Caratteristiche generali del romanzo giallo mediterraneo (parte IV)

"Vucciria", Renato Guttuso
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Secondo Ferracuti il giallo mediterraneo rappresenta un terzo tipo di giallo accanto al modello inglese e quello americano; quindi parallelo, fratello e non figlio. Tuttavia, anche se già nel 1852 a Napoli viene pubblicato Il mio cadavere di Francesco Mastriani, è difficile, e poco interessante, considerare il giallo mediterraneo come una forma letteraria a sé, legata a un’area sociale e culturale che sarebbe il Mediterraneo – cosa discutibile e difficile da dimostrare.

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Più interessante è invece fare il percorso inverso, e partire dal fenomeno espressivo per suggerire l’esistenza dell’area culturale da cui proviene. Ciò che dovrebbe piuttosto essere sottolineato insomma, è come questo genere abbia un indiscutibile successo nella produzione editoriale dell’Europa meridionale e dell’Africa del nord, fino alla costa asiatica. E questo, in virtù dei suoi temi, e della sua forma, esplicitamente identitaria – che paradossalmente sembra rendere il giallo mediterraneo un genere “cosmopolita” (anche in senso commerciale: “globalizzato”).

Il giallo mediterraneo sarebbe quindi un genere dello stesso tipo, cioè a cavallo tra potenzialità di interesse letterario e elementi di facile commercializzazione. La differenza fondamentale sta allora più che nella ricetta generale, nella natura di questi stessi elementi: interessante, commerciabile, proprio come il pulp, hard-boiled, poliziesco eccetera, ma per ragioni diverse.

La narrazione del giallo mediterraneo è incastrata più profondamente nella realtà sociale e culturale dell’Europa meridionale. Ad esempio, la violenza spettacolarizzata è di molto ridotta rispetto all’origine americana, mentre un realismo della vita quotidiana, una cultura materiale, del cibo per esempio, è molto più presente. Massimo Carlotto ha definito il giallo mediterraneo come una percezione nata dal

“senso di appartenenza che molti autori hanno sentito verso la propria terra, portandoli quindi a raccontare gli aspetti meno piacevoli. Il giallo mediterraneo inteso come tale è figlio di quel giornalismo d’inchiesta che è stato (almeno in Italia) distrutto da un oggetto incredibilmente efficace: la querela.”

Nel giallo mediterraneo l’investigatore non è una persona bizzarra dalle qualità eccezionali; è solo testimone del mondo. Ha un passato che conosciamo, ha i suoi pregi e i suoi difetti, è perfettamente integrato nella sua città e nella sua realtà socio-politica. Il luogo è insomma l’elemento fondamentale della sua psicologia. L’indagine non si basa su un ragionamento astratto (e comunque non è questo il centro d’interesse), né solo su un’osservazione attenta, ma sulla frequentazione, descrizione presentazione delle persone coinvolte, sull’immersione personale nell’ambiente in cui si è verificato il crimine. L’interesse, di matrice giornalistica, è quello di sapere come vanno le cose da queste parti.

Così, il commissario (non più “detective”), con la sua posizione di osservatore privilegiato in quanto poliziotto, vede gli imbrogli e le falsità propagandate dai media, il rapporto del potere con il crimine, le meschinità della gente ecc. Ma non ne è estraneo: anche lui deve confrontarsi, proprio come gli altri, con una realtà che lo supera e lo influenza. Può sbagliare, può avere pregiudizi, perdere la ragione.

Auguste Dupin ritrova la lettera rubata praticamente senza muoversi dal suo studio, dominando la realtà e la psiche umana con la ragione. Il suo gioco di sostituzione della lettera avrebbe funzionato in qualsiasi altra città e situazione, con qualsiasi antagonista. Fabio Montale, il protagonista dei romanzi marsigliesi di Jean-CLaude Izzo, non potrebbe applicare i suoi metodi – e probabilmente vivrebbe infelice – a Parigi invece che a Marsiglia. Montalbano – non levategli la sua trattoria in riva al mare – ha senso solo in Sicilia. L’espressività realista della lingua (o meglio delle lingue) è un tratto che accomuna il romanzo giallo mediterraneo – che sia scritto a Barcellona o a Tunisi – e pur essendo qualcosa di già presente in alcuni esempi americani della fine del diciannovesimo secolo, è reinterpretato e riutilizzato in un senso che si direbbe tipicamente mediterraneo. Al turpiloquio dei bassifondi, si sostituisce un’accento dialettale che da un lato contribuisce a creare un’atmosfera “locale” e dall’altro identifica immediatamente i personaggi, li tipicizza. La lingua è un ingrediente fondamentale per rappresentare una società conflittuale e diversificata.

«Non si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c’è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane.»

Andrea Camilleri, Tullio de Mauro, La lingua batte dove il dente duole, Laterza, Bari, 2013

La differenza segnata dal giallo mediterraneo e il suo interesse sono dunque in qualche modo post-ideologici. Il suo impegno realistico denuncia chiaramente, descrivendole, le piccolezze della società contemporanea dell’autore, i problemi della società del sud, in cui scaramucce diventano tragedie portate avanti per generazioni, ma senza poter presentare un’alternativa, né volendo farlo. Perché non intende dare risposte ideologiche, “svelare” in senso sartriano una realtà storica da cambiare, ma rappresentare la realtà in quanto tale, cioè incredibilmente complessa. Anche questo tratto, a cavallo tra la fatalità ancestrale della tragedia greca e la cavillosità latina, sarebbe tipicamente mediterraneo.

Spesso la linea che divide i buoni dai cattivi non è molto netta. Manca uno Sherlock Holmes che possa riportare tutto a una spiegazione logica e senza sbavature: talvolta l’essere umano è semplicemente irrazionale, spesso la realtà è semplicemente illogica. La spiegazione rassicurante non è quello che interessa, ma un altro tipo di verità, molto più complessa.

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