Il giallo mediterraneo come documento storico – le ragioni del successo editoriale (parte V)

"Montalbano" 14ª Serie, foto di Fabrizio Di Giulio
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Il romanzo giallo è quindi stato a lungo, e in buona misura ancora è considerato una branca poco “alta” della letteratura, qualcosa di popolare, che si avvicina alla televisione. Di certo è un prodotto culturale che si è facilmente adattato ad avere una vocazione di massa.

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Questa idea ha un certo fondamento: come abbiamo visto c’è nel giallo, sin dalle origini, un certo grado di spettacolarizzazione che ne fa un genere facilmente trasportabile al cinema e a teatro. E in più, la risoluzione del mistero ha un effetto rassicurante di conferma dello status quo, il che è sempre una ricetta sicura per un successo numeroso. A tutto questo, il Giallo Mediterraneo, proprio nell’epoca della globalizzazione, in cui per reazione si avverte un bisogno di ritorno alle origini e al locale (dalla coltivazione “all’antica” alla riscoperta dei dialetti e degli indipendentismi), condisce il tutto con sapori tipici, panorami caratteristici e figure umane particolari di un luogo. La ricetta per il successo è abbastanza assicurata.

Cosa distingue dunque il romanzo giallo mediterraneo dal giallo anglosassone? Il fatto che non mette in scena un detective dalle qualità deduttive strabilianti, ma un uomo con tutti i suoi difetti, del tutto immerso in una comunità. E non si interessa a casi eccezionali e misteriosi, ma di casi quotidiani, che sono però l’occasione di rappresentare una società, un certo modo di vedere il mondo. Se nel romanzo di tradizione anglosassone si ha l’eroe da solo contro tutti (elemento poi esasperato nei film d’azione americani), nel romanzo mediterraneo si ha un gruppo di persone che tra omertà e piccole ipocrisie tira avanti.

D’altronde, che sia un genere letterario di consumo, lo conferma nei fatti, per esempio, la produttività industriale di romanzi da parte di Camilleri, probabilmente l’autore di genere che ha avuto più successo in assoluto. Ma anche le continue ristampe della trilogia di Izzo e delle avventure di Montalbàn. E la trasposizione in televisione del Commissario Montalbano, e persino operazioni esplicitamente commerciali come le serie Montalbano da giovane….

Tuttavia, recepire il genere giallo come puro intrattenimento appare essere un giudizio limitato. O almeno poco informato: esistono romanzi gialli, e la tradizione non ne conta pochi, che sono opere narrative e letterarie di tutto rispetto. Ma soprattutto, il successo popolare non ne diminuisce l’interesse culturale – forse quello letterario, secondo alcuni – al contrario lo conferma.

Se, come abbiamo visto, il giallo mediterraneo si differenzia dal modello anglosassone, è perché c’è un aspetto in particolare che lo nobilita facendone un documento ben più importante di semplice spettacolino d’avanspettacolo (con tutto il rispetto per l’avanspettacolo che in generale, a chi sappia leggere fra le righe, dice molto su una data società).

Spesso, spessissimo, il giallo mediterraneo ha la capacità di restituire un ritratto verace dello spazio geografico e sociale in cui è immersa l’avventura. Anzi: il “caso” di cui narra, in quanto tale, è espressione di quello stesso spazio geografico e della sua comunità. Sarebbe a dire che gli omicidi di Montalbano o di Fabio Montale o di Pepe Carvalho esprimono nel loro stesso accadere una particolarità geografico-culturale. Come gli arancini.

E spesso, spessissimo, è proprio in virtù di questi elementi, più che del mistero misterioso, che molti leggono questo genere di letteratura. Anzi, si direbbe che siano proprio queste caratteristiche di reportage folkloristico, almeno oggi, a determinare il successo di un giallo. Chi è affascinato dal mistero inspiegabile e dal brivido, leggerà Stephen King, non certo Jean-Claude Izzo. Chi si avvicina al giallo mediterraneo cerca un’esperienza diversa.

Si prenda Montalbano, che addirittura utilizza una lingua particolare, sorta di siciliano semplificato, turistico, per portare il lettore sin dalla prima riga in un certo mondo e in una certa realtà. In un certo modo di dire il mondo. Cosa piace dei libri di Camilleri? Non tanto il mistero, ma tutto quel che vi ruota intorno, compresi gli arancini di Montalbano. O arancine.

Quello di Camilleri è lungi dall’essere un esempio limitato all’Italia. A parte il fatto che la serie televisiva Montalbano è trasmessa sulle televisioni di tutta Europa, Camilleri si ispira esplicitamente a un tipo di romanzo giallo che è stato ribattezzato dai critici “mediterraneo”. Il capostipite della discendenza è il marsigliese Izzo, autore della famosissima Trilogia di Fabio Montale; Camilleri fa parte delle tre corone del genere con lui e con Montalbàn, scrittore spagnolo, o meglio di Barcellona, inventore del personaggio di Pepe Carvalho. Il nome del personaggio di Camilleri è un evidente omaggio al barcellonese.

La prima difficoltà da affrontare nel parlare del romanzo giallo mediterraneo è quella di una definizione chiara. Già dal nome, che è doppio; occorrerebbe allora chiedersi cosa sia un romanzo giallo e cosa sia il Mediterraneo, ritrovandosi così immersi in problemi enormi, sui generi letterari da un lato teorico e  sulla possibilità di uno spazio culturale mediterraneo per un aspetto pseudosociologico. Ma al di là di queste domande, la cosa più interessante è riflettere, appunto, sull’unione tra letterario e culturale che il giallo mediterraneo sembra costituire. E questa unione è dimostrata e suggellata dal suo successo editoriale.

Quindi: gli stessi elementi che ne fanno un successo editoriale e televisivo, sono gli stessi che ne fanno un documento culturale interessante, in senso giornalistico, di descrizione e inchiesta sugli usi e costumi di una data area geografica. Una sorta di commedia umana, senza intenti sociali e in dialetto invece che nella raffinata lingua della capitale.

Non solo: l’esistenza di uno stesso genere – di una stessa struttura narrativa – su tutte le coste del mediterraneo – questo è quello che più ci interessa qui – ci permette di arrivare a sospettare l’esistenza di un’area culturale detta “mediterranea”, e fa quindi del romanzo giallo mediterraneo una forma paradossale. Ci permette cioè di invertire il percorso, come già annunciato: non indicare la cultura mediterranea come esistente, per poi inserirvi questo genere. Ma indicare l’esistenza – innegabile – di questo genere letterario, per considerarlo fenomenologicamente come espressione (artistica, commerciale, fate voi) di un “essere” mediterraneo che dovrà pur esistere, se produce oggetti del genere. Ma questo è l’argomento della prossima parte.

 

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