Andrea Pirlo, la Notte del Maestro e il senso di Inzaghi per la rete

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In un San Siro gremito e festante, il mondo del calcio ha celebrato Andrea Pirlo, regista che ha vestito i colori delle tre principali compagini tricolore (Inter, in gioventù; Milan, durante la maturità; Juventus, nella ultima fase della carriera) e che per vent’anni ha deliziato gli appassionati del giuoco del pallone. E per celebrarlo, ha dato vita alla ‘Notte del Maestro’, partita amichevole di lusso tra vecchie glorie (più qualche calciatore ancora in attività, sia pur sul viale del tramonto).

Per gli appassionati, la partita di ieri è stato un vero e proprio tuffo al cuore: da Roberto Baronio al cui fianco effettuò le trafile giovanili a Brescia (e Baronio era quello su cui si riponevano maggiori aspettative) a Nicola Ventola con cui giunse all’Inter (e Ventola era quello considerato di maggior talento), da Shevchenko con cui vinse tutto al Milan a Buffon con cui ha condiviso le casacche della Juve e della Nazionale e a Lampard con cui ha vissuto l’ultima esperienza americana, decine di ex professionisti della pedata che hanno condiviso lo spogliatoio con Pirlo hanno calcato ieri sera il prato di San Siro.

La ‘Notte del Maestro’ è stata un tuffo al cuore anche per lo stesso campione bresciano, apparso visibilmente commosso ai margini del match: dopo anni di ironia sul volto del numero 21 incapace d’esprimere emozioni, lo abbiamo visto ad un passo dalle lacrime, sia durante il discorso finale in cui ha ringraziato il pubblico accorso numero a San Siro sia durante il giro di campo finale a fianco del figlio Niccolò (subentrato al padre a partita in corso. Auguriamo al giovanissimo una carriera anche solo minimamente comparabile a quella del genitore).

Ieri sera San Siro ha potuto godere la presenza in campo di tanti campioni del passato e non ha potuto non notare come il tempo passi per tutti, e non solo per coloro di norma siedono sugli spalti. In tal senso, chissà cosa avranno pensato (e cosa staranno pensando ancora) Antonio Cassano e Gianluigi Buffon: il primo è fermo da un anno e mezzo e sembra aver chiuso col calcio per scelte altrui, il secondo è tentato di giocare ancora un anno con la casacca del PSG (per inseguire la Champions League, sogno divenuto ossessione). Che sia quella di “ex” la loro dimensione?

Ma se per tutti i calciatori il tempo è parso non troppo clemente (anche Totti, ritiratosi appena lo scorso anno, non è più il pupone di una volta – sia pur con una visione di gioco sempre fenomenale), un giocatore è parso in forma come non mai, sempre uguale a se stesso. E non parliamo di Javier Zanetti e del suo ciuffo (anch’essi sempre uguali a loro stessi), ma bensì di Filippo Inzaghi: attaccante sottovalutato, su cui s’è dibattuto fino all’ultimo circa l’essere un campione o meno, l’attuale allenatore del Venezia ha dimostrato anche nella partita amichevole di ieri una rapacità incredibile, realizzando una tripletta, con tre gol alla Inzaghi.

Un gol di testa in tuffo, un gol di rapina, un gol scartando fortunosamente Buffon: il senso del gol non invecchia mai.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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