

Questa mattina, i carabinieri si sono recati a Vinovo, presso il luogo dove abita l’intestatario dell’automezzo regolarmente parcheggiato sotto casa e che riportava evidenti striature di residui di uova sulla fiancata destra. Il proprietario è stato accompagnato in caserma dove ha chiarito che l’autovettura veniva sovente utilizzata, soprattutto negli orari serali/notturni, dal figlio 19enne. Quest’ultimo, alla presenza del difensore di fiducia, ha fornito ampie e circostanziate ammissioni circa i lanci di uova, in tutto almeno 7 in un paio di mesi, nonchè i nomi di due ragazzi coetanei che erano con lui i quali, convocati anch’essi in caserma, hanno reso piena ammissione delle proprie responsabilità alla presenza dei propri difensori. La motivazione del gesto sarebbe riconducibile a mera goliardia. I tre sono stati denunciati per lesioni e omissione di soccorso.

Bisogna dunque riconoscere che la polemica degli ultimi giorni ha fatto un grande, enorme favore a Salvini e ai razzisti. Perché, comunque, il fatto non elimina l’evidente razzismo dilagante. Anzi: non una, ben tre bufale che giravano proprio in questi giorni in rete lo dimostrano.

La prima: Quando ancora si credeva che fosse un attentato razzista, c’è chi ha pensato bene di invertire la foto e “denunciare” la baracconata: a volte porta la benda sull’occhio destro, a volte sul sinistro. Roba comunque fatta da bufalari non professionisti: basta guardare le scritte sullo sfondo per accorgersi che la foto è stata rivoltata. Rispondevano alle accuse di razzismo dicendo che sarebbe stata tutta una montatura della “sinistra”. Ovviamente no: l’aggressione c’è stata eccome.

La seconda bufala, formalmente più raffinata, è anche quella che in maniera più evidente fa vedere come la matrice sia comunque razzista. La notizia sarebbe stata: non fu razzismo, perché gli aggressori erano anche loro negri. Falso inventato, a quanto sembra dalla nostra ricerca, dalla pagina Facebook “voto e tutti a casa”. Ma con questa castroneria cosa si cerca di dimostrare? Ovviamente che se c’è un’aggressione, questa è fatta da “loro”. Non certo da noi. Si tenta di spostare il problema sulla presunta ondata di criminalità dei migranti.

Altra bufala ancora: il padre di Daisy era lo stesso che anni fa fu arrestato per sfruttamento della prostituzione. Ad personam: è stata aggredita, certo, ma guarda che brutta persona è suo padre, da che famiglia viene. Questa, di fake-news, pare sia stata messa in giro dal sito mag24, che ha l’ipocrisia di fare un titolo in forma di domanda… non era dovere del giornalista verificare le notizie?

Per cui, Salvini ringrazia i sinistri dei social che gli hanno fatto questo favore di creare la psicosi aggrssione razzista – ipotesi dichiarata come certa dalla stessa vittima in pieno shock.

Comunque questo non ha impedito ai razzisti di evitare di dimostrare tutto il loro odio (e paura) per la razza inferiore, arrivando a inventarsi storie con lo scopo preciso di spostare l’attenzione dagli aggressori all’aggredita, e facendolo in modo esplicitamente razzista.

Un’aggressione razzista, dunque, in effetti c’è stata. Non quella del lancio dell’uovo, ma quella del lancio di merda fatta sui Social.

Complimenti a tutti.

 

 

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