Carlo Vanzina e l’eredità culturale del cinepanettone

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È morto Roma Carlo Vanzina, aveva 67 anni. Regista, sceneggiatore, produttore, con il fratello sceneggiatore Enrico ha raccontato le vacanze degli italiani e con quelle commedie di successo, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ha saputo tratteggiare le trasformazioni del nostro Paese attraverso tanti personaggi talvolta ingenui, talvolta cinici, che hanno fatto la fortuna di molti interpreti, da Christian De Sica a Massimo Ghini, da Massimo Boldi a Jerry Calà. I funerali saranno celebrati martedì 10 luglio alle 11 a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica. A quanto si apprende, non sarà allestita la camera ardente.

Figlio del grande Steno (nome d’arte per Stefano Vanzina) e di Maria Teresa Nati, nato il 13 marzo 1951, ha avuto come maestro il grande Mario Monicelli. Lo ricorda La Repubblica, a cui Vanzina aveva detto:

“Mio padre mi portò da Monicelli che era un suo grande amico e col quale aveva lavorato tanto all’inizio mi trattò malissimo, non voleva certo che mi sentissi privilegiato in quanto figlio di”. Sul set di film come Brancaleone alle crociateRomanzo popolare Carlo Vanzina apprese molti dei trucchi del mestiere “Monicelli era un burbero, un finto cattivo. Mi ha trattato in maniera infernale, ho pianto tanto ma nonostante questo ho serrato i denti e sono andato avanti finché mi ha fatto suo primo aiuto”. Carlo ha imparato molto da Monicelli, soprattutto nella direzione degli attori, lezioni che ha messo in pratica quando ha debuttato come regista nel 1976 con Luna di miele in tre con Renato Pozzetto e Stefania Casini, scritto dal fratello Enrico, come sempre sarà con la sessantina di film che hanno realizzato insieme.

I Vanzina, pur avendo un buon curriculum cinematografico, sono ormai il simbolo del cinepanettone, ovvero del peggio che la comicità italiana – volgare, superficiale, piccolo-borghese – ha saputo darci. Tanto che era impossibile non diventare oggetto di feroci polemiche e parodie – come la celeberrima “Natale al cesso” di Maccio Capatonda.

Eppure, non si può far altro che ricordare il defunto come di un pezzo fondamentale della storia della cultura italiana dell’ultimo 900. Di fatto, continuatore della commedia all’italiana, che man mano si è ripulita di ogni sfumatura di denuncia sociale e intellettualistica. Proprio i cinepanettoni ne sono un esempio lampante, avendo percorso quasi immancabilmente come degli annali, tutta la storia “televisiva” italiana. La qualità delle battute è andata via via scemando – da “sole, whisky, e sei in pole position” a “…ma che hai scoreggiato?”, così come tutta la scenografia. Ma vi si vede il berlusconismo nascere e crescere, vi si vede una certa mentalità italiana prendere forma. Non solo: il cinepanettone ha creato un linguaggio, un modo di comportamento che ha profondamente influenzato la società italiana. Tanto che si potrebbe srgomentare per giorni cercando di capire se il cinepanetone è un prodotto del berlusconismo o viceversa. E non è finita nel tempo, nè delimitata al linguaggio berlusconiano: proprio di recente Di Maio ha citato Gerry Calà. La comunicazione politica, la lingua italiana stessa, si nutre del cinepanettone.

Il neologismo “cinepanettone”, è comparso stabilmente nei media in lingua italiana sul finire del 1997, (attestato nella Repubblica del 1° dicembre 1997, Roma, p. I (Franco Montini) secondo Treccani). Fu sin da subito usato in senso dispregiativo dai critici cinematografici per indicare quei film natalizi di grande diffusione pubblica e ritenuti al tempo a vocazione principalmente commerciale; in special modo le commedie della coppia BoldiDe Sica, che si caratterizzano per una certa tendenza a ripetersi nella trama e nelle situazioni, per il tipo di comicità a buon mercato, per una greve volgarità nonché, ciononostante, per i grandi incassi nelle sale italiane.

Il primo grande successo dei Vanzina – i padri del Cinepanettone – è Sapore di mare del 1983 che incassò dieci miliardi di lire. Visto il successo al botteghino, ne fecero una formula, e cominciò così una lunga serie di film sulle vacanze . Sulla scia di quello straordinario successo si pensò a una versione invernale, Vacanze di Natale. Il film uscì l’antivigilia di Natale e inaugurò un genere che, con trasformazioni e aggiustamenti, è arrivato fino a oggi, vivendo un vero boom tra la fine del secolo e l’inizio del 2000.

Siamo alle solite: di Carlo Vanzina, che se n'è andato oggi, si continuerà a parlare come del regista dei cinepanettoni,…

Zve?ejnil(a) Enrico Mentana dne Ned?le 8. ?ervenec 2018

Il cinepanettone come vera e propria storiografia della società italiana del secondo 900 inizio 2000. Non avrà grandi meriti estetici né comici, specie a lungo andare: ma ci ha accompagnato per 30 anni, immancabile come il panettone. Un ritratto impietoso, per quanto acritico, di quello che l’italiano medio è. Tra i numerosi riconoscimenti in questo senso, spicca quello di Mentana:

Quando a suo tempo si scriveranno la storia, il costume e i comportamenti degli anni 80 90 e Duemila, molto più probabilmente correranno in soccorso degli studiosi i film di Carlo ed Enrico Vanzina piuttosto che tante altre opere cinematografiche o di narrativa e di saggistica di autori impegnati e supponenti. (Enrico Mentana)

Il cinepanettone, in fondo, proprio nel suo essere puramente descrittivo, caricaturale ma neanche troppo, senza nessuna pretesa di “disvelamento” dei costumi, ma ridere per far ridere, proprio in questo livello appiattito i Vanzina ci hanno restituito quello che l’Italia è devvero. Quello che vuole: il cinepanettone, inspiegabilmente, è una garanzia di botteghino. Ormai una tradizione.

Come Fantozzi – che inizialmente fu preso per una semplice baggianata, un film comico che tende al demenziale – oggi è rivalutato, così si devono rivalutare i cinepanettoni. Almeno alcuni, almeno i primi, come i film di Totò. Questo per quanto riguarda l’interesse cinematografico. Ma il vero interesse è storico. Ecco cosa siamo, o siamo stati fino a ieri.

Abbiamo le prove, anno per anno. Generazione dopo generazione: dai film di Steno a quelli dei Vanzina, da De Sica padre a De Sica figlio. Un cambiamento c’è stato, ed è ben visibile.

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