Fascisti senza D’Annunzio – Marcello Foa non passa la vigilanza

D'Annunzio e Mussolini nel 1925
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Umberto Eco scrisse che “Mussolini non aveva nessuna filosofia: aveva solo una retorica”.

Ed è vero: quel che distingue il fascismo nostrano dal nazismo tedesco o dal comunismo, è il fatto che non si aggancia mai effettivamente a una dottrina, dogma, ideologia. Tanto che risulta difficile davvero incastrarlo a destra o a sinistra: nasce da un pensiero socialista, ma presto fa accordi vantaggiosi con le classi borghesi, con gli industriali, persino con la chiesa. La doppiezza nei confronti dell’Inghilterra e della Germania – come è noto, Mussolini si propose a Churchill come mediatore tra le due potenze – è qualcosa che caratterizza la dittatura all’Italiana. Allo stesso modo, le leggi razziali: non nasce antisemita, il fascismo, e anzi trova tra le famiglie di ricchi ebrei italiani alcuni appoggi economici fondamentali per lanciare il partito. Poi, il tradimento. E lo stesso si può dire degli omicidi politici: Mussolini non diede mai l’ordine esplicito di uccidere Matteotti, e tendeva a mandare al confino piuttosto che far fuori.

Di certo, né Hitler né Stalin avrebbero potuto cedere come Mussolini fece alla “realpolitik”, ovvero all’opportunismo. Specie il nazista: quando la guerra era già persa, gli ultimi sforzi furono impiegati tutti alla soluzione finale. Una follia, ovvero qualcosa che non conosce ragioni.

Ancora: esistono due discorsi esplicitamente opposti, uno pronunciato a Bari (video al min. 3.40 circa) e l’altro a Trieste. Il primo, dichiara l’amicizia con i popoli del nord Africa, ai quali noi italiani siamo da sempre legati da rapporti cordiali: “scambiamoci le merci e le idee!”, disse di fronte alla folla adorante. Pochi anni dopo, a Trieste, la promulgazione delle leggi razziali e la dichiarazione della superiorità della razza italica sul negro e l’ebreo (e lo zingaro, e l’omosessuale eccetera).

Insomma: se cerchiamo di definire l’ideologia del fascismo, ci troviamo di fronte a un vuoto. Il fascismo è un buco con intorno una retorica: una ciambella.

Ma c’è da dire che, checché ne dicano certi estremisti dell’antifascismo, c’è una figura cardine degli anni 20 che non è certo tacciabile di ignoranza (benché, probabilmente, di vuoto): Gabriele D’Annunzio. Anzi: il vate ebbe per molto tempo più potere e più seguaci di Mussolini stesso, il quale gli rubò l’idea delle camicie nere, il nome di “arditi” e ne assorbì il potere politico, di fatto scalzandolo.

Questo significa qualcosa: oltre che alla pancia del paese, grazie a D’Annunzio il fascismo poté parlare anche alla testa. Se Hitler bruciava i libri, Mussolini creò il motto “libro e moschetto”. Guerra quindi, violenza, certo: ma con il libro sottobraccio. Il futurismo, che diviene ben presto movimento artistico ufficiale del ventennio, in fondo, è proprio questo. Il gusto per lo schiaffo, per la violenza, persino l’invito a bruciare i musei… ma il tutto indubbiamente condito da una buona dose di libri.

Poi, il moschetto, come è ovvio, ha ucciso il libro, ma questo è un altro discorso. Interessa indicare il fatto che il fascismo mussoliniano non nasce come un movimento anticulturale, contro la tradizione, come lo furono il nazismo e il comunismo. Anzi: invece di ispirarsi a un “uomo nuovo”, invece di voler sconvolgere la storia, rompendo nettamente con essa, il fascismo riprende di peso un’immaginario, un vocabolario e tutto un impianto dai ruderi dell’antica Roma. È un elemento interessante, se visto alla luce del fascismo di oggi.

Perché, se è vero che la storia si ripete, la prima volta come tragedia e la seconda come farsa, stiamo vivendo la farsa. C’è, oggi, un D’Annunzio che possa sorreggere i neofascisti dal congiuntivo sbagliato?

È notizia di oggi, per esempio, che la nomina di Foa a presidente della Rai non è passata in commissione di vigilianza. Sembra una buona notizia: si tratterebbe (a giudicare dai numerosi tweet che sono stati ripescati negli ultimi giorni) che Foa sia un rappresentante di quell’Italia che, tra sovranismo confuso e razzismo deciso, è con l’attuale governo.

Sono saltati fuori anche alcuni strafalcioni che, in effetti, potrebbero benissimo essere colpa dell’autocorrettore. Ovviamente il problema della televisione pubblica è sempre lo stesso, in questo paese: l’eccessiva mescolanza tra servizio pubblico e potere politico. Chiaramente ogni governo cerca di piazzare i propri uomini nei posti chiave.

Tuttavia il problema dei fascisti odierni sembra più profondo: la carica di Presidente della Rai è necessariamente affidata a persone di specchiata cultura. E diciamolo chiaramente: una persona colta, oggi, non può essere sovranista.

Sto letteralmente suggerendo l’ipotesi che Foa sia ignorante. Quanto basta per non avere il dovuto senso delle istituzioni democratiche e per scrivere di voler fare un servizio pubblico vicino “hai” bisogni.

Niente di più lontano dalla conoscenza linguistica del Vate: se questi sono fascisti, e sembrano proprio esserlo, sono però fascisti… senza D’Annunzio.

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