IL DISCORSO DI LILIANA SEGRE AL SENATO: CONTRO LA ‘SPORCIZIA’ RAZZISTA

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Sembra una raffinata mossa politica: al momento della votazione di fiducia in Senato al governo Salvini-Di Maio, la senatrice Liliana Segre ha ritenuto fosse arrivato il momento di fare il suo primo intervento in aula. E lo ha fatto con un discorso che merita tutti gli applausi che ha preso.

La senatrice a vita ha risposto così all’invito che le è arrivato da Alberto Melloni sulla prima pagina di Repubblica ‘Cara Segre difenda lei i bimbi rom‘. Standing ovation con 40 secondi di applausi quando Segre ha ricordato i numeri che porta sul braccio.

Con fare docile, gentile, definendosi “nonna”, sottolineando la sua “totale inesperienza politica”, e ricordando di avere tatuato sul braccio “il numero di Auschwitz”, la vecchia ha voluto lanciare un chiaro messaggio al governo. Ascoltiamo con attenzione.

“Prendo ispirazione da quello che ho imparato: ho conosciuto la condizione di clan-des-ti-na”. Lo dice sillabando. “di richiedente asilo. Ho conosciuto il carcere. Ho conosciuto il lavoro operaio essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio”.

https://www.msn.com/es-xl/noticias/watch/liliana-segre-%C2%ABmi-opporr%C3%B2-con-tutte-le-forze-a-leggi-speciali-sui-rom%C2%BB/vp-AAyg8ME

Il riferimento è evidente, in ogni singola condizione nominata. Clandestino, richiedente asilo, lavoratore-schiavo nei campi (di pomodori). E sembra che si faccia anche riferimento al recente omicidio di Soumalia, sul quale invece Salvini come Di Maio hanno pensato bene di non dire una parola.

Il discorso tutto, da ascoltare, è piuttosto gustoso, perché farcito di sottintesi e sotterfugi molto abili. In una sorta di lapsus, per esempio, Ricorda di essere stata vittima di “leggi razziali, razziste”. “vecchia signora” si definisce, come stupendosi di essere stata nominata senatrice da Mattarella.

Una parola, in particolare, stona molto e quindi spicca nel linguaggio pacifico e nel tono sommesso, quasi timido, del discorso di Liliana Segre: “sporcare”.

Facendosi forte del suo tatuaggio, si dichiara estranea a ogni gioco di potere, appartenenza o obbedienza politica. Obbedirà solo alla sua coscienza: e quindi:

“Mi rifiuto di pensare che la nostra civilità democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti: se accadrà mi opporrò con tutte le forze”.

Sporcata, così ha detto.

E’ un onore contare questa persona nelle istituzioni, è bello sapere che nel momento di insediamento del governo potenzialmente più disastroso della storia del paese, qualcuno abbia alzato la testa per dire che da noi, i razzisti, non li vogliamo.

2 Comments

  1. Come sarebbe meraviglioso se questa traballante e poveraccia Italia potesse accogliere tutti i rom del mondo ed anche tutti gli africani clandestini che ambiscono essere parte integrante della nostra comunità; meraviglioso anche ospitare qualche galeotto tunisino o di altra parte dell’Africa così potremo avere il piacere di redimerlo. Chissà se potrò mai provare questo piacere che diventa godimento in presenza di degrado e sfruttamento.

    • I Rom stanno in Europa da molto prima degli italiani, che iniziano nel 1861. Non si tratta di accogliere, visto che ci sono. Per quanto riguarda gli Africani, sono sicuro che lei non ha nemmeno l’intelligenza di capire che magari uno non è un galeotto perché è nero, o mafioso perché italiano – come si diceva in America quando a emigrare, e solo per motivi economici – eravamo noi. Inoltre, se lei avesse le capacità alfabetiche di leggere l’articolo, si sarebbe reso conto facilmente che il suo commento è del tutto fuori tema, dato che si parla di leggi speciali, ovvero di leggi razziali, o meglio, per citare la Signora, razziste. Ma proprio qui sta il punto, non è vero? Lei, vigliaccamente coperto dalla distanza del computer, non si vergogna a dichiararsi implicitamente d’accordo con leggi che prevedono la reclusione, e magari la pulizia etnica, in base a suddetti requisiti razziali. Dimostrando quindi un’ignoranza storica, politica e persino genetica, e persino religiosa, a dir poco disarmante. Sporcizia.

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