Il calcio e il cibo come oggetto d’offesa, dalla banana di Dani Alves al pane di Ozil

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Fece tanto scalpore il gesto del terzino (del Barcellona, ai tempi) Dani Alves che, durante il match disputato dai catalani contro il Villarreal, raccolse una banana lanciatagli come provocazione razzista dai tifosi avversari e la mangiò, reagendo nella maniera più signorile alla più becera delle provocazioni.

Ai margini della partita, il brasiliano (che, in seguito, vestirà le casacche di Juventus e Manchester City) dichiarò, con un’ottima dose di ironia: “Non so chi sia stato, ma grazie a chiunque sia stato a lanciarmi la banana, il potassio mi ha dato l’energia per effettuare i due cross che hanno portato al gol”. Per poi aggiungere, mostrando ancor più sale in zucca: “Vivo in Spagna da 11 anni e da 11 anni rido di questi idioti”.

Una vicenda simile, ma senza il becero connotato razzista, è accaduta durante la gara di andata delle semifinali di Europa League tra Arsenal e Atletico Madrid: Mesut Ozil, giocatore tedesco di origini turche (e apertamente musulmano), sta per battere un calcio d’angolo quando – dalla fetta di spalti riservata ai tifosi spagnoli – viene lanciato un pezzo di pane (immaginiamo duro. D’altra parte dalle mie parti lo si suole definire “bonu po stadio”).

Ozil, alla vista del pane, anziché allontanarlo dal campo in qualche modo, s’è chianto e lo ha baciato, prima di poggiarlo a bordo campo: lo spreco di cibo è infatti contrario alla cultura musulmana e questo atto – il baciare il cibo che non verrà poi utilizzato – rappresenta un gesto rituale per gli appartenenti alla cultura islamica.

Ed è un gesto che testimonia come, con pochissimo, i professionisti della pedata possano diffondere messaggi positivi.
E, a differenza delle loro dichiarazioni, non banali.

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