Gli italiani contro San Francesco

Condividici
Presunto ritratto di San Francesco realizzato da Cimabue nella Basilica di San Francesco di Assisi.

Per i cristiani, la figura di San Francesco d’Assisi è sicuramente una delle più importanti all’interno della storia cristiana in generale e italiana in particolare. Il celebre santo, oltre a essere il patrono d’Italia, è anche colui che ha inaugurato la letteratura in lingua volgare con il suo Cantico della creature.

La storia è nota: un giovane figlio di un mercante abbandona la sua vita agiata per abbracciare un percorso di povertà, vissuto con grande senso del sacrificio, al fine di seguire l’insegnamento di Cristo.

Narrativamente parlando, questo è un tipico rovesciamento: in un preciso punto della storia, da un determinato stato si passa al suo esatto contrario. Tale rovesciamento è coerente con la logica paradossale di Cristo, riassumibile nel suo celebre insegnamento: “Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” (Matteo 20, 16). Francesco, allora, abbandonando la ricchezza terrena e abbracciando la povertà può aspirare a una più alta “ricchezza”, quella spirituale.

Il ricco che si interessa ai poveri è una figura che, nel corso del tempo, è diventata topica: pensando all’oggi, si può indicare Bill Gates come uno dei massimi rappresentanti dei ricchi filantropi. Questo tipo di immagine, però, come aveva già visto Francesco, era già presente in Cristo: il Figlio di Dio, elemento della Sacra Trinità, discende tra gli uomini fino a patire una delle più umilianti e dolorose torture dell’epoca: la crocifissione.

Lettura consigliata: E. Auerbach, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale (2vol.) Clicca qui per acquistare il libro.

Il racconto cristiano, quindi, sembra dare un certo valore a questo tipo di rovesciamento: il mondo alto che si mescola con quello basso. Tale elemento è stato altresì analizzato da Erich Auerbach nel suo Mimesisfino al punto da riconoscere nell’avvento del cristianesimo un momento di grande importanza anche per la letteratura: infatti, il divino che discende sulla terra ha permesso l’apparire di nuove forme stilistiche capaci di unire generi legati al linguaggio aulico con altri legati a quello popolare.

Il cristianesimo, quindi, guarda al mondo in maniera complessa: anziché definire e dividere, mescola e unisce elementi che sono apparentemente distanti, se non proprio in contrasto, tra di loro.

Eppure, sono note le polemiche di questi giorni che accusano esponenti del mondo intellettuale come Roberto Saviano e Gad Lerner, di predicare l’altruismo nei confronti dei migranti dall’alto della loro agiatezza economica. Ma come? Non è proprio auspicabile che i “ricchi” si prendano cura dei più deboli, secondo la visione del mondo cristiana? E non è proprio il cristianesimo a essere difeso da quella parte politica che, però, attacca i vari “comunisti col rolex”?

Che si stia assistendo all’avvento di un nuovo cristianesimo dove al mescolamento si sostituisce la divisione? Un cristianesimo squadrato, fatto di confini, di registri, di schedature, di riconoscimenti precisi e non di rovesciamenti sorprendenti?

Gerardo Iandoli

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*