Bello Figo, Saluta Andonio e i libri trash. Scimmiette ammaestrate contro la crisi del libro?

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Non è dato sapere con esattezza chi sia stato il primo. È un fenomeno relativamente recente, probabilmente contemporaneo alla crisi dell’editoria. Parlo dei libri da comprare per essere buttati, stampati in quattro minuti, e scritti in meno tempo, in cui campeggia la firma non dell’autore – fantasma – ma del personaggio di turno. Ricordo un libro di barzellette sedicenti romane, firmato da Totti. Anche i libri di cucina della Clerici e Benedetta (se non sbaglio) rientrano nella categoria.

Più recente la deriva ancora più trash che questo fenomeno sta prendendo grazie al web. Intendiamoci: su youtube ci sono contenuti di tutti i tipi, anche ottimi dal punto di vista culturale. Ma ci sono anche cose come Bello Figo (del quale sono un fan) e Saluta Andonio. Non c’è niente di male in questi contenuti e simili. Ma poi arriva Andrea Dipré, oppure la casa editrice Rizzoli, con cui Bello Figo ha pubblicato la sua prima fatica letteraria: “swag negro”.

Arriva cioè quello che spera di sfruttare il fenomeno del momento per farci i soldi sopra, proprio come il suonatore di organetto e la sua scimmietta. Forse leggerò Bello Figo, perché sotto sotto sono curioso di sapere cosa ha da dire, e sarebbe interessante vedere il suo discorso tradotto da qualcuno capace di usare la sintassi – il vero autore del libro, intendo. O forse non lo leggerò, in fondo la vita e una e ci sono troppi bei libri là fuori. Quello di Saluta Andonio, al secolo Marco Morrone, invece, se anche ne avessi il tempo, non lo leggerei. Il titolo: “e niente” ha il merito di descrivere perfettamente quanto il giovane “artista” abbia qualcosa da dire. Pubblicato da piemme.

Non ne scrivo per condannare il tempi moderni in cui un semianalfabeta scrive un libro. Né vedo niente di male nel fatto che youtube possa essere un trampolino di lancio per giovani “creativi”. Accanto a questi due esempi magari poco edificanti, se ne possono fare almeno altri due di diverso registro: quello di Svevo Moltrasio, autore della webserie “Ritals”; così come il filosofo del web Rick Du Fer. Entrambi hanno recentemente pubblicato il loro scritto. Entrambi hanno fatto la “gavetta” se così si può dire, su youtube. Appaiono anche un po’, entrambi (specie Svevo) come degli attori di commedia al cinema che hanno lo sghiribizzo di fare il teatro d’arte. Non so quanto riuscendoci.

Mi interessa però soprattutto provare a mettermi nei panni dell’editore. Magari un editore che ha accumulato nella sua storia un discreto prestigio come Rizzoli. L’editore è un imprenditore, e si dice: sto vivendo una crisi di settore implacabile. Gli italiani non leggono più. La soluzione può essere dargli in forma di libro quel che trovano su youtube?

Sembra un discorso fallato. Chi legge cerca un’esperienza diversa dal video su youtube; e di fatto l’esperienza è del tutto diversa. Questo l’editore lo sa, ma lui vuole vendere: la gente comprerà il libro, spera, perché cerca qualcosa di simile all’esperienza che il personaggio in questione gli ha regalato su youtube. Il che è quasi una truffa, e uno spreco di risorse.

Buonaparte di chi comprerà il libro “e niente” lo sfoglierà appena e se ne dimenticherà. Lo butterà. Se ma lo leggesse, lo dimenticherebbe presto io credo. E non si direbbe, alla fine del libro, di aver avuto un’esperienza piacevole, che vuole altri libri di questo scrittore, e magari editore.

Un imprenditore, un venditore, dovrebbe stare attento, oltre che all’immagine che trasmette di se con dei prodotti scadenti, anche alle spese. Probabilmente vale la pena stampare Bello Figo, si vede che le ricerche di mercato indicano che venderà. Ma quanto venderà? Non credo molto.

Mi chiedo se non sarebbe più saggio per un editore magari pubblicare meno ma meglio. In italia si pubblica senza sosta libri che nessuno leggerà. Che finiranno al macero in poco tempo arrivederci e grazie. Produrre produrre produrre. Capisco che un editore sia schiavo del sistema di mercato del proprio tempo e luogo, però. Sarò un romanticone, ma l’editore riveste ai miei occhi anche un ruolo culturale di primo piano – libri, riviste, video e televisione – per la scoperta, valorizzazione e diffusione della cultura.

Oppure, ribaltando il discorso: in un paese di analfabeti funzionali – di gente che vota Salvini – si pubblicano libri di, per, analfabeti funzionali. Se vuoi vendere, vendi quel che vuole la gente. è ovvio. E allora chi sarebbe la scimmietta ammaestrata? Bello Figo che qualcosa l’ha creata, dopotutto, e che è riuscito a farci qualche soldo, oppure noi, che lo guardiamo come un fenomeno da baraccone, lasciandogli monetine? In fondo è lui quello che sta “solo”, diverso dal gregge del suo pubblico. L’editore sta fregando (per così dire) noi, non lui.

Insomma, si rimane un po’ interdetti. Il fenomeno, per quanto non mi sembri grave (per ogni libro di cacca c’è un libro d’oro), mi sembra significativo. Credo che sia sintomo di un problema. Anzi un doppio problema. Gli italiani non sono colti, ma la cultura non viene loro proposta seriamente in televisione. Per esempio, molti paesi europei, Francia e Germania in primis, hanno dei programmi di “formazione continua” degli adulti, con un tot di programmi culturali obbligatori nel “discorso” pubblico. L’Italia si riconosce in Di Maio, e ritiene (letteralmente) che i finanziamenti pubblici all’editoria siano inutili. A che servono i libri se c’è la rete? A che serve il libro di Saluta Andonio? a chi?

Gli italiani non leggono. Ma gli editori come pubblicano?

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