Mediaset fa propaganda razzista – Lo studio dell’Insitute of Labor Economics

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Ritieni che i migranti siano una minaccia? che siano violenti, ladri, disonesti brutti sporchi e cattivi? Forse stai guardando troppo i canali Mediaset. Lo dimostra uno studio.

Può la televisione cambiare la nostra percezione della realtà? Ovviamente si, non è un mistero per nessuno, specie dopo le feroci propagande inaugurate dalle dittature del ventesimo secolo, che per prime capirono l’immenso potere dei mezzi di diffusione di massa.

Sembra ancora molto difficile da capire per molti italiani, ma è persino banale ricordare quanto il potere mediatico di Berlusconi non solo ponesse un grave problema di opportunità democratica, ma è anche certo che senza i suoi canali, non avrebbe “regnato” per 20 anni praticamente ininterrotti (anche quando al governo c’erano altri).

E oggi? Oggi il tema principale è la crisi dei migranti, che ci rubano il lavoro, le donne, minacciano la nostra identità culturale e religiosa e in più sono decisamente negri. Si tratta di propaganda? Secondo l’Osservatorio di Pavia, i canali mediaset danno maggiore spazio a crimini commessi da migranti piuttosto che da altri. Risultato: moltissimi italiani credono che tutta la criminalità in Italia sia opera dell’uomo nero. Inutile ricordargli che gli omicidi, stupri e ruberie sono commessi per la stragrande maggioranza da italiani – e non perché noi siamo persone peggiori, ma perché siamo di più, è un fatto statistico e logico evidente. Inoltre noi siamo organizzatissimi tra mafia camorra e ‘ndrangheta. Tanto organizzati che è grazie a questa criminalità, che controlla il mercato delle armi, delle persone e della droga, il motivo principale per cui l’Italia è il solo paese a non aver subito attacchi terroristici. Nonostante da noi ci sia il Papa: a riprova di quanto questa guerra abbia ben poco a che fare con la religione.

Ebbene, eccoci qui: secondo lo studio pubblicato da Nicola Mastrorocco e Luigi Minale per IZA (Institute of Labor Economics) 2018) una diminuzione dell’esposizione ai canali Mediaset riduce significativamente la preoccupazione per l’immigrazione e le percezioni erronee sull’incidenza e la condotta degli immigrati. 

Ecco la sintesi dello studio:

“Nelle democrazie gli elettori si affidano ai mezzi di informazione per conoscere questioni politicamente importanti. Questo solleva una domanda fondamentale: quanto possono i mezzi di comunicazione influire sulle percezioni pubbliche? Questo studio usa un esperimento naturale – la scansione del segnale della TV digitale in Italia – per misurare l’effetto della persuasione mediatica sulle percezioni degli individui.”

“Ci concentriamo sulla percezione della criminalità e, combinando le visioni specifiche del canale e i dati relativi ai contenuti, mostriamo che la ridotta esposizione a canali caratterizzati da alti livelli di criminalità diminuisce le preoccupazioni individuali sulla criminalità. L’effetto è monitorato su individui dai 50 anni in su, che risultano essere più esposti alla televisione poiché utilizzano meno frequentemente altre fonti di informazioni. Infine, forniamo alcune prove circa l’effetto dell’introduzione del digitale sulle politiche pubbliche strettamente connesse alla percezione del crimine e al comportamento di voto.”

In democracies voters rely on media outlets to learn about politically salient issues. This raises an important question: how strongly can media affect public perceptions? This paper uses a natural experiment – the staggered introduction of the Digital TV signal in Italy – to measure the effect of media persuasion on the perceptions individuals hold. We focus on crime perceptions and, combining channel-specific viewership and content data, we show that the reduced exposure to channels characterized by high levels of crime reporting decreases individual concerns about crime. The effect is driven by individuals aged 50 and over, who turn out to be more exposed to television while using other sources of information less frequently. Finally, we provide some evidence about the effect of the digital introduction on public policies closely related to crime perceptions and on voting behavior.

A questo punto la domanda è semplice – e la risposta, forse, anche: CUI PRODEST? Chi ci guadagna?

LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO (in inglese) cliccando QUI

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