Les yeux d’Anna Maria Ferrero

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“Scoprii Anna Maria Ferrero per strada, in via aurora a Roma, mentre camminava al fianco di una signora. Cercavo la ragazzina per il film e vidi questo scricciolo che aveva una tale intensità negli occhi […] Fece un provino meraviglioso, era nata attrice. ”

Le parole di Claudio Gora, sono forse fra le poche tracce rimaste di questa attrice schiva dai grandi occhi levantini. Ricorderete Gora come il famoso “Pechinese” de “Il sorpasso”, attempato imprenditore unito sentimentalmente alla figlia adolescente di Vittorio Gasman aka Buno Cortona, interpretata da Catherine Spaak. Relazione squilibrata anagraficamente, presa in giro dal suocero in età più da genero.
Anna Maria Ferrero, quando viene scoperta da Gora che la vuole per il suo film d’esordio alla regia “Il cielo è rosso” del ’50, è una quindicenne come lo era la Spaak nel capolavoro di Risi, più innocente e meno smaliziata. Nella pellicola non incarna quei modelli stereotipati di adolescente spregiudicata, ma quelli di un’adolescente consumata dalla tubercolosi e da un amore infelice.
Nei film degli anni successivi ricoprì ruoli che caratterizzarono la sua carriera: sfruttata, ricattata e aspirante suicida in “Domani è un altro giorno” (1951) di Léonide Moguy; vittima nel giallo giudiziario “Le due verità” (1951) di Antonio Leonviola, il suo primo film da protagonista; ancora vittima, questa volta di un teppista, in “Febbre di vivere” (1953) di Gora; infelice fidanzatina borghese nell’episodio italiano di “I vinti” (1953) di Michelangelo Antonioni; servetta altruista in “Cronache di poveri amanti” (1954) di Carlo Lizzani. Neppure nelle commedie si discostò dal suo abituale personaggi: in “Totò e Carolina” (1955) Mario Monicelli le affidò il ruolo della ragazza di paese che non vuole tornare a casa e medita il suicidio perché incinta.
Le sue doti melodrammatiche e la grande naturalezza la resero anche una convincente interprete di personaggi del teatro classico e contemporaneo.
Vittorio Gasman l’attende al varco nel ’53. All’inizio la loro unione subirà l’ostilità della grande Shelley Winters, in attesa di ottenere il divorzio dall’attore. Gasman la coinvolgerà in un’intensa attività teatrale. L’ingresso sulle scene conferma l’abilità a passare con disinvoltura da ruoli brillanti a quelli del repertorio shakesperiano. Da Ofelia in “Amleto” a “Irma la dolce”, da Maria in “Guerra e pace” alla figlia del ricco commerciante nel “Kean, genio e sregolatezza”.
Gasman oltre a subirne l’incredibile fascino ne diventerà compagno di vita fino al 1960, anno in cui finirà la relazione complice, si dice, il poco impegno dell’attrice nei confronti della drammaturgia.
Anna Maria è un talento puro, fulgido, armonioso.
Nata Guerra, cambierà il proprio cognome dedicandolo a Willy Ferrero, direttore d’orchestra ed amico di famiglia, suo padrino e l’unico che incentiverà la carriera artistica vista la scarsa inclinazione della famiglia ad incoraggiarla in ciò.
Ritiratasi dal cinema relativamente giovane, leggo da quando è scomparsa vari titoli di giornali:
“E’ morta Anna Maria Ferrero, l’attrice che lascio il cinema per amore”, ed ancora: “Anna Maria Ferrero, l’attrice che sposò Jean Sorel”.
Titoli tediosi e poco significativi, privi di incisività.
Si, sposò Jean Sorel, un bello del cinema francese che conoscerà il fulgore con Visconti e Bunuel. Luchino lo vorrà assieme a Franco Cristaldi in “Vaghe stelle dell’orsa” per ricreare la riuscitissima coppia Delon-Cardinale.
Anna Maria lascerà il cinema nel ’64, Jean Sorel inizierà invece dagli anni sessanta a godere di una certa stima e considerazione, lavorando con molti dei registi più popolari e validi del periodo.
Non spiegherà mai il motivo della rinuncia, ma confermerà in un’intervista rilasciata nel 2006, quanto ciò abbia influito positivamente sul proprio matrimonio quarantennale, vissuto fra Parigi, le Alpi del Vallese e qualche breve incursione in patria.
Nella stessa intervista racconta gustosi episodi della propria carriera. Di quando Curzio Malaparte, abbrancato dalla depressione, invito lei e la madre a fargli compagnia nella sua villa a Capri e rimanendovi bloccate causa mal tempo. Di attori “atteggioni” come Raf Vallone e Renato Salvatori.
I legami più intimi e profondi con Lizzani e Monicelli, con cui continuò un’amicizia nonostante il divario geografico alpino.
“L’ultima volta che ho incontrato Monicelli aveva già più di novant’anni. Era in Francia per un festival, ma aveva fretta d’andare a Montpellier. Gli ho chiesto perché. “M’aspetta un’amica” – ha detto.”
Le domandano se ha avuto rimpianti per aver lasciato nel momento di scintillio, neanche trentenne, la carriera. Lei nega.: “Scola mi offrì nel’85 un ruolo in “Maccheroni”, con Mastroianni e Jack Lemmon. Mi ha tentato, ma poi ho rinunciato”.
La ragazza sventurata, travolta da disgrazie sentimentali e sociali e quella grazia, animata da disarmante dolcezza, l’hanno resa, una delle più popolari “ingenue” del Neorealismo minore.
Personaggi immediati e spontanei ma densi di sfumature, una ragazza ebrea avviata alla deportazione con Lizzani e una donna che si infatua del delinquente che l’ha violentata ne “Il gobbo”.
Per comprendere in fondo cosa siano state queste attrici e donne mi è bastato dire a mio padre che Anna Maria non c’era più. Girandosi verso di me, con lo sguardo trafitto di un bambino: “La mia attrice preferita, che dolore.”

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