Gérard Genette: la letteratura alla letteratura

Gérard Genette / Paris le 10 mars 2014
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Ieri 11 maggio 2018, è morto Gérard Genette. Chi non fa parte del campo degli studi letterari, molto probabilmente non avrà mai sentito parlare di questo grande personaggio. Fortunatamente, a molte cose c’è un rimedio: ve ne parlerò io.

Genette è stato uno dei più grandi critici del Novecento e la sua opera ha influenzato profondamente il metodo di analisi e di studio delle opere letterarie. Ciononostante, è un autore che riguarda tutti, anche coloro che della letteratura vogliono farne solo uno spensierato hobby, senza particolare pretese critiche. Genette ha fatto parte di quel lungo processo di pensiero, il quale ha attraversato l’Occidente e il Novecento, che ha cercato di delimitare lo specifico letterario: in sostanza, ha difeso gli studi letterari, distinguendoli dagli altri campi del sapere. Al contrario di altri studiosi che proponevano di “dissolvere” le facoltà di letteratura in più vasti studi culturali.

Infatti, da sempre, la letteratura subisce continui tentativi di assorbimento: a volte sembra un mero strumento in mano all’analisi psicologica, altre una vetrina su epoche passate, altre ancora delle rappresentazioni di determinate correnti filosofiche. La letteratura, che da sempre scandaglia il possibile e l’immaginabile, per via della sua vastità d’interessi, ha avuto molte difficoltà nel ritagliarsi una sua nicchia d’interesse.

Pensiamo anche a certi processi scolastici. Molto spesso, si accede ad un testo solo dopo aver analizzato in maniera approfondita il contesto: periodo storico del testo, le vicende che hanno portato alla sua scrittura, particolari riferimenti a vicende realmente accadute che risultano incomprensibili a un lettore contemporaneo.

In sostanza, questo lavoro cerca di avvicinare sempre di più il testo all’ormai lontano lettore odierno: processo necessario, ma che alla fine risulta essere una mera pulitura dell’oggetto letterario per renderlo nuovamente fruibile.

Ecco: conoscere il contesto permette la fruizione del testo, ma non è la fruizione stessa: il testo è fatto di parti che sono indipendenti dal contesto storico (e a volte dal linguaggio stesso utilizzato): questi elementi sono l’uso dei tempi, la loro rappresentazione, il punto di vista dal quale scaturisce il racconto, le modalità di rappresentazioni del reale che vanno dalla descrizione al dialogo, fino a fusioni di varie tecniche tra di loro. Questo dibattito tra testo in quanto tale e del suo rapporto con il suo spazio-tempo, dura da secoli.

A leggere Figure III, il lavoro più noto di Genette, la letteratura sembra essere un continuo modo per ripensare l’uomo nel tempo: non a caso, tale testo è una delle più approfondite analisi della Recherche di Marcel Proust, uno dei romanzi sul rapporto che l’uomo intesse col tempo più profondi ed elaborati che siano mai stati scritti. L’uomo compie un percorso di vita: lo compie nel suo corpo, lo compie nella sua memoria, lo compie nella sua fantasia, lo compie nei suoi progetti.

La struttura di questo percorso, che non per forza deve seguire una visione lineare, altera la percezione che noi stessi abbiamo della vita. La letteratura fa questo: ci dà gli strumenti necessari per dire il nostro percorso e nel dirlo, letteralmente, crearlo. Un modo per trascendere l’hic et nunc per finalmente viaggiare tra ciò che è stato e ci che prevediamo o vorremmo. E, a volte, non si tratta solo di pensare l’uomo nel tempo, ma anche l’uomo tra i tempi: e quindi lo studio della metafora, di questa possibilità del linguaggio di produrre significati che vadano al di là di quelli comuni, così da proporre nuove visioni del reale, oltre quelle normative.

Sì, forse questo non è il vero Genette, ma solo quello che ho letto e che ho amato: se davvero volete entrare in contatto con lui basta leggere i suoi testi. Che forse è l’unica cosa davvero sensata da fare per commemorare uno scrittore.

Gerardo Iandoli

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