Nove anni di reclusione per la “manada”, colpevole di uno stupro di gruppo. Le femministe (e tutte le persone di buon senso) insorgono

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La “manada”, la mandria, il branco.

Quello composto da cinque andalusi, a Pamplona (in Navarra, una delle provincie di quella che i baschi considerano Euskal Herria) per la festa di San Fermín, mossisi dal profondo sud al confine sud del País Vasco allargato con l’esplicita intenzione di violentare.

Pochi giorni prima di partire per la festa, i cinque andalusi – Antonio Manuel Guerrero Escudero, Jesús Escudero, José Ángel Prenda, Alfonso Jesús Cabezuelo e Ángel Bozala – si scambiavano tramite WhastsApp messaggi quantomeno agghiaccianti, parlando della necessità di trovare cloroformio e/o droghe ad hoc per poter mettere in atto il piano di violare qualche donna ai margini della festa.

Di fatto, il 7 luglio del 2016, il gruppo di subumani – composto, oltre che da tre civili, da un Guardia Civil (una delle forze dell’ordine iberiche) e da un militare – è riuscito nel proprio intento: costretta all’interno di un portone, una ragazza di 18 anni è stata stuprata ripetutamente dai cinque, che per una ventina di minuti hanno fatto di tutto alla malcapitata (eviteremo scabrosi dettagli, per questo c’è il web spagnolo che non ne lesina), filmando frattanto la scena.

La procura chiedeva per i cinque una condanna a 22 anni di reclusione per “aggressione sessuale”, per il furto del cellulare della vittima e per il reato di “violazione dell’intimità”. Le parti civili hanno chiesto una condanna a 25 anni di reclusione.

La condanna è stata di soli nove anni di reclusione e di cinque anni di libertà vigilata: la corte navarra ha infatti derubricato l’accusa ad “abuso sessuale continuato”, non ha accolto la richiesta di condanna per il reato di “violazione dell’intimità” e ha riconosciuto colpevole di furto soltanto uno dei cinque stupratori.

Una sentenza scandalosa, che ha suscitato indignazione trasversale.

Un’indignazione che appartiene a tutte le persone di buon senso e cui lasciamo spazio, con le seguenti testimonianze:

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Faccio anche altro per campare, però poi mi dicono che il problema sono i migranti.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Faccio anche altro per campare, però poi mi dicono che il problema sono i migranti.

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