Il quasi-governo: Mattarella, Di Battista e l’articolo 92 della Costituzione

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Mattarella ha rifiutato il ministro dell’economia proposto dal Governo Lega-5stelle.

Il premier incaricato Giuseppe Conte ha rimesso l’incarico al presidente Mattarella, che ha convocato per lunedì mattina Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spending review del governo Renzi. Decisivo il nodo sul nome di Savona. “Ho accettato tutti i ministri tranne quello dell’Economia. Ho chiesto un autorevole esponente politico della maggioranza, ho registrato con rammarico indisponibilità ad ogni altra soluzione”, ha sottolineato il Capo dello Stato. M5s e Fdi ragionano sull’impeachment.

La presidenza, afferma Mattarella, ha “accettato tutti i ministri tranne quello dell?Economia”. Di Maio replica: “Non è democrazia”. Salvini: “Ora al voto”.

Di Battista reagisce  affermando che è inaccettabile il veto del presidente della Repubblica. “Mi dite Savona che cos’ha che non va?”

Solo per mettere i puntini sulle i, ricordiamo che l’articolo 92 della Costituzione – inaccettabile – recita:

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

In funzione di questa norma – inaccettabile – per ricordare solo gli episodi più recenti:
  • Pertini disse no a Cossiga su Darida
  • Scalfaro rifiutò Previti, proposto dal governo Berlusconi
  • Ciampi disse no su Maroni ancora a Berlusconi
  • Napolitano non accettò Gratteri come voleva Renzi.

Fa notare tuttavia DI Battista che il ministro dell’economia è quello “più politico”. Idea tristemente difficile da contestare, solo che mette a nudo un problema cruciale del M5S e della democrazia contemporanea in generale. Se anche il Movimento riconosce, come tutti gli altri partiti, implicitamente o esplicitamente, che l’economia è più politica della politica, va a farsi friggere una larghissima parte, la più interessante, del discorso elettorale del M5S.

Quell’affascinante idea di un mondo in cui autoproduzione, baratto, scambio di beni e servizi – tramite app, rete e tecnologia avvanzata – possa in qualche modo sussistere politicamente, al di là dell’economia. Venire prima al punto da influenzare la produzione cambiando i costumi. Da basso.

D’altra parte, se riconosciamo la centralità politica di questo ministero, dobbiamo anche riconoscere che Mattarella ha fatto un po’ di doppio gioco. Ha messo un uomo di sua fiducia (quantomeno indicato direttamente da lui) nel ruolo chiave di tutto il funzionamento del sistema paese. E benché questo rientri totalmente nelle sue possibilità – e per fortuna direbbe qualcuno – può essere considerato legittimo il sentimento di scontento espresso dai due partiti di quasi-governo.

Tanto più che, se per alcuni l’intervento di Mattarella è visto con sollievo, da altri può essere visto in prospettiva complottista, come l’effetto di una pressione esercitata dall’Europa sul Presidente della Repubblica. Macron, Merkel e Juncker si sono già dichiarati pubblicamente preoccupati per la difficile governabilità italiana.

 

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