“We’ve got the people, they’ve got the money”: Alexandra Ocasio-Cortez vince le Primarie. Una nuova star progressista è servita

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E’ la prossima candidata dei democratici a New York (per i distretti di Queens e Bronx) alle elezioni di medio termine del Congresso, dopo aver superato alle primarie per scegliere il partito Joe Crowley, 56enne veterano del Party (fa politca da oltre 30 anni, quando nel 1986 – all’età di 24 anni – entrò nell’Assemblea di Stato di New York).

E’ Alexandria Ocasio-Cortez, 28enne di origini portoricane, laureata in Economia e Relazioni internazionali, sostenuta apertamente dal ‘socialista’ Bernie Sanders.

E dato che è nata una stella nell’empireo della sinistra (come scrive il ‘Washington Post’, che citeremo a più riprese: “Con la vittoria di Alexandria Ocasio-Cortez alle Primarie nel quattordicesimo distretto congressuale di New York, una nuova stella Democratica è nata. Ocasio-Cortez sta venendo celebrata in lungo e in largo. E perché no? I Democratici necessitano di volti giovani e di un nuovo approccio”), i giornali italiani hanno inizato la rincorsa alla celebrazione più sfacciata / all’analisi più sagace.

‘Left’, in ‘Portoricana e socialista: ‘Chi è Alexandria Ocasio-Cortez, la millenial Usa che ha scosso l’establishment dei dem’ (che potete leggere per intero qui), ha analizzato il perché (e il per come) della vittoria della Ocasio-Cortez

Un’analisi interessante (posso criticare solo l’uso del termine ‘Millenial’, che fa sicuramente molto cool ma che trovo delegittimante), che evidenzia frattanto la polarizzazione dell’elettorato americano (“Questa fase del mid-term, infatti, sta dimostrando come l’elettorato americano si stia polarizzando, facendo registrare vittorie tra i candidati Democratici esponenti del “Sandersism” oppure tra quelli appartenenti all’ala trumpista dei Repubblicani”. Dopo i bui anni di Trump giungerà – per la prima volta – qualcuno davvero di “sinistra” alla Casa Bianca?).

‘Il Sole 24 Ore’ parla di shock per i democratici (‘Alexandria, la ragazza anti Wall Street sciocca i democratici Usa’. Qui il pezzo intero), evidenzia le linee della campagna elettorale della “bella ragazza con poca esperienza” (terribile sottolineare l’aspetto estetico, ma dopo anni di berlusconismo siamo abituati a farlo) che “ha portato avanti un programma da attivista” e sottolinea il momento di sbandamento dei democratici americani (è questo il trend un po’ ovunque, parrebbe): “La vittoria di questa trentenne che alcuni definiscono socialista fa brillare soprattutto l’assenza di una vera guida perché dopo la sconfitta di Hillary Clinton nessuno ha voluto prenderne il posto, anche per non bruciarsi in vista della corsa alla Casa Bianca 2020. Intanto è bruciata la candidatura di Mark Zuckerberg danneggiato dalla scandalo Cambridge Analytica, sembra dissolta l’ipotesi Oprah Winfrey ed è ancora tutta da definire una discesa in campo diHoward Schultz, ex amministratore delegato di Starbucks”.

Anche ‘Il fatto quotidiano’ parla di shock (‘New York, choc per i democratici: la pasionaria socialista Alexandria Ocasio-Cortez batte il favorito Crowley’. Ma cosa c’è di shockante? Quando abbandoneremo il clickbaiting?), ma non aggiunge nulla di particolare a quanto sottolineato in precedenza (qui l’articolo completo).

Noi vi proponiamo di seguito le  parole della stessa Ocasio-Cortez, presentandovi due video significativi legati alla sua campagna.

Il primo, è il video di presentazione ufficiale della candidatura della giovane. Un video di cui il decisamente scettico Washington Post scrive: “Il video della campagna di Ocasio-Cortez è un must-watch. E’ ben prodotto, e lei ne esce credibile e interessante. E non lo è fino alla fine quando cita Medicare per tutti e un lavoro federale garantito”.

Il video è effettivamente un “must-watch”: musica di sottofondo da lacrimuccia alcuni motti di forte impatto, come “We’ve got the people, they’ve got the money”. Una versione progressista dell’uno vale uno pentastellato; un motto riciclabile e ben più evocativo del “Yes, we can” di obamiana memoria (già riciclato in più salse – da quella spagnola a quella italiana).

Nel secondo, Alexandria Ocasio-Cortez parla del proprio vissuto e del proprio collegamento col territorio (uno degli aspetti fondamentali in questa vittoria. Uno di quegli aspetti che una parte della sinistra nostrana ha totalmente dimenticato), di una ragazza cresciuta nel quartiere (“I know my community, I live here and I know that all these narratives, that people talk about non-voters are wrong. I know that it’s not that people don’t vote because they’re uneducated, it’s not that people don’t vote because they’re uninformed, or they don’t understand. People aren’t voting because no one is speaking to them”. Dovremmo ricordarlo anche noi)

Ma torniamo al ‘Washington Post’ (qui potete leggere l’articolo per intero) e avviamoci verso la conclusione:

Sarà interessante vedere se la Ocasio-Cortez diventerà una crociata contro l’establishment del partito o se sarà cooptata e diventerà poco più di una sacerdotessa che concede l’assoluzione ai leader e ai candidati del Partito Democratico e che prendono i soldi delle corporation, vivono nella palude e non hanno adottato il nuovo programma progressista di sinistra.

Anche perché:

lei dice: “Questa gara è tra le persone e il denaro. Noi abbiamo le persone, loro hanno i soldi”. Beh, è facile criticare il denaro e il potere quando non ne hai. Vedremo come reagirà ora che denaro e potere chiamano.

Dall’altro lato dell’Oceano, a noi, come con Zapatero a suo tempo, con Tsipras poi, con Podemos ancor dopo (e sicuramente dimentico diversi altri salvatori della sinistra. Mai uno in Patria), non ci resta che sperare.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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