Ancora reazione dalla Polonia: comico rischia tre anni di carcere per un editoriale contro le celebrazioni dell’anniversario di Radio Maryja

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Dopo avervi parlato dei casi di censura in terra iberica (con il rapper arrestato per offese alla corona e di un attivista per uno status su Facebook), parliamo di un nuovo caso di censura in terra europea: stavolta però ci spostiamo verso oriente e andiamo in Polonia.

Nella terra in cui attualmente governa un partito reazionario e tendenzialmente revisionista (v’abbiamo già parlato della proposta di legge volta a ribattezzare i campi di sterminio, non più considerabili come campi di sterminio polacchi), un attore satirico rischia fino a tre anni di carcere per diffamazione dopo aver definito “stupido” il proprio paese ed aver parlato del presidente polacco Andrzej Duda in termini poco rispettosi: mala tempora currunt un po’ ovunque, insomma.

Ma entriamo nei dettagli della vicenda: in un articolo satirico pubblicato nel dicembre 2017 sul settimanale Angorze, il comico veterano (ha iniziato la sua carriera oltre 40 anni fa) Antoni Szpak ha criticato la celebrazione dell’anniversario di Radio Maryja (la branchia polacca della radio fondata in provincia di Como nel 1987 divenuta in 30 anni un impero, grazie al trasversale apprezzamento delle nonnine cattoliche di tutto il mondo) soprattutto per la presenza di influenti politici polacchi, funzionari governativi e legislatori durante l’evento celebrativo.

Proprio per questo legame a doppio filo tra politica e clero, Szpak ha parlato della Polonia in termini poco lusinghieri, definendolo uno “stupido, arretrato paese”.

Queste parole – secondo quanto riportato dal quotidiano Gazeta Wyborcza – avrebbero offeso più di un lettore, che avrebbe deciso di denunciare Antoni Szpak ai procuratori regionali che – di fatto – hanno deciso di procedere contro il comico, denunciandolo per diffamazione.

Dal canto suo, Szpak ha dichiarato di non considerare in alcuno modo criminale il proprio editoriale, ribadendo come il suo diritto di criticare il governo sia protetto dalla libertà di espressione.

In Polonia, però, la protezione della libertà d’espressione non pare un tema a cuore della classe dirigente, s’è vero che la giurisprudenza polacca ha promulgato una serie di leggi volte a punire chi offenda il presidente, funzionari dello Stato o il paese in sé. Inoltre, di recente, la Polonia ha rafforzato le leggi contro la blasfemia. Un unicum nel 2018 in Europa.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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