l’Inglesorum del MIUR, ma la ministra Fedeli “non capisce”

Condividici
L’uso incontrollato dell’inglese da parte delle istituzioni – definito felicemente da alcuni linguisti come “inglesorum”, in riferimento a un famoso episodio dei Promessi Sposi – non è una questione di purismo linguistico, ma un problema di comunicazione con i cittadini e quindi di accesso all’informazione, requisito fondamentale alla tenuta di una democrazia sana.
«Si piglia gioco di me?» interruppe il giovine. «Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?» (MANZONI P.S. II)
Per questo i linguisti del Gruppo Incipit, facente capo all’Accademia della Crusca, ha recentemente preso posizione contro il documento vergognosamente anglicizzato pubblicato dal MIUR, dedicato alla promozione dell’imprenditorialità nelle scuole statali secondarie di secondo grado. Nel comunicato, pubblicato sul sito della Crusca, si legge:
Il Gruppo Incipit aveva già attirato l’attenzione sulla forte propensione del sistema universitario italiano a impiegare termini ed espressioni del mondo economico-aziendale (cfr. comunicato stampa n. 6 del 17 giugno 2016), ma constata che nel documento in questione tale tendenza ha raggiunto un nuovo livello di intensità: l’adozione di termini ed espressioni anglicizzanti non è più occasionale, imputabile magari a ingenue velleità di “anglocosmesi”, bensì diventa programmatica, organica e assurge a modello su cui improntare la formazione dei giovani italiani.
Non capisco, sinceramente, da quali documenti o atti del Miur ricaviate la presunta volontà ministeriale di ‘promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana'” risponde Valeria Fedeli. E allora, ecco qui:
Uno stralcio del Sillabo programmatico, pubblicato a marzo dal MIUR e dedicato alla promozione dell’imprenditorialità nelle scuole statali secondarie di secondo grado.
Per lo stesso motivo L’Opinabile è fiero di ospitare il progetto di un dizionario collettivo in formazione per un italiano possibile: TORNA A CASA LESSICO. Alle motivazioni degli accademici, noi vogliamo aggiungere la partecipazione dei parlanti, di chiunque ami abbastanza la propria lingua per riflettere, pur senza avere una posizione accademica, sulle sue ricchezze e possibilità. Vogliamo inventare e proporre partendo dal basso, perché la lingua appartiene a tutti, i neologismi che la stessa Accademia – se non timidamente, e solo da poco – non riesce a proporre dall’alto.
I linguisti del Gruppo Incipit non esitano a parlare di “meccanica applicazione di un insieme concettuale anglicizzante, a fronte di un italiano volutamente limitato nelle sue prerogative basilari di lingua intesa quale strumento di comunicazione e di conoscenza”.
“Più che un’educazione all’imprenditorialità, sembra promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana e delle sue risorse nei programmi formativi delle forze imprenditoriali del futuro – bocciano i linguisti – pare una sorta di contraffazione paradigmatica della cultura e del patrimonio italiano: è così che si vogliono promuovere e valorizzare le eccellenze italiane, il Made in Italy“?

3 Comments

  1. La lingua italiana come le altre lingue è viva… aprirsi a termini provenienti da formae mentis culturali diverse dalle nostre (di cui la lingua è specchio e espressione) può essere utile per integrare i significati di cui le parole sono portatrici….! Perché non porre la stessa energia nel criticare il linguaggio burocratico e le incomprensioni – a volte vere e proprie barriere – che esso genera?

    • Di fatto questo articolo è una critica al linguaggio burocratico. Solo che oggi, grazie anche alle consulenze di noti linguisti, il burocratese vecchio stile è stato ridotto e semplificato. Il linguaggio tecnico è stato però gradualmente sostituito dall’inglese nei documenti ufficiali. Notevole in questo senso l’uso della parola semplice “sfida” tradotta inutilmente con un “challenge” dal valore puramente burocratese, cioè per dare un’impressione di autorità tecnica allo scritto. Si pensi comunque al fatto che una volta si poteva cercare il significato di “usucapione” o “decadere dei benefici” sul dizionario dell’uso che si aveva in casa. Mentre “bootcamp”, usato oggi dal MIUR, sul dizionario italiano non c’è.

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*