Javier Marías contro Cristiano Ronaldo. Come vivranno alla Juventus gli atteggiamenti di CR7?

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Forse lo ricorderemo come il giocatore più forte della storia del calcio. Sicuramente, lo ricorderemo tra i più forti.

Inoltre, lo ricorderemo per essere divenuto a 33 anni il giocatore più pagato nella storia del nostro calcio (sia in termini di cartellino che di stipendio. Vedremo se, chi e quando ci sarà qualcuno a guadagnare più di 30 milioni di euro netti a stagione).

Se riuscisse a vincere la Champions League con la Juventus, poi, lo ricorderemo artefice di un vero e proprio miracolo (considerando soprattutto che, prima di lui, i bianconeri si sono sempre fermati ad un passo dal traguardo, vincendo solo contro un Ajax a fine ciclo nel 1995/96. Ai rigori).

Nonostante la portata storica delle proprie gesta e del personaggio, a Madrid nessuno pare rimpiangere Cristiano Ronaldo più di tanto.

E lo ha fatto notare lo scrittore e giornalista spagnolo Javier Marías, tifoso di lunga data (è nato a Madrid nel ’51) delle ‘merengues’, in un articolo pubblicato da ‘Vanity Fair’.

Un articolo che evidenzia alcuni dei grossi limiti di CR7.

Dopo aver sottolineato l’indubbia importanza calcistica di un calciatore capace di segnare 450 gol in 438 con i ‘blancos’ (diventando il più grande capocannoniere nella storia del club più titolato al mondo), Marias ha sottolineato:

Il suo è un caso davvero paradossale. Si sarebbe dovuto dedicare a uno sport individuale (tennis, boxe, atletica, Formula 1: ha l’atteggiamento di un Cassius Clay), e tuttavia gli è toccato distinguersi in un gioco collettivo, un impiccio per lui. Ha ambizioni immense, ma solo a titolo individuale. Ovviamente, è felice che la sua squadra vinca, ma solo perché questo gli garantisce un riconoscimento in più sulla maglietta, un titolo in più sul curriculum, un record in più nella sua collezione privata. Sul campo l’abbiamo visto quasi infastidito, quasi triste, tutte le volte che il Real metteva a segno un gol importante, perfino decisivo, e non aveva segnato lui ma un compagno.

Quando invece l’autore della prodezza era lui, l’abbiamo visto atteggiarsi in modo eccessivamente ridicolo e vanitoso, togliendosi la maglietta ed esibendo i muscoli in tensione, ululando come una scimmia, curandosi di schivare il più possibile i compagni di squadra per godersi da solo gli applausi e l’esagerata celebrazione. Non ricordo di averlo mai sentito ringraziare o complimentarsi con un suo compagno, nemmeno con chi gli aveva servito un gol su un piatto d’argento con un passaggio inverosimile e astuto. Cristiano è rimasto al Real per nove stagioni, ma non l’abbiamo mai sentito come un giocatore del Real Madrid, piuttosto del Real Ronaldo. Come se nella sua immaginazione fosse un eccellente tennista o boxeur, che ha però bisogno di altre persone in divisa intorno a sé. La Juventus non si deve certo aspettare che Ronaldo lotti per i suoi colori. Be’, a meno che non sia convinto che la maglia a righe bianconere gli stia particolarmente bene.

Ci fermiamo qui (mentre qui potete leggere per intero l’articolo, come riportato da Dagospia).

E vi proponiamo una serie di video che mettono in luce il carattere fortemente individualista del fuoriclasse portoghese (con un po’ di pazienza, il tubo potrebbe offrirne svariati altri esempi):

Cristiano Ronaldo contro Bale, una compilation delle lamentele del portoghese dinnanzi a presunti errori del gallese (con cui non ha mai avuto un buon rapporto).

Cristiano Ronaldo nel post partita di Real Madrid-Atletico Madrid 0-1 del febbraio del 2016 dichiara: “I miei compagni non sono al mio livello”.

Cristiano Ronaldo non esulta ai gol dei propri compagni nel match contro il Legia, nell’ottobre 2016.

Cristiano Ronaldo contro i tifosi del Real Madrid, colpevoli di fischiarlo (come più volte hanno fatto nel corso degli anni di militanza).

In una squadra (in una società) come quella della Juventus come saranno visti atteggiamenti di tal fatta?

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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