Non puoi forzare la tolleranza: il tentativo di Spotify

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Mille Torbidi Pensieri, rubrica di musicologia a cura di Enrico Schleifer

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Tre settimane fa Spotify aveva annunciato di adattare delle nuove politiche nel proprio strumento per quanto riguarda gli elementi ad alto contenuto di odio. Per combattere il dilagante odio razziale e di gender che c’è in America in questo momento l’azienda aveva dichiarato che avrebbe organizzato un provvedimento per bloccare tutti i contenuti che hanno in qualche modo una rilevanza nella diffusione dell’odio. Questa idea era stata applaudita da molti e condannata da pochissimi in quanto il partito Repubblicano trovava questa politica positiva perché avrebbe limitato alcuni contenuti che da sempre con condanna nelle canzoni (soprattutto Metal, Hard Rock e hip hop), il partito Democratico invece ne vedeva la possibilità di fare una politica più di consapevolezza per quanto riguarda tutti i contenuti che possono, più o meno indirettamente, portare a una discriminazione sociale. Gli unici perplessi erano gli artisti che gridavano alla censura e minacciavano di prendere provvedimenti se alcune loro musiche fossero state tolte dalla piattaforma.

È notizia di due giorni fa che il CEO Daniel Ek è tornato indietro sui suoi passi. “La decisione è stata presa troppo in fretta” si giustifica “e non ci siamo resi conto che Spotify non ha le competenze e le possibilità per fare da giudice in una discriminazione di questo tipo.” Purtroppo il mondo è troppo complesso e sensibile per avere delle linee guida rigide che possono discernere che cosa è e cosa non è un contributo discriminatorio, insomma “ci siamo resi subito conto che avremmo potuto mettere in difficoltà molti artisti andando a incidere negativamente in maniera molto seria sulla loro pelle. E questo non è quello che Spotify vuole essere.”.

In particolare tre artisti hanno incontrato nelle ultime tre settimane la scure di Spotify vedendo cancellate le loro musiche dalle varie playlist: R.Kelly, XXXTentacion e Tay-K.

Questi tre artisti sono tutt’ora assenti su Spotify anche se in realtà gli amministratori hanno detto che torneranno a essere disponibili il prima possibile (ed evitano invece di commentare sui singoli artisti e su quelli che non sono stati inclusi in questa lista).

Quello di cui si sono accorti, essenzialmente, è che il concetto di “offensivo” il concetto di “tema che istiga all’odio” variano sensibilmente a seconda della Cultura e della zona di appartenenza dell’ascoltatore. Qualcosa può essere considerato altamente offensivo e assolutamente normale per due persone senza che uno debba per forza essere razzista e l’altra di mentalità aperta ma semplicemente perché le esperienze culturali dei due individui fanno accettare le differenze in maniera (apparentemente) incompatibile. Per certi versi questo è piccolo grave errore di Spotify ci permette di parlare di una cosa insita nella natura umana ed è il con il cosiddetto concetto di empatia, un’idea che sicuramente aiuta noi, come tutti gli altri mammiferi, a creare delle comunità e aiutarci nei momenti del bisogno ma che molto spesso viene iper interpretata facendoci saltare a conclusioni poco intelligenti. I programmatori di Spotify, programmando questo filtro dell’odio in base alle loro personali idee di cosa è e non è offensivo, hanno lasciato, come si può immaginare . ampi margini di dubbio di chi poi si è trovato determinate canzoni assenti e altre presenti al proprio ascolto.

Come dite? Il problema è che la scelta è stata monopolio di pochi?

[…]

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU L’OPINABILE n. 2 – “Il Poema della Terra” (Estate 2018)

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

https://variety.com/2018/digital/news/spotify-drops-hate-content-conduct-policy-1202827787/

https://www.bbc.com/news/newsbeat-44341720

https://www.investors.com/news/technology/click/spotify-first-sell-rating/

 

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