La copertina di Rolling Stone contro Salvini e il mancato insegnamento di anni di antiberlusconismo

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Nata nel 1967 a San Francisco come espressione della scena hippie (una delle espressioni della…) ‘Rolling Stone’ è sempre stata una rivista che, oltre a parlare di musica (underground e mainstream, con un occhio particolare al mainstream a partire dagli anni ’00, quando ha dovuto “commercializzarsi” per non morire) ha spesso preso posizioni politiche, dedicando nel corso degli oltre 50 anni di storia copiose copertine a personaggi politici.

Basta fare una ricerca su Google Images: da Bill Clinton ad Obama, passando per Kerry e Bernie Sanders, un po’ tutto il pantheon democratico è stato nel corso del tempo rappresentato sulle copertine della rivista fondata, diretta ed edita da Jann Wenner.

Anche nel nostro Bel Paese (dove il magazine americano ha sempre avuto difficoltà a prendere piede, tra una apertura e una chiusura e una riapertura) alcuni politici hanno fatto capolino sulla copertina del magazine che, però, s’è mostrato bipartisan (anche tripartisan, volendo): dopo aver dedicato una copertina a Grillo nel 2007 (all’alba del primo V-day, quando ancora Grillo non era un guru e il Movimento 5 Stelle ), ‘Rolling Stone’ ha messo in prima pagina Silvio Berlusconi prima (definendolo “rockstar dell’anno”. Effettivamente la biografia berlusconiana è proprio da rockstar) e Matteo Renzi (“The young pop”) poi.

Stavolta, in barba all’essersi mostrato bipartisan in terra tricolore, ‘Rolling Stone’ ha deciso di prendere una posizione “anti”, schierandosi apertamente contro Salvini, dedicandogli una copertina (un perentorio ‘Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice.’ su sfondo arcobaleno) ed un editoriale (che potete leggere per intero qui) di cui vi riportiamo alcuni paragrafi:

Fa male vedere, giorno dopo giorno, un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere. […]

Rolling Stone, sin dalla sua fondazione, 50 anni fa, significa impegno nella vita politica e sociale, lotta al fianco degli ultimi e coraggio nel dire sempre da che parte sta. Caratteristiche vitali e per noi irrinunciabili. Crediamo che oggi in Italia sia fondamentale prendere una posizione chiara, crediamo che volgere lo sguardo dall’altra parte e aspettare che passi la bufera equivalga a essere complici, crediamo, una volta di più, nel soft power della cultura pop, nella sua capacità di unire, condividere, accogliere.

A corredo dell’articolo una lista di “musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv” schieratisi con ‘Rolling Stone’ contro l’attuale Governo: una lista che parte con Daria Bignardi e termina con Zerocalcare e che vede tra i nomi presenti anche quello di Enrico Mentana.

A quanto pare, però, il Direttore del TG di La7 in questa lista non sarebbe voluto apparire

Pur non essendo un fan di Salvini (non mi sento degno di schierarmi a fianco di personaggi del calibro di Rita Pavone ed Orietta Bertitraditrice di Cavriago), non posso non covenire con Mentana, quantomeno su un punto: il rischio di un attacco ad personam contro Salvini è che abbia un effetto controproducente ed anni di antiberlusconismo dovrebbero avercelo dimostrato (Silvio i suoi 20 anni di Governo se li è fatti comunque e la sinistra non è riuscita a proporsi come alternativa credibile, troppo concentrata ad attaccare il nemico piuttosto che elaborare una propria linea alternativa). Un attacco del genere, quindi, ha poco senso: le groupie di Salvini, che poche ahinoi non sono, non verrebbero smosse di un centimetro da una copertina del genere e semplici simpatizzanti potrebbero avvicinarsi maggiormente al segretario della Lega, con questo “dagi all’untore”.

Dal punto di vista prettamente commerciale, invece, è stata con ogni probabilità un’ottima scelta (e, a quanto pare, anche il Direttore conviene sul fatto che di manovra commerciale trattasi): ‘Rolling Stone’ non rappresenta sicuramente un magazine sulla cresta dell’onda in terra tricolore e, con questa ‘copertina’, è riuscito a prendersi la ribalta. E magari due copie in più le ha vendute.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Faccio anche altro per campare, però poi mi dicono che il problema sono i migranti.

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