Il marketing assorbe tutto: dai Sex Pistols alla copertina del Rolling Stones, Ghali e Mentana

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La rivista Rolling Stones si scaglia contro Matteo Salvini con una copertina. Ma, viviamo in questa epoca mercante, ed è lecito chiedersi se si un’idea della direzione – che si occupa degli aspetti editoriali – o piuttosto dell’ufficio marketing. Anzi, in verità, importa poco nel capitalismo odierno: oggi il potere giornalistico/intellettuale deve essere molto prudente se vuole apparire affidabile

CAPITALISMO ASSORBENTE: Uno degli aspetti più orripilanti del capitalismo è la sua capacità di assorbimento e adattamento. Rispetto a qualunque altro regime economico-politico, il capitalismo si mostra scevro da qualsiasi principio ideologico, il che a prima vista pare una garanzia di libertà, ma nei fatti (nella storia) si è rivelata come un’arma potentissima di “normalizzazione” di ogni atto o idea di natura rivoluzionaria.

È una costatazione semplicissima e che vediamo tutti. Un campo in cui questo aspetto è particolarmente evidente è quello musicale. Si pensi alla musica Rock, che si vuole antisistema per definizione. A partire dai vestiti, invece, ogni gruppo di musica rock (compue sottogenere) abbia avuto successo, si è arricchito. Il suo prodotto è stato commercializzato e persino il modo di vestire, di atteggiarsi è diventato moda – fino talvolta ad assurgere allo status di mito. I Pink Floyd cantavano “Money, stay away”. Ma non hanno praticato quel che cantavano. Né avrebbero potuto, sia chiaro. Ancora più flagrante il caso dei Sex Pistols, che della provocazione, dell’essere “contro”, hanno fatto il centro del loro programma di “espressione” artistica. Ancora oggi Johnny Rotten, voce e paroliere del gruppo, non ha il permesso di rientrare in Inghilterra, da cui è stato esiliato per sempre. Tutt’altra cosa, insomma, dei Beatles nominati baronetti e orgoglio della corona.

MUSICA E RIBELLIONE: Ebbene, già all’epoca in cui i Sex Pistols ebbero successo, quell’atteggiamento distruttivo e autodistruttivo, quella maniera azzardata di vestirsi, tingersi i capelli e drogarsi fu ripreso dalle masse dei giovani e divenne rapidamente una moda in tutto il mondo occidentale. Dal procurarsi vestiti mezzi rotti, un po’ per scandalizzare e molto per risparmiare, si è passati a vendere quei vestiti a caro prezzo per giovani borghesi in vena di ribellione. Il tutto normalizzato e reso merce, mercato. Ancora: l’hip-hop e i suoi calzoni tiicamente calati e troppo larghi.

Narra la leggenda che questa “moda” sia nata nei ghetti americani per una pura e semplice ragione di povertà: si indossavano i pantaloni del padre, del fratello maggiore, o comunque di misura sbagliata perché al mercatino dell’usato erano meno cari. Solo dopo, in seguito, è diventata una questione di stile e quindi di moda e quindi di mercato. Ed è forse proprio per questo che gradualmente l’hip hop, musica povera dei poveri per definizione, ha fatto diventare la propria rabbia sociale in un superficiale canto sui soldi le belle macchine e le belle donne che si sogna di avere, o che si ha grazie alla musica.

La trap, l’ultima frontiera di questo genere musicale, si basa su questo. Una sorta di troll che si vanta delle vagonate di soldi che guadagna per dire le sue stupidaggini in rima. Cosciente dell’ingiustizia che questo comporta – rispetto ai lavoratori “veri” – la trap basa la propria ribellione sull’ingaglioffirsi nel sistema del mercato. Si pone cioè – ecco a quale punto di avanzamento è il capitalismo da un punto di vista culturale – come già interno a un sistema indistruttibile e cerca solo di sfruttarlo a proprio favore.

Recentemente su The Vision è uscito un buon articolo: “la trap spiegata ai bianchi” in cui si ripercorre la parabola di Ghali, italo-tunisino che ha un ottimo successo tra i giovani appassionati di trap. Ghali è stato intervistato da Saviano, che ne ha sostanzialmente tessuto le lodi in quanto simbolo dell’integrazione, della musica come voglia di riscatto e tante belle cose. Nota l’autore dell’articolo però, molto giustamente, che questo essere stato adottato dalla sinistra benpensante ha avuto un effetto normalizzatore sui testi del giovane artista. Si sono ripuliti, perdendo quella violenza di immagine e di lingua che veniva dalla “strada”. Gli si è aperta la porta dei salotti buoni romani, il che è praticamente la morte per un artista – specie in questo campo musicale. Dobbiamo aspettarci quindi un Ghali annoiato alla Jep Gambardella de La Grande Bellezza?

RIBELLIONE E MARKETING: Il punto che ci interessa sollevare però è più generico. Se nel mercato musicale la cosa sembra essere particolarmente evidente, il problema ci sembra essere il fatto di vivere in tempi in cui ogni cosa, ogni azione che possa avere una portata politica, sia in realtà creata per e in funzione del mercato. E che anzi, poco importa la “sincerità” di quell’azione: la sua unica conseguenza sarà quella di far girare soldi. La cosa è semplice: si pensi alla pubblicità. È ormai un elemento indiscutibilmente forte della formazione delle nostre menti. Ora, la domanda: una pubblicità scandalosa, che spinge più in là i limiti morali di una società, fa qualcosa di “artistico” o di “politico”, smuovendo l’annoiata borghesia e spingendola a interrogarsi su se stessa? O sta semplicemente mostrando una buona “trovata” in modo da restare incollata nelle menti dei consumatori, in modo che si parli ovunque e molto di quella pubblicità e quindi del prodotto? È dimostrato che simili azioni hanno un ottimo successo commerciale.

E quindi, la presa di posizione contro Salvini del Rolling Stones, notissima rivista di musica, che significato ha? Personalmente chi scrive potrebbe sottoscrivere un appello in cui si dice di NON essere con Salvini. E in fondo quello che fa Rolling Stones non è niente di nuovo: non è certo la prima volta che un gruppo di artisti/intellettuali firmano un appello comune contro le azioni del potere. Succedeva ben prima della televisione. E anzi, secondo gli storici della cultura, è proprio così – col “J’Accuse” scritto da Zola – che nasce la classe intellettuale nell’epoca moderna e contemporanea.

Tuttavia siamo in tempi diversi: non solo abbiamo la televisione, ma anche i social network. Risultato: tutti, ma proprio tutti i mezzi di comunicazione in lingua italiana hanno parlato della rivista. Ed è lecito pensare che questa abbia aumentato un po’ le vendite per questo numero. Poco importa sapere se le intenzioni erano sinceramente politiche e mosse da sentimenti umanitari: oggi, fare una azione così si riduce a essere in primo luogo una azione di marketing. Diversi meme sono nati spontaneamente a partire da questa copertina.

Tra cui uno – che non è una pubblicità vera ma la battuta di un buontempone – che riprende la comunicazione sbarazzina dell’agenzia di pompe funebri Taffo, nota per una campagna pubblicitaria aggressiva e fortemente ironica. “Noi vorremmo essere con Salvini”. E si faccia caso al sottotitolo: se prima era “da adesso chi tace è complice” per il Rolling Stones, ora per lo pseudo-Taffo è “da adesso chi tace non ha un ufficio marketing”.

Colpito e affondato. La sensazione, il retro-pensiero, che tutti abbiamo avuto scoprendo questa copertina è proprio questo: che non sia un’idea della direzione, che cura la direzione simbolica, diciamo etico-politico-editoriale, della rivista. Ma un’idea dell’ufficio marketing. Il che toglie molto al significato della presa di posizione. Toglie tutto.

Quando voglio dire qualcosa, la dico. In prima persona, avendo la fortuna di poterlo fare in tv, e potendolo fare come…

Zve?ejnil(a) Enrico Mentana dne ?tvrtek 5. ?ervenec 2018

IL POTERE: Modifica sostanzialmente il ruolo stesso dell’intellettuale, strano essere che tradizionalmente si esprime su riviste che devono vendere. È la critica che più spesso si fa, per altro, a personaggi come Saviano: il fatto di essersi arricchiti, di “vendere” il proprio ruolo di coscienza intellettuale della società, il che getta un sospetto di disonestà intellettuale. Lo stesso sospetto, identico, che viene quando si tratta con un rivenditore di radio usate al mercatino. Il capitalismo rende tutto mercato, e quindi tutti mercanti. Persino la nostra coscienza e la distinzione politica tra giusto e sbagliato.

Chi ha questo potere (il “quarto” potere) deve quindi mostrarsi molto cauto. In questo, probabilmente, ha avuto ragione Enrico Mentana a non voler firmare l’appello del Rolling Stones. Anche se la sua firma appare, il direttore ha tenuto a precisare che non ha firmato perché crede che il giornalismo debba essere un dibattito di idee e non scagliarsi contro le persone. L’ironia di Taffo sembra dare ragione al fatto che l’attacco sia personale, ma in verità si direbbe che Salvini, la parola e non l’uomo, rappresenti sinteticamente un’insieme di politiche, azioni e idee, ben poco condivisibili eticamente.

Ma Mentana – si legga quanto scrive su Facebook – sembra intendere che, essendo cosciente del proprio potere, ritiene giusto “astenersi” da certe prese di posizione. Come dichiara di astenersi dal voto.

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