Brevissima storia del giallo – il Giallo mediterraneo parte III

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Perché si dice romanzo giallo? questa è un’usanza tutta italiana, dovuta a cause storiche contingenti. Spemplicemente la più famosa collana di romanzi di questo genere, in Italia, aveva la copertina gialla.

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Noi, gli italiani, quando non lo chiamiamo giallo (che è riferimento a una copertina) diciamo romanzo poliziesco, come i francesi che parlano anche di roman policier. I tedeschi invece lo dicono Kriminalroman, che abbreviamo in Krimi. Gli anglosassoni hanno una scelta più varia: parlano di detective fictionmystery (o mystery story), di detective story o detective novel (un termine che si trova anche in tedesco: Detektivroman), di crime o crime story. Le lingue slave usano tutti questi termini: detectivnji roman (in russo), detektivski roman (in sloveno, abbreviato in detektivka), detektivní román (in ceco, abbreviato anche qui in detektivka) ma usano anche kriminal (polacco parlato) e dicono ancora roman tajn (romanzo-mistero, russo) e ancora cernà knihovna (biblioteca nera, nome di una collana), o powiesc sensacjna(storia a sensazione, polacco).

Giuseppe Petronio, Il punto su: Il romanzo poliziesco, Laterza, Bari, 1985

Il giallo è nato, vuole la convenzione critica, nel 1841 con la novella di Edgar Allan Poe I delitti della Rue Morgue, in cui troviamo tutti gli ingredienti che caratterizzano il genere, a partire da Auguste Dupin, prototipo del personaggio del detective, padre di Sherlock Holmes, Poirot ecc.

Il classico romanzo giallo, detto anche “a enigma” o “deduttivo”, rappresenta in una certa misura una rivoluzione letteraria, perché ritrae la trasgressione, il delitto, il male: ma il reato è accettato (dal lettore) e visto come un gioco da risolvere. Date le qualità letterarie di Christie e Doyle, è lecito chiedersi perché il giallo, che ha le sue origini nella letteratura “alta”, sia rapidamente diventato nella sua storia come un genere popolare, non artistico? Possiamo rispondere in due modi. Innanzi tutto, ricordiamo che il giallo è spesso considerato un discendente del gebere Hard-boiled di Dashiell Hammett, che veniva pubblicato in riviste pulp negli anni venti del ‘900. Attento a certi aspetti di realismo e tendenzialmente pessimista, Hammett inventa un genere che ha immediato successo. Tuttavia, praticamente subito gli elementi commerciali dell’hard-boiled (violenza, alcol, sesso) sono sfruttati da molti scrittori di film, fumetti e romanzi, non sempre fedeli all’impegno realistico di Hammett.

In secondo luogo, secondo Ferracuti:

“Il poliziotto è per sua natura esteticamente trasgressivo, ed è condannato dal moralismo per le stesse motivazioni che hanno condannato opere come i fiori del male o la signora Bovary” La cattiva qualità dei romanzi commerciali sarebbe solo un “fenomeno che viene dopo”.

(Gianni Ferracuti, Il “giallo mediterraneo” come modello narrativo, Mediterrànea – Centro di studi interculturali, Università di Trieste, maggio 2013, p. 35-53)

Ovvero: il romanzo del mistero nasce con tutte le potenzialità di un genere di grande interesse letterario, potenzialmente rivoluzionario, ma ha al suo interno una serie di caratteristiche che vengono presto sfruttate per ottenere un successo di pubblico. E come spesso accade – sia per snobismo dell’accademia che per un dato di fatto – qualcosa che ha un grande successo di pubblico risulta essere di qualità “culturale” bassa.

Nel giallo classico, per esempio, la narrazione inizia con il crimine, cioè con la fine della storia; eppure il piacere della lettura non è quello del flash-back, di tornare indietro nel passato e scoprire come si è arrivati lì. Al contrario il piacere è quello di ricostruire, di capire man mano nel racconto, insieme, anzi prima del detective, quanto è accaduto. Il lettore ha quindi un ruolo più attivo: partendo dal patto stipulato con l’autore, che vuole che siano dati sin da subito tutti gli elementi per risolvere il puzzle, è in qualche modo spinto ad indovinare la soluzione in competizione con l’autore stesso e con il protagonista.

Così, alla fine, con lo scioglimento della trama, si ha il ritorno dell’inspiegabile allo spiegabile, (come promesso implicitamente sin dalla prima pagina), il che rende il giallo un genere che utilizza la suspence e l’orrore in maniera “rassicurante”. E qui il suo successo commerciale. La scarsa qualità letteraria sarebbe quindi un tratto essenziale del giallo: genere borghese, si potrebbe dire in termini militanti, che riconferma sempre il ritorno all’ordine delle cose. e conferma lo status quo Un gioco rassicurante, quindi, che niente ha a che fare con, per esempio, I Fiori del male.

Inoltre il delitto, nel giallo tradizionale, può accadere in qualsiasi città, comunità: si pensi al classico omicidio in una stanza chiusa, modello Cluedo. L’avventura più famosa di Dupin, La lettera rubata, ad esempio, si svolge in una Parigi del tutto convenzionale, per quel poco che è descritta. Di fatto il luogo non ha alcun ruolo nella soluzione dell’enigma, che può essere sciolto con la sola ragione. Si veda al contrario il caso dell’ascensore di Lakhous, che riduce al minimo indispensabile la scena del delitto, per dare spazio al “luogo”, Piazza Vittorio a Roma, e l’umanità che la abita.

Questo tipo di romanzo del mistero “classico”, tuttavia, non rappresenta tanto un atto di fiducia nella semplice ragione, nè d’amore per l’essere umano, perché il detective è spesso una persona fuori dall’ordinario. Sherlock Holmes è un drogato, e Doyle, uomo del suo tempo, era più interessato all’irrazionale che al razionale, non aveva vocazioni sociologiche realiste, proprio come Poe. Poirot e Nero Wolfe hanno una serie importante di nevrosi e vizi. La particolarità del detective lo rendono un essere unico, diverso e, almeno per quanto riguarda le capacità logico-deduttive, superiore agli agenti di polizia con cui collaborano.

Inutile dire che la ricetta si trasporta senza sforzo alla televisione. Il detective può essere superiore alla norma per cultura scientifica (si prenda CSI – dove comunque Grissom, il protagonista, ha alcune piccole follie), o per intelligenza, come il tenente Colombo, dove si conosce il colpevole e il modo di uccidere sin dall’inizio, e l’interesse è tutto nel vedere come il tenente scoprirà l’inghippo. Un serie televisiva relativamente recente, Detective Monkriprende questo schema e lo esaspera, facendo del detective in questione un ossessivo-compulsivo praticamente inadatto a vivere in società, ma che proprio attraverso il suo disturbo è in grado di cogliere i più piccoli particolari di una scenda del crimine.

Partendo da queste considerazioni possiamo capire per opposizione le caratteristiche del giallo mediterraneo. Una narrazione più pessimistica, socialmente, ma decisamente meno oscura (meno gotica, più solare, cioè mediterranea). Un solido radicamento nella realtà politica e sociale del luogo in cui si svolge l’azione; un “realismo” che sarebbe, anche questo, tipicamente mediterraneo, in opposizione all’immaginifico gotico della tradizione nordica). Il detective, tenente o commissario, non è affatto un uomo geniale, nevrotico, particolare. è una persona normale che per lavoro si trova a contatto diretto con gli aspetti più complessi, e per questo più veraci, di una società “difficile” (o, se vogliamo, mediterranea). Quindi il delitto non è necessariamente un enigma, non appare come impossibile o soprannaturale. L’attenzione dell’autore, e del lettore, è focalizzata sulla psicologia dei personaggi e sui luoghi particolari e reali.

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