Cile, l’Onda Femminista che vuole ribaltare lo status quo (con l’appoggio del 70% della popolazione)

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A circa dieci anni dall’Onda che portò nelle piazze italiane decine di migliaia di studenti per protestare contro la Riforma Gelmini (una delle tante riforme che hanno massacrato il nostro sistema scolastico / formativo), in Cile i media locali riprendono la metafora per inquadrare le proteste che stanno scuotendo la società del paese sudamericano.

Tutto ha inizio il 17 aprile quando, nel piovoso sud del paese latinoamericano, un collettivo di studentesse decide di occupare la Facoltà di Filosofia e Scienze Umane della Università Austral del Cile, in protesta contro la lenta (quando non inesistente) reazione delle autorità alle denunce di abusi sessuali perpetrati da membri del corpo accademico (la pagina di Wikipedia dedicata a quello che può essere considerato il più grande movimento femminista dagli anni ’60 ci fornisce una completa descrizione delle cause).

Dal 17 aprile in poi, le occupazioni sono andate moltiplicandosi, allargandosi agli studenti medi: anche l’Instituto Nacional, storico liceo di Santiago del Cile a target maschile, viene occupato da un gruppo di studentesse del Liceo Carmela Carvajal. Anche all’interno dell’Instituto Nacional, liceo – fucina della classe dirigente cilena (uno di quei licei dove non avviene alcun bullismo se parli con Serra), si verificano casi di violenza di genere: casus belli, la violenza di uno studente ai danni di una funzionaria, oltre che una stolida parodia social della infame manada di San Fermin (terribile vicenda di cui abbiamo parlato qualche settimana fa).

La Ola Feminista è andata così rapidamente propagandosi, basandosi sull’idem sentire delle donne cilene, desiderose di ribaltare il paradigma patriarcale che – fino ad oggi – ha rappresentato lo status quo.

“Tutte noi ci identifichiamo con le manifestazioni di violenza che si condannano. Tutte viviamo in questa società strutturalmente patriarcale, per questo ci sentiamo chiamate in causa”, ha dichiarato a ‘El Salto’ Lorena Astudillo, portavoce della Rete Cilena contro la Violenza verso le Donne, riconosciuta organizzazione femminista che si batte per i diritti delle donne e che rappresenta una componente fondamentale in questa Ola.

Una Ola che in realtà parte da lontano: già nel 2011, mentre gli studenti cileni scendevano in piazza per protestare contro il sistema educativo locale (profondamente liberista), si iniziava a diffondere il motto “educazione pubblica, laica e non sessista” e adesso, a distanza di 7 anni, le donne hanno deciso di pretendere questo terzo punto (con il sostegno della società in toto: secondo l’istituto CADEM, oltre il 70% dei cileni appoggia le proteste).

Tra gli obbiettivi del movimento, la fine dell’educazione sessista cui cilene e cileni sono sottoposti sin da bambini, attraverso la trasformazione dei contenuti proposti durante le lezioni, l’analisi del ruolo della donna all’interno delle stesse e del linguaggio (sia nel contesto delle lezioni che nel contesto del rapporto tra insegnante ed alunna, troppo spesso fatto di commenti che esulano dal ruolo formativo) e l’eliminazione degli stereotipi che portano a sostenere ci siano attività per maschietti e attività per femminucce.

Al momento, circa venti facoltà sono occupate (è stata occupata, anche se per breve tempo, l’Università Cattolica locale, d’estrazione fortemente conservatrice) e lezioni ed esami sono bloccati.

Ciò ha portato il presidente cileno Sebastián Piñera a presentare una propria agenda di genere. Nulla di particolarmente rivoluzionario, anzi: “E’ terribilmente opportunista, nessuna persona che vuole presentare una agenda di genere parla delle ‘nostre donne’. Inoltre, è fatta dalle stesse persone che negano il diritto all’aborto, ostacolando la legge in vigore in Cile, che consente di interrompere la gravidanza in caso di rischio per la madre, di stupro e di malformazione fetale”, fa notare Lorena Astudillo della succitata Rete Cilena.

Riusciranno le donne cilene ad ottenere davvero questo desiderato ribaltamento di paradigma? Se a migliaia di kilometri – in un paese tradizionalmente conservatore come l’Irlanda – le donne hanno ottenuto la legalizzazione dell’aborto, i tempi sembrano essere maturi.

D’altra parte, come sottolinea la politologa cilena Marcela Rios sulle colonne de ‘El Pais’:

L’indignazione non è circoscritta alle studentesse e alle accademiche del paese. Come la storia ha dimostrato in altre latitudini e tempi, i cicli di protesta di massa possono essere innescati da incidenti piccoli o addirittura abituali, ma a seconda della notorietà pubblica, della capacità organizzativa e della leadership di coloro che resistono, e a seconda delle opportunità politiche che incontrano, finiscono per espandersi. In Cile, le donne affrontano istituzioni appesantite che hanno impiegato troppo tempo per adattarsi ai cambiamenti, modificare la loro composizione e per adeguare le loro norme, procedure e strutture di potere alle aspettative di una maggiore uguaglianza. Per questo le studente hanno toccato un nervo scoperto della società e hanno ricevuto un sostegno trasversale, al di là delle aule, scuotendo le fondamenta dello status quo dell’élite del pensiero. La rivolta femminista segnerà, senza dubbio, un prima e un dopo per i feudi maschili adesso messi in discussione.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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