Aquarius: Salvini ne sarebbe comunque uscito bene con i suoi. Un limite è stato infranto, ed è solo il primo passo.

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Il ministro dell’interno, pur non avendone autorità diretta, ha deciso di bloccare tutti i porti italiani pur di non far attraccare la nave Aquarius, che trasportava 629 rifugiati, di cui 123 i minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte. Malta a sua volta si rifiuta di accoglierli, e i malcapitati vagano senza meta nell’acqua del Mare Nostro. Cominciano a sollevarsi voci scandalizzate, alcuni sindaci – in particolare De Magistris a Napoli – dichiarano disobbedienza e quindi disponibilità ad accogliere i migranti. Alla fine, la Spagna interviene nella persona del presidente Sanchez e invita la nave ad attraccare a Valencia. Conte (non faccio commenti) ringrazia…

Non soffermiamoci sulla mostruosità umana del ministro dell’interno o sul razzismo alle porte, o dentro le stanze, delle istituzioni della Repubblica antifascista italiana. Un buon politico è cinico per definizione; per questo i personaggi peggiori sono sempre i più amati dal popolo. Né soffermiamoci sulla bizzarra incoerenza di chi giura brandendo il vangelo (o è devoto a Padre Pio) e poi non esita a bloccare sull’uscio della propria dimora chi fugge dalla guerra. Guardiamo la cosa solo politicamente. La mossa di Salvini dimostra intelligenza politica? Forse si. Anche se è dura accreditare raffinatezza di pensiero al personaggio, magari dando la colpa alla fortuna, bisogna ammettere che da questa storia del blocco dei porti, Salvini ne esce vincitore. E ne sarebbe uscito vincitore in ogni caso.

La disputa infatti va inserita nel quadro dell’Unione Europea, o meglio dell’antieuropeismo che caratterizza questo governo. E i suoi elettori.

Diciamo che né la Spagna né nessun’altro paese fosse intervenuto. Senza dubbio Salvini, di fronte alla possibilità concreta di lasciar morire pubblicamente queste persone, avrebbe infine ceduto. E avrebbe potuto allora prendersela con l’Europa che ci lascia soli di fronte a questa crisi migratoria. Il che è vero: li avrebbe messi a nudo. Operazione comunque, almeno in parte, riuscita. Poco importa poi che la Germania accolga più del doppio dei rifugiati procapite dell’Italia. Rimane il fatto che la Francia respinge le persone alla frontiera.

Se Salvini non avesse ceduto, comunque, la Acquarius sarebbe attraccata a Napoli o in altri porti “dissidenti”. E Salvini, impassibile, avrebbe potuto prendersela con la sinistra, col loro buonismo e la loro mancanza di senso delle istituzioni persino. Cosa che ha fatto, in effetti, con la Spagna. 

Proprio oggi, in conferenza stampa Salvini ha detto che “il nuovo governo spagnolo ha evidentemente voluto dare un segnale di umanità o di sinistra, scegliete voi il termine”. Riducendo un principio davvero minimo di solidarietà umana, di semplice rispetto per la vita, a una cosa di sinistra. Cioè disprezzabile, per lui e i suoi elettori. Un linguaggio parecchio inquietante.

E che, se si è informati, ha un effetto boomerang. La SPagna sta a sinistra? Guarda caso proprio questo mese la sua economia ha superato il PIL italiano. Non che le cose siano necessariamente connesse; si potrebbe anche notare che il primo paese per accoglienza di rifugiati è proprio quello economicamente più potente, la Germania.

Ma il vero punto su cui Salvini ha vinto, è stato proprio spingere una nazione straniera a intervenire. Li ha messi alle strette, come già detto, e ha dimostrato (nella sua testa) che l’Italia non deve gestire i flussi migratori. In un certo senso ha ottenuto anche una vittoria positiva per il paese. Forse dopo questa sceneggiata l’Europa sarà più propensa a aiutarci con i soccorsi in mare. Forse. Ad ogni modo è questa l’intenzione, di forzare la “solidarietà europea” di cui ha parlato il presidente del consiglio Conte nella sua dichiarazione a proposito di questo episodio.

Una cosa è certa. Un limite è stato spostato con questo episodio. L’asticella sembra avvicinarsi sempre di più al limite di rottura.

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