La Spagna più ricca ma meno libera: tra il sorpasso in termini di reddito pro capite e l’arresto dell’attivista per uno status su Facebook

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Stamattina, come ogni mattina, ancor prima di prendere il caffè, mi trovavo a scorrere la home page di alcuni quotidiani online.

E dopo aver preso atto che la Casellati non riuscirà a formare un Governo (toh), mi ritrovo a leggere: “Spagnoli più ricchi degli italiani: sorpasso nel 2017. E nei prossimi anni andrà ancora peggio”.

Con l’orgoglio patrio già ferito, scopro che “la Spagna ha raggiunto un reddito pro capite, calcolato secondo la tecnica della parità del potere d’acquisto, di 38.286 dollari contro i 38.140,3 dollari dell’Italia”.

E “secondo il Financial Times le cose andranno peggio nei prossimi anni: nel 2022 la Spagna sarà il 7 per cento più ricca dell’Italia. Purtroppo se si guarda a dieci anni fa l’Italia era il 10 per cento più ricca della Spagna”.

Non rimango tanto sbalordito dal fatto che in futuro le cose andranno peggio (sono di quelli che sanno che domani sarà peggio), tanto dal fatto che questo sorpasso venga effettuato da una nazione colpita dalla bolla immobiliare, oltre che dalla crisi finanziaria globale che s’è abbatuta sull’Occidente nel 2007.

Gli spagnoli, d’altra parte, sono coloro i quali scesero in maniera massiva in piazza per protestare contro l’establishment colpevole di aver portato il Popolo nel vortice della crisi; sono coloro i quali hanno dato vita al Movimiento 15-M con motti come “No somos marionetas en manos de políticos y banqueros”? o “Democracia real ¡YA! No somos mercancía en manos de políticos y banquero”; sono coloro i quali si sono organizzati in collettivi, prima di dare vita a nuove forme partitiche.

Un popolo evidentemente pronto a reagire mentre noi, il massimo della reazione, lo abbiamo espresso scandendo in piazza copiosi ‘Vaffanculo’, sollecitati da un comico che grazie all’indignazione è riuscito a vedere il proprio reddito crescere in maniera costante ed ha dato vita ad una nuova forma partitica che ha catalizzato l’indignazione in uno sterile odio contro la casta alimentato da strategie di click-bait (prima di diventare casta essa stessa).

Attendiamo adesso la Spagna reagisca anche dinnanzi alla deriva decisamente illiberale presa dall’apparato statale a causa dell’applicazione della ‘Ley Orgánica de protección de la seguridad ciudadana’ (anche conosciuta come ‘ley mordaza’, ‘legge bavaglio’).

Dopo avervi parlato della detenzione del rapper di Maiorca per offese alla Corona, non possiamo quest’oggi non parlarvi di quanto accaduto ad un attivista di Tenerife, Roberto Mesa: il ragazzo, dopo aver pubblicato uno status su Facebook (‘Los borbones, a los tiburones’. ‘I borboni, agli squali’) in concomitanza con la visita in terra canaria del Re Felipe VI, è stato arrestato dalla Policía Nacional.

Immediatamente, gli spagnoli si sono mobilizzati (basti vedere il profilo dell’arrestato, inondato da messaggi di solidarietà) e la pagina ufficiale di ANC (Alternativa Nacionalista Canaria, partito della sinistra nazionalista) ha preso una posizione netta, annunciando diverse manifestazioni: “Come abbiamo visto in altri casi di repressione nell’ultimo anno, esiste una chiara tendenza a sanzionare la libertà d’espressione come strategia per definire la sottile linea che la separa da un reato di odio, con l’intenzione di mettere a tacere le nostre voci e smontare la lotta in strada. Questa è la vera faccia di un sedicente Stato democratico”.

Dal canto nostro, rimarremo vigili e continueremo a riportarvi quanto accade in terra iberica, dove – al parecerin questo momento sono più ricchi ma meno liberi.

(Nella foto, una immagine in solidarietà a Roberto Mesa)

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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