L’infortunio come sliding doors: dal crociato di Müller (con retrocessione) a quello di Dani Alves (senza Mondiale), passando per il Fenomeno e Pepito

Paris Saint-Germain's Brazilian defender Daniel Alves (C) gestures during the French Cup final football match between Les Herbiers and Paris Saint-Germain (PSG), on May 8, 2018 at the Stade de France in Saint-Denis, outside Paris. (Photo by FRANCK FIFE / AFP) (Photo credit should read FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)
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“Quando ho sentito il dolore al ginocchio, la mia anima è uscita dal corpo. Nel momento in cui sono caduto sull’erba ho capito che non sarei salito sull’aereo per il Mondiale. Chissà, forse alla vigilia del Mondiale 2022 starò ancora lottando per un posto nella Seleçao. Il mio corpo avrà 39 anni, ma la mia mente ne avrà solo 17”.

Sono le parole rilasciate da Dani Alves a The Players’ Tribune dopo il grave infortunio occorsogli durante la finale di Coppa di Francia vinta dal PSG contro il Les Herbiers, squadra del Campionnat de France National 1 (la terza divisione transalpina).

A causa di una lesione al legamento crociato del ginocchio destro, l’eccentrico terzino destro brasiliano (di cui parlammo qualche giorno or sono) dovrà saltare il Mondiale russo e non potrà così provare a vincere uno dei pochi trofei mai vinti dall’ex Juventus, riconosciuto come calciatore più titolato della storia del calcio (con 40 trofei – tra cui tre Champions League – all’attivo).

Gli infortuni sono le sliding doors del gioco del pallone, gli unici “se e ma” di cui non sono piene le fosse.

Se non si fosse infortunato contro l’Anderlecht, Ibrahimovic avrebbe potuto continuare a giocare ad alti livelli? Se non fossero stati così fragili, quali sarebbero state le carriere di Peppe Rossi e del vero Ronaldo (nel caso di Pepito, parliamo di uno dei pochi veri talenti nati in Italia – nel New Jersey, in realtà – alla fine degli anni ’80; nel caso di Luis Nazario de Lima, parliamo di quello che veniva chiamato il Fenomeno)?

E chissà se l’Amburgo avrebbe continuato a mantenere il record di squadra mai relegata in seconda divisione, se Nicolai Müller non si fosse infortunato alla prima giornat.

La beffarda vicenda della squadra tedesca – artefice di miracolose salvezze nelle ultime stagioni, prima della prima storica retrocessione avvenuta quest’anno – passa attraverso il beffardo infortunio occorso a Nicolai Müller otto minuti dopo l’inizio della Bundesliga 2017/18: dopo aver realizzato la prima rete stagionale, il jolly di centrocampo ha iniziato a correre verso la bandierina, saltellando. A causa della veemenza o della sfortuna, non sapremo mai, Müller si rompe il legamento crociato ed è costretto a saltare la stagione.

Quando sarebbe bastato non segnare e non esultare.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Faccio anche altro per campare, però poi mi dicono che il problema sono i migranti.

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