Ungheria, carcere per chi aiuta i migranti: il Parlamento vaglia la legge anti Soros

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Come c’è sempre qualcuno più a sinistra di te (ed è questa la rovina della sinistra), evidentemente c’è anche qualcuno più a destra di te: nel giorno in cui sorge il Governo del cambiamento con Matteo Salvini vicepremier e Ministro dell’Interno (con il leader della lega che potrà finalmente mettere in pratica i belligeranti propositi con cui ci ha ammorbato durante la campagna elettorale più lunga della Repubblica), il Primo Ministro dell’Ungheria Viktor Orban, leader del partito nazionalista Fidesz, prosegue nella sua battaglia contro – l’ungherese – Soros e i migranti (da Soros portati, secondo Orban e tutta la compagine fascio-complottista europea).

Dopo aver costruito un recinto di filo spinato nel confine sud dell’Ungheria (prima che venisse costruito questo recinto, ricordiamo le belle scene dei migranti in fuga dalla polizia con una solidarissima giornalista pronta a calciarli. Se non le ricordiamo, possiamo rivederle alla fine di questo paragrafo), Orban – che è al terzo mandato e può godere di una ampia maggioranza in Parlamento – ha steso una bozza di legge per punire coloro i quali aiutino: la legge – chiamata ‘Stop Soros Act’ – prevede fino a un anno di carcere per chiunque aiuti (fisicamente o finanziariamente) i richiedenti asilo.

Nonostante un flusso drasticamente diminuito, Orban prosegue la propria guerra anti migranti, sfidando di fatto l’Europa – che aveva stabilito che 160.000 rifugiati (il cui intento, ricordiamo, non è certamente di andare a vivere in Ungheria) sarebbero dovuti essere divisi tra Ungheria, Polonia (la pluricitata Polonia), Repubblica Ceca e Slovacchia: i quattro paesi dell’Europa centro orientale si sono però opposti e Italia e Grecia continuano a sobbarcarsi del problema in solitaria. Cosa farà la solitamente attentissima Europa adesso?

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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