ETA: La fine dell’indipendentismo basco e il documentario su Netflix

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La notizia, circolata in mezzo mondo, della fine del gruppo armato indipendentista basco, non ha avuto la risonanza che ci si aspettava.

L’Eta, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna (in spagnolo País Vasco y Libertad, letteralmente “Paese basco e libertà”), era l’organizzazione armata terroristica basco-nazionalista separatista d’ispirazione marxista-leninista il cui scopo era l’indipendenza del popolo basco.

Nata nel 1958, dopo una lunga storia di attentati e rivendicazioni, è stata sciolta il 4 maggio 2018. La notizia – di portata storica –  annunciava lo scioglimento di Euskadi Ta Askatasuna – l’organizzazione indipendentista basca nota al mondo come ETA.

L’organizzazione non ha fato in tempo ad entrare negli annali che già è stato pubblicato, per chi volesse approfondire la storia del movimento indipendentista basco, un documentario dalla sua nascita alla sua implosione. Ne consiglio la visione: “La Fine dell’Eta” su Netflix.

Questo documentario racconta il processo decennale che ha portato alla fine dell’ETA, il gruppo terrorista basco che ha operato per più di 50 anni.

La fine dell’organizzazione era già stata annunciata un anno fa nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in Francia, a Cambo –les-Bains, cittadina nel sud-ovest della Francia, dal gruppo di mediatori internazionale che hanno seguito tutte le fasi attraverso le quali si è arrivati alla dissoluzione.

L’evento si è svolto all’indomani della pubblicazione di una lettera, datata 16 aprile e inviata ai media spagnoli, con la quale l’organizzazione ha comunicato di avere completamente smantellato tutte le proprie strutture e di aver messo fine a tutta la propria attività politica.

L’ETA, nell’aprile 2017, aveva consegnato la lista dei nascondigli delle armi, 12 arsenali, disseminati nel sudovest della Francia. La rinuncia alle armi conferma la volontà del gruppo basco di abbandonare ogni iniziativa armata, volontà pronunciata già dal 2011. Con la divulgazione della lista, l’ETA aveva dunque affidato le sue armi ad alcuni intermediari baschi in Francia.

A fronte della propria resa, l’ETA aveva chiesto in cambio la liberazione di 265 terroristi, di cui 75 sono agli arresti in Francia, ma il governo spagnolo – con una dichiarazione ufficiale del premier Rajoy – ha ribadito che L’ETA non otterrà nessun beneficio politico dalla consegna degli arsenali. “Non importa che cosa l’Eta faccia, non c’è spazio per l’impunità per questi reati. L’ Eta può annunciare la sua scomparsa, ma i suoi reati non scompaiono, e neanche gli sforzi per perseguirli e punirli”.    

La sola dichiarazione dell’Eta non basta a mettere pace dopo 40 anni di guerra, una guerra che ha registrato 853 uccisioni, 21 vittime solo nell’esplosione al supermercato Hipercor di Barcellona, l’atto più sanguinoso col quale nel giugno del 1987 l’organizzazione decise di cambiare strategia portando la morte, in forma di strage, tra i civili. Tra gli ottanta e i primi anni ’90 sono stati 55 gli imprenditori sequestrati, per quattro di loro l’azione si concluse con l’omicidio, solo cinque furono liberati dalle forze dell’ordine, 13 gambizzati prima della loro liberazione.

La Spagna ha chiesto poi alla Francia di poter esaminare gli armamenti consegnati che sarebbero centinaia, che vedono la presenza di fucili, le pistole e armi automatiche, oltre a una grande quantità di esplosivo. Una parte consistente di questo armamentario è stato trovato in pessimo stato dopo essere stato sepolto sottoterra per anni.

La Audiencia Nacional di Madrid ha bisogno di visionarle anche per far luce su alcuni atti terroristici ancora irrisolti, circa 300 omicidi attributi al gruppo basco che non hanno però mai portato ad una verità processuale.

Copertina del film Netflix sull’ETA

Gli “etarra” che sono ancora in prigione si sono divisi, di fatto, in due fazioni: da un lato, c’è chi vorrebbe far nascere delle ceneri del gruppo armato un movimento politico mentre altri indipendentisti vogliono lo scioglimento definitivo.

Finalmente, il 3 maggio 2018, si è potuto mettere fine definitivamente al capitolo ETA.

“Una fine lenta, graduale, avviata con l’inaugurazione del museo Guggenheim di Bilbao, evento che introdusse i Paesi baschi nel XXI secolo, e compiuta con l’esplosione dell’altra grande questione politica iberica, quella catalana, dove la causa indipendentista viene rivendicata con forza ma pacificamente, senza messaggi video con incappucciati, senza spari alla nuca”.

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