Helena Janeczek, lo Strega e la logica commerciale: ma i premi letterari hanno ancora tutto il loro senso.

Condividici

La letteratura italiana contemporanea – cioè degli anni 2000 – sta vivendo una fase estremamente ricca e complessa, oggetto di studio profondo e attento. Il romanzo così come lo conosciamo è stato già stravolto dal postmoderno (Eco, Calvino, D’Arrigo), ma oggi quel processo continua, arrivando a mescolare stili di scrittura – saggi, aforismi, diari, scrittura filosofica, racconti, sceneggiature – fino a rendere indistinguibili i generi: storia, horror, thriller, giallo, ecc.

Malgrado l’innegabile ricchezza della letteratura italiana contemporanea, aleggia un sospetto di commercio sui premi letterari – non ultimo lo Strega appena vinto da Helena Janecz per la ragazza con la leica”. In molti lo pensano, e lo dicono: “visti i premiati degli ultimi anni, non c’è molto da fidarsi del premio Strega”. Non è strano: viviamo in un’epoca in cui, come minimo, si può dire che “il marketing assorbe tutto”. Ma concentriamoci su un altro aspetto della cosa. Ora, che il premio segua logiche editoriali, ovvero commerciali, più che artistico-letterarie è pacifico, e a dirla tutta c’è poco di scandaloso. A uno sguardo appena disincantato, il fatto che vi siano circoli di potere economico a monte di un riconoscimento che garantisce vendite e successo, risulta qualcosa di scontato; né è necessario che queste logiche di lobby intralcino effettivamente l’accesso a scrittori/editori più piccoli. In fondo, il punto è chiaro: le grandi case editrici, avendo più mezzi e possibilità, continuano di fatto a pubblicare testi di valore.

Negli anni Duemila, per quanto siano stati premiati palesi casi editoriali come La solitudine dei numeri primi, sono stati premiati anche alcuni tra gli autori più importanti della letteratura italiana, i quali fanno parte già delle antologie della letteratura degli anni Duemila (ebbene sì: la letteratura del Novecento, oggi, appare già vecchia). Tra questi: Tiziano Scarpa, Edoardo Albinati, Nicola Lagioia, per certi versi Niccolò Ammaniti.

Walter Siti ed Helena Janeczek (tedesca naturalizzata italiana), però, spiccano sugli altri: d’altronde, vengono già considerati tra i nomi più importanti del panorama letterario italiano.

Non si tratta di autori “raccomandati” dalle grandi case editrici, o solo fortunati. Si tratta di scrittori che hanno saputo portare qualcosa nel panorama letterario: hanno messo in crisi le strutture romanzesche, spezzato la logica temporale, confuso i generi scrivendo in maniera ambigua e impedendo al lettore di comprendere con certezza quando viene preso in giro e quando no. Fanno credere di star scrivendo un diario quando, invece, mentono senza ritegno.  Riprendono il linguaggio della strada, altre volte inventano un loro linguaggio strano e assurdo, altre ancora mescolano vari registri. Mettono in mostra gli strumenti letterari, operando una mise en abime, o straiamento metaletterario, arrivando a dimostrare una feroce ironia sulla totale artificialità (e artificiosità) di ogni scrittura, letteraria e non.

Helena Janeczek, pubblicata da Guanda (Parma, 2017), fa parte del “circolo” letterario italiano, essendo tra i membri fondatrici di Nazione Indiana. Il suo scritto meritava decisamente il riconoscimento dello Strega, per il suo valore letterario, prima, e culturale, in seguito. E non tanto per il gusto dei benpensanti – è donna, è straniera – ma soprattutto perché il suo libro si inserisce in una corrente di ricerca espressiva che sembra caratterizzare la scrittura contemporanea italiana.

Antonio Marvasi e Gerardo Iandoli

 

Vuoi comprare questo libro? Contribuisci al progetto!

L’Opinabile crede che la cultura debba essere libera. Non ti chiediamo di disattivare AdBlock per accedere ai contenuti del nostro sito, come fanno in molti. Ti avvertiamo però che disattivando il blocco per le pubblicità apparirà qui sotto un link per comprare questo libro. Se vuoi comprarlo a partire da questo link aiuterai L’Opinabile e l’associazione culturale senza nessuna spesa aggiuntiva per te, ma solo il prezzo del libro.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*