Il discorso di Macron a Strasburgo – “sbloccare il dibattito”, ma le relazioni Francia-Italia vanno male

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17 aprile 2018: Macron ha pronunciato davanti al parlamento di Strasburgo un discorso molto serio, per molti aspetti condivisibile, e sicuramente recitato ad arte; detto senza polemica. Bisogna riconoscergli uno stile oratorio degno di un politico d’altri tempi. Ha fatto appello ai valori della democrazia e dei diritti che hanno fatto l’Europa, contro i nazionalismi crescenti ha proposto più unione, evocando il pericolo, sempre più tangibile, di una guerra civile europea.

Ha difeso, e in maniera del tutto intelligente, i pur discutibili attacchi di Usa, Gran Bretagna e Francia alla Siria di Assad. Concentriamoci su un solo punto: i migranti. E quindi l’Italia. Come sappiamo, i rapporti con la Francia si fanno sempre più tesi in seguito alle violenze della polizia francese alla frontiera e in particolare ai fatti di Bordonecchia. Ha così evocato la situazione dei migranti e della relazione con l’Italia.

«Entro la fine della legislatura dobbiamo sbloccare il dibattito avvelenato sui migranti, sulla riforma di Dublino e la relocation: propongo di creare un programma europeo per finanziare le comunità locali che accolgono e integrano i rifugiati».

«Tutto quello che accade non accade su iniziativa dell’uno o dell’altro Paese, ma in coordinamento perfetto». «C’è perfetta intesa per gestire flussi migratori e situazioni umane estremamente difficili e preoccupanti e che richiedono la massima umanità» ha ricordato Macron, replicando a chi gli chiedeva un commento dopo i fatti di Bardonecchia. Quanto agli interventi che la Ue dovrebbe mettere in campo, il presidente francese ha chiesto «maggior solidarietà esterna alle frontiere e un finanziamento europeo per evocato «un sistema di asilo comune» e nuove regole di solidarietà interna, con l’obiettivo di «proteggere le frontiere europee senza lasciare l’onere ai Paesi di frontiera».

Una semplice nota per dire: speriamo dall’Italia che mantenga le promesse. La Francia non solo si sta dimostrando tutt’altro che collaborativa per quanto riguarda la questione dei migranti, lasciando, appunto, l’onere ai paesi di frontiera, ma anche rinnegando i valori ai quali lo stesso Macron ha fatto appello, nello stesso stesso discorso, ordinando ai poliziotti francesi di bloccare alla frontiera con l’Italia persone selezionate a partire dal colore della pelle.

Quella che oggi si dichiara alleata dell’Italia è la stessa Francia che – solo nell’ultimo anno – impone coattivamente il diritto di veto sui cantieri del colosso della cantieristica mondiale STX legittimamente posseduti in maggioranza da Finmeccanica. Fa scalate ostili a Telecom e Mediaset con lo scopo dichiarato di impadronirsi delle infrastrutture strategiche per le comunicazioni televisive, telefoniche e internet. Tenta di allargare i propri confini marittimi, non rispetta i confini terrestri con la loro gendarmeria. La stessa Francia che ci trascina oggi in un’altra guerra in Siria, e la stessa Francia che ha scavalcato a piè pari e unilateralmente i nostri interessi in Libia minando la stabilità nel Mediterraneo, per poi lasciarci economicamente e politicamente soli a gestire i problemi. Mentre in Niger ci chiede mezzi e uomini per risolvere i danni che lei stessa ha creato.

Come scrive Luca Pinasco su Mediterraneo, esagerando ma neanche troppo, si ha davvero l’impressione che il nostro nemico, più che Assad, sia proprio Macron. Sicuramente i rapporti diplomatici tra i due paesi non vanno affatto bene.

Le speranze poi sono nutrite dall’intervento di Juncker, il gran capo, che sembra anche lui pensare all’Italia, paese fondatore, pur non citandola direttamente, quando ricorda che “l’Unione Europea non è solo Franco-tedesca”. O forse no: sembra più preoccupato – ma come dargli torto – della vittoria di Orbàn, quello che vuole fare un muro, in Europa, neanche 40 anni dopo la caduta di quello di Berlino.

«Siamo 28, domani 27», ha spiegato Juncker, riferendosi alla Brexit: «affinché il motore funzioni ci vuole anche l’apporto degli altri». Il presidente della Commissione ha chiesto di evitare di «dividere gli uni e gli altri», augurandosi che «il fossato che divide l’Europa tra Est e Ovest sia riempito da un’ambizione comune condivisa».

Juncker ha comunque elogiato le parole del presidente francese, «la vera Francia è di ritorno», ha aggiunto dopo l’intervento di Macron. «La sua elezione e la campagna elettorale che ha condotto ha dato nuove speranze all’Europa»

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