Il libidinoso linguaggio della politica nostrana

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Oggi, 5 Luglio 2018, il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha pubblicato, sulla sua pagina personale di Facebook, un tweet di Jerry Calà:

“Tutti in tv si chiedono dove troverà questo governo i soldi per mantenere le promesse elettorali. Basterebbe che il precedente governo gentilmente svelasse dove ha preso tutti quei miliardi per salvare le banche…”

Di Maio, oltre alla condivisione, arricchisce il post con la nota battuta del comico: “libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi”:

L’atto comunicativo è coerente con quanto fatto dal M5S fin dalla sua fondazione: tentare di avvicinarsi alle persone parlando il loro linguaggio. Il tutto seguendo una retorica del superamento della vecchia politica, considerata inutilmente macchinosa e fumosa. Quindi, usare i grandi miti popolari dell’arte più popolare di tutte, cioè il cinema, è un modo efficace per entrare, come si diceva nel vecchio linguaggio televisivo, “nelle case degli italiani”. In realtà, un tale processo comunicativo, lungi dall’essere svilente per l’alto ruolo istituzionale che Di Maio ricopre, è un ottimo tentativo di mostrare il lato umano della politica, fatta di persone che partecipano alla mitologia dell’italiano medio senza falsi moralismi snob.

Il problema, quindi, non sta nell’aver citato Jerry Calà, ma nel messaggio che si vuole trasmettere. Infatti, l’inghippo sta in un uso superficiale della matematica, da come si evince dall’espressione “tutti quei miliardi”. Si lascia presagire che la politica, in maniera magica, possa accedere a un quantitativo di miliardi pressoché illimitato, soltanto attraverso un atto di volontà.

Facciamo un po’ di conti: il celebre “decreto salvabanche” varato dal governo Gentiloni, da come riporta il Fatto Quotidiano, ha impegnato 20 miliardi di euro. Una cifra astronomica, non c’è dubbio, con la quale si potrebbero fare molte cose che, nella percezione comune, risulterebbero molto più urgenti o utili. Lecito è, quindi, criticare tale decreto.

Ma, per quanto 20 miliardi siano una cifra considerevole, non sono sufficienti neanche lontanamente a coprire le manovre che il nuovo governo avrebbe intenzione di mettere in atto. Ad esempio, il Sole 24 ore riporta che, affinché quanto sostenuto nel contratto di governo possa realizzarsi, siano necessari dai 108, 7 ai 125, 7 miliardi. Alla luce di ciò, nella migliore delle ipotesi il governo avrebbe bisogno di una cifra superiore a cinque volte quella usata per il famoso decreto.

Luigi Di MaioParlare di soldi significa parlare di numeri ben precisi: per quanto determinate cifre possano apparire così alte da poter risolvere qualsiasi problema immaginabile, la realtà di un paese grande e industrializzato come l’Italia è assai più complessa, tanto da necessitare di quantità di denaro che hanno bisogno di amministratori che abbiano una conoscenza della gestione dei valori ben più alta di quella che potrebbe avere Jerry Calà. A ognuno il suo mestiere, insomma.

In sostanza, volendo usare il tanto amato linguaggio popolare della nuova politica, è come se un marito dicesse alla moglie di poter trovare i soldi per acquistare una Ferrari prendendoli dal fondo per costruire la piscina interrata. Per quanto entrambi siano oggetti simbolo di ricchezza, per la piscina potrebbero essere sufficienti 30.000 euro, mentre per una Ferrari nuova i prezzi si orientano intorno ai 200.000 euro. Una differenza considerevole.

D’altronde, Bertrand Russell diceva che per agire bene c’è bisogno sia dell’amore che della conoscenza: infatti, senza quest’ultima, molte azioni a fin di bene possono tramutarsi nel contrario, a causa della scarsa conoscenza di quali siano i mezzi necessari per raggiungere il buon fine. E, in politica, oltre all’amore del popolo, c’è bisogno anche di un amore per i numeri.

Gerardo Iandoli

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