Diritti LGBT, droghe e repressione: viaggio nella Georgia dei rave, dell’estrema destra e della chiesa ortodossa

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Da un lato i clubbers, dall’altro fascisti e chiesa ortodossa.

Da un lato una richiesta di maggiore libertà e di rispetto per i diritti LGBT, dall’altro il timore che i raver possano portare con sé la corruzione dei costumi locali.

E’ lo scontro che s’è venuto a creare in Georgia, nazione situata tra Russia e Turchia, parte dell’Unione Sovietica fino al 1991.

Il momento di massima tensione in questo scontro s’è venuto a creare a Maggio in seguito ad alcune operazioni di polizia nei principali club della Capitale (Tibilsi): operazioni propagandate come anti-droga che hanno portato a 70 arresti e ad una forte reazione del movimento, riversatosi in piazza.

Oltre 20.000 georgiani – al motto “Libertà ed uguaglianza” – hanno in seguito manifestato dinnanzi al Parlamento georgiano, trasformando la manifestazione in un enorme rave itinerante. Una manifestazione che non è piaciuta ai diversi movimenti d’estrema destra presenti sul territorio: intervistati da un’inviata della BBC (nel documentario che vi proponiamo in coda), hanno smentito finanziamenti da parte del Minsitro degli Esteri russo (uno dei leader ha anzi mostrato il proprio sentimento anti russo – un sentimento molto diffuso in parecchie nazioni al di là di quella che un tempo fu la cortina di ferro – dichiarandosi piuttosto vicino alle posizioni conservatrici di Donald Trump) ed hanno spiegato che il loro timore è che attraverso il movimento rave passi una propaganda LGBT e/o una propaganda a favore del consumo delle droghe.

Lo stesso timore è condiviso dalla potente chiesa ortodossa (l’82% dei georgiani è ortodosso), che è scesa in campo a sua volta, con il proprio Family Day (lo chiamano Family Purity Day, loro).

Ed il governo georgiano cosa fa?

Controlla la società attraverso le politiche di contrasto alla droga, volte alla repressione e alla punizione del consumatore, che può ricevere dai 5 agli 8 anni per una pasticca d’ecstasy, fino all’ergastolo in caso di possesso di droghe per un principio attivo superiore al grammo.

Fattole notare dalla giornalista della BBC che azioni repressive così violente (come quella avvenuta presso il club ‘Bassiani’, uno dei principali della capitale) non sono in linea con i valori dell’UE in cui vorrebbero entrare, la Ministra degli Esteri georgiana ha dichiarato che operazioni del genere si possono vedere anche a Berlino o ad Ibiza. E che tutto il mondo è paese, insomma.

Di seguito, il documentario della televisione pubblica britannica, particolarmente interessante giacché legato ad un tema non molto battuto dai nostri media:

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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