Il veto “forte” di Mattarella, il piano folle di Savona. Chi ci guadagna?

Condividici

Costantino Mortati (Corigliano Calabro, 27 dicembre 1891 – Roma, 25 ottobre 1985) è stato un giurista, costituzionalista e accademico italiano di origine arbëreshë. Fu deputato dell’assemblea costituente.

Autore di molte opere, tra cui: L’ordinamento del governo nel nuovo diritto pubblico italiano (1931); La costituzione in senso materiale (1940); La costituente. La teoria. La storia. Il problema italiano. (1946); Lezioni di diritto costituzionale italiano e comparato (1965); Le forme di governo (1973); Istituzioni di diritto pubblico (1975-76 (I-II), 1991 (I)).

Nel suo Manuale di “Istituzioni di diritto pubblico”, opera capitale degli studi giuridici italiani, più volte ristampato, c’è scritto a chiare lettere:

“Il Presidente della Repubblica non ha alcuna discrezionalità nella scelta dei ministri, formalmente demandata al Presidente del Consiglio”

Questo passaggio, pubblicato su Facebook da Danilo Toninelli (M5S) e ricondiviso quasi 40.000 volte su fb, sembra mettere con le spalle al muro Mattarella.

Cerchiamo di vedere le cose nel modo più oggettivo possibile.

La prima cosa da sottolineare è l’eccezionalità della situazione. Sul piano interno, come sul piano internazionale. L’Europa intera è preoccupata per la situazione italiana, che mina l’economia di tutti e la tenuta politica. In un periodo in cui: Trump e Putin, e la Siria, e i migranti, e la crisi, e la Cina, e il nazionalismo fascista che prende piede ovunque.

L’eccezionalità sta nel fatto che si trovano al potere due forza politiche altrettanto intransigenti, e che si caratterizzano per una devota ignoranza riguardo al funzionamento dell’idea democratica. Tanto che ci sono state difficoltà enormi anche solo per sedersi a un tavolo e prendere accordi.

Ed è eccezionale anche la scelta di Mattarella, che sapeva certamente che ne sarebbe seguito un terremoto. Ma, a mali estremi, estremi rimedi. E non si tiri fuori la volontà popolare: non solo è sbagliato anche solo pensare che i voti presi dai 5stelle rappresentino la volontà chiara e netta del “popolo” (esiste un popolo?) italiano; ma vorrei anche sapere quanti tra questi milioni, sapevano chi era Paolo Savona la settimana scorsa.

E’ vero che ci sono stati precedenti (ne abbiamo parlato qui), ed è vero che l’articolo 92 della Costituzione dà al presidente questo potere. Ma il veto su un Ministro non può in nessun caso essere imposto per motivi politici. E questo aspetto, anche se in maniera confusa e si direbbe quasi inconsapevole, è stato sottolineato dal Dibba: il ministero dell’economia è in quest’epoca decisamente politico. E Savona è stato rifiutato per motivi che si direbbero politici.

Non come Previti, che era in conflitto di interessi in quanto avvocato di Berlusconi. Savona è stato rifiutato perché – inutile nasconderlo – nei suoi libri propone un’idea praticamente folle di uscita dall’euro, anzi di fuga. Chiudere la banche nel weekend, fermare tutto, e il lunedì successivo svegliarsi con tutti i conti convertiti in lire. Senza dire niente a nessuno. Roba da far scoppiare una guerra civile in Italia, e far crollare in poche ore decenni di pace europea dalla tenuta sempre più vacillante. Roba da colpo di Stato, da dittatura stalinista, espropriazione totale.

Poteva Mattarella accettare che un governo al tempo stesso antieuropeista, antimigranti e anti-istituzioni – cioè un governo che vede solo nemici, a Nord e a Sud della nazione, fuori e dentro il paese – e che promette di fare cambiamenti radicali in maniera brusca, avesse un tale estremista al ministero dell’economia? In quanto garante della costituzione, sarebbe stato quantomeno eccessivo. Come mettere Jack lo squartatore alle pari opportunità. è possibile, ma niente affatto necessario, che ci siano state più o meno dirette pressioni da parte di Bruxelles per la scelta di questo ministero.

Non si può negare però che questa motivazione abbia una forte componente politica. D’altra parte, Mattarella non è uscito dai limiti costituzionali. Questo hanno dichiarato i professori di diritto costituzionale della scuola fiorentina di Paolo Barile in una nota sottoscritta da Enzo Cheli, Paolo Caretti, Ugo De Siervo, Stefano Merlini, Roberto Zaccaria, Stefano Grassi, Cristina Grisolia, Elisabetta Catelani, Massimo Carli, Orlando Roselli, Giovanni Tarli Barbieri, Andrea Simoncini, Andrea Cardone, Duccio Traina. 

“Il comportamento del Presidente Mattarella appare del tutto conforme alla lettera della Costituzione e alla prassi. La sua interpretazione di quello che nelle condizioni date rappresenta il superiore interesse nazionale può certo pestarsi a critiche, come del resto avvenuto in un recente passato di fronte a scelte presidenziali determinate da circostanze non meno eccezionali di quelle attuali, ma non sul piano del rispetto della Costituzione”. “Appare pertanto assolutamente inammissibile -concludono i costituzionalisti- che si possa anche solo evocare la messa in stato d’accusa del Presidente, ai sensi dell’articolo 90 Costituzione. Ciò significa confondere i due diversi piani su cui va valutata questa vicenda, con il rischio grave di minare alle radici uno dei presidi fondamentali del nostro sistema costituzionale.”

Infatti, è indubitabile che è colpa dell’inesperienza dei 5stelle, o del genio politico di Salvini, se per la prima volta nella storia della Repubblica, di fronte al veto di un Presidente, il governo non aveva già pronto un altro nome. Proprio perché la nomina del governo è una trattativa tra parlamento e presidente della Repubblica, è norma presentare un ventaglio di nomi per la nomina dei ministri. Il fatto di averne presentato uno solo, e politicamente così connotato, fa parte probabilmente di quell’intransigenza di cui sopra.

Ricapitolando: due fatti che sembrano senza precedenti. Un veto molto netto da parte del Presidente della Repubblica, più di quanto non sia mai accaduto. E una altrettanto netta mancanza di alternative, di elasticità, da parte della coalizione politica che presentava il governo.

Molti vedono in questa mossa un colpo machiavellico di Salvini, che adesso, dicono, vincerà le prossime elezioni a manbassa, e ci troveremo con un bel governo fasciorazzista, nazionalista e… signori è stato un piacere suonare con voi. Probabilmente è vero che da questa situazione, figuraccia nazionale e internazionale, ci perde il Movimento 5 Stelle.

Sarebbe quindi stato più prudente accettare Savona sapendo che il suo piano di fuga non sarebbe stato possibile senza un veroo e proprio colpo di Stato, e quindi impossibile per una coalizione così labile? O forse ce lo meritiamo, di uscire dall’euro.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*