Esiste una cultura mediterranea? (Il Giallo Mediterraneo parte 1)

Condividici

Anni fa ero a un festival dei libri in Francia. Anzi, a Marsiglia. Quel giorno, Amara Lakhous, autore algerino che vive a Roma e che ha deciso di scrivere i suoi romanzi in italiano, presentava il suo ultimo libro: Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio. Si tratta di un giallo. Un giallo mediterraneo, per l’esattezza.

L’intervento fu abbastanza interessante, ne ricordo molti stralci, e alla fine comprai il libro – ho letto pochissimi gialli in vita mia – e lo lessi persino. Non ne rimasi deluso.

Ricordo che durante la conferenza, Lakhous raccontò questo aneddoto: sua madre era venuta dall’Algeria a trovarlo a Roma. Purtroppo però, la signora dimenticò di portare l’olio dal paese, e se ne dolse molto. Il figlio cercò di convincerla che anche in Italia si trova l’olio buono, ma la vecchia non voleva crederci, finché non si andò in campagna, a comprare dell’olio buono, e glielo si fece assaggiare. La cara vecchietta dovette riconoscere che anche l’olio italiano è buono quasi quanto quello algerino.

Non si potrebbe narrare la stessa identica storia, ma con degli italiani europei cattolici al posto degli algerini arabo-mussulmani? C’è qualcosa che ci rende simili a quelli che vivono dall’altra parte, anche loro “mediterranei”, e che ci distingue, per esempio, dai germanici? E guardando le cose su questa scala geografica, l’Italia non sarebbe un paese “doppio”, di frontiera?

Si parlò di giallo mediterraneo. Saltò fuori il nome di Camilleri, e anche di Sciascia, Izzo e di altri, ne parleremo nei prossimi articoli. Ma a proposito di Camilleri, una signora, francese figlia di figli di immigrati italiani, disse di ritrovare, nella lingua di Montalbano, la lingua dei suoi nonni. Il mediatore del dibattito protestò debolmente dicendo che quella lingua non era certo un dialetto siciliano vero e proprio, ma non servì a nulla. E d’altronde, a che sarebbe servito togliere a questa piccola signora l’idea di ritrovare, in un romanzo di Camilleri, qualcosa delle proprie radici? Non è una questione di filologia, dopotutto, ma di restituire un ambiente, dei sapori e degli odori. Una atmosfera, un tipo di comunità. Questo è, in generale quel che caratterizza il tipo di giallo detto “mediterraneo”, genere esistente su tutte le coste di questo mare, e che conta in Italia esempi di grandissimo interesse.

Avevamo già trovato occasione di affrontare una questione che mi sta a cuore, a partire da un minuscolo saggio di filosofia, intitolato “Realismo meridiano“, pubblicato nel profondo sud. In quell’occasione, scrivevo:

E’ interessante indicare un punto di contatto che sembra molto profondo, tra gli emarginati della globalizzazione, nel Sud del mondo, tra le due coste del mediterraneo. Per l’Italia, e per il suo Sud, sarebbe una cosa molto salutare, socialmente e politicamente, quella di riuscire finalmente ad adottare uno sguardo meridiano, a recuperare il proprio realismo mediterraneo.

Cosa intendessi per questo “realismo mediterraneo” lo si può spiegare con il giallo mediterraneo. La categoria, o sottogenere, del giallo mediterraneo non è certo una mia invenzione, ma qualcosa di (ri)conosciuto dalla critica contemporanea, almeno quella che si interessa all’area mediterranea. Ovviamente deriva dal giallo di scuola anglosassone, ma si distingue da questo in maniera tanto marcata da avere un nome proprio. Per capire che cosa è, e perché dovrebbe interessarci tutti, cominciamo una piccola serie di articoli per riflettere brevemente su questo genere.

Cominceremo con una semplice recensione a un romanzo che, relativamente recente, ci dà l’opportunità di descrivere in un colpo solo che tipo di “oggetto” è un romanzo giallo mediterraneo: il libro di Amara Lakhous. In seguito, ci interrogheremo sul fatto che proprio certe caratteristiche che costituiscono l’interesse culturale del giallo mediterraneo, sono le stesse che ne determinano il successo di pubblico. A questo punto ci addentreremo, ma solo superficialmente, in una storia del romanzo giallo in generale, dalle sue origini alla sua deriva mediterranea. Dopodiché il quadro sarà abbastanza completo per tracciare le caratteristiche generali del giallo mediterraneo e indicarne gli esempi più importanti sparsi su tutte le coste del mediterraneo. Infine, potremo avanzare una piccola ipotesi critica, sull’importanza e interesse di questo genere, qui e oggi.

Uno spunto letterario, cioè culturale, per interrogarsi sull’esistenza di una civiltà mediterranea che, molto variegata e bellicosa, sospettosa, esprime comunque una certa unità culturale. E se esiste, quale significato, e quali potenzialità politiche, avrebbe una tale comunità?

I prossimi articoli:

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*