Quando ascoltiamo la musica classica ascoltiamo la storia d’Europa

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L’EUROPEIDE, rubrica sull’Ue a cura di Valentina Palladini

Dal numero di primavera 2018 de L’Opinabile Rivista

La musica classica in Europa ha significato elemento culturale davvero comune tra paesi profondamente divisi e diversi tra loro, rendendola forse l’unico vero patrimonio profondamente ed unicamente europeo.

Il Festival di Salisburgo, uno dei più importanti festival musicali di musica classica e opera, si tiene tutti gli anni in estate nella città che diede i natali a Mozart. Fondato nel 1877, continua da allora, di pari passo con la storia europea. Diventa presto un punto di riferimento della cultura europea in nome della pace e dell’unione all’indomani della I guerra mondiale, grazie all’intervento di 5 personalità che ne decretano la consacrazione. Il Festival venne ufficialmente rifondato il 22 agosto 1920 dal drammaturgo  Hugo von Hofmannsthal, il compositore Richard Strauss, il direttore del Teatro di Salisburgo Max Reinhardt, Alfred Roller ed il direttore d’orchestra Franz Schalk, con la rappresentazione di Jedermann, di Hofmannsthal, su un palco all’aperto, sito nella piazza del Duomo di Salisburgo, luogo in cui l’evento viene ripetuto tutti gli anni.

Qual è l’elemento che, aldilà del mercato unico, dell’euro, delle frontiere aperte, può essere davvero considerato il collante che tiene unita la cultura europea? E’ la musica, bellezza. La musica classica, in particolare.

Partiamo anzitutto da una definizione, per quanto approssimativa, della musica classica propriamente detta e collochiamo la sua nascita in un contesto storico: viene composta fra il barocco e il romanticismo, cioè tra la seconda metà del ‘700, fino agli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna (riunione tra quelli che oggi definiremo leader politici dei principali paesi europei, riuniti per ridisegnare la carta geografica e politica europea all’indomani della rivoluzione francese e delle successive guerre napoleoniche).

La città che fu cuore nevralgico di questo movimento artistico è Vienna, palcoscenico dei tre più importanti compositori che la storia del periodo musicale classicista ricordi: Beethoven, Mozart e Haydn. Come nelle arti figurative, anche nel campo musicale classicismo voleva dire volontà di ricerca della linearità, delle perfezione, delle perfette simmetrie.

Ora, il concetto di musica classica più generale in realtà abbraccia un periodo che arriva sino al XX secolo: in sostanza, col termine musica classica ci si riferisce alla musica colta, sacra e profana, composta o avente radici nel contesto della cultura occidentale. Data l’estremamente ampia varietà di forme, stili, generi e periodi storici generalmente percepiti come “musica classica”, è difficile individuare delle caratteristiche comuni che possano caratterizzare tutte le opere di questo tipo.

Sicuramente, l’elemento che caratterizza principalmente la musica classica alle sue origini è l’adozione di un sistema di notazione musicale che ha permesso il passaggio dalla tradizione orale alla letteratura scritta, alterando profondamente la trasmissione della musica e cambiando radicalmente sia il modo di studiare e comunicare sia quello di trasmettere ai posteri il repertorio. È una rivoluzione epocale, che segna la nascita della trasmissione per iscritto della musica e segna l’abbandono non solo della musica antica ma anche la differenziazione con musiche provenienti da altri continenti, che anche oggi vengono trasmesse solo oralmente. Il repertorio è messo per iscritto in notazione musicale, con la creazione di uno spartito per ogni strumento e, nella musica d’insieme, di una partitura che permetta di osservare insieme le parti di tutti gli strumenti. Questo ha permesso la possibilità di dar vita a componimenti complessi, che non sarebbe stato possibile raggiungere con la sola improvvisazione.

La musica classica ha accompagnato la storia dell’Europa moderna ed ha segnato profondamente la nostra cultura continentale, riuscendo a superare i confini nazionali. Lo spiega bene il famoso direttore d’orchestra Francesco Maria Colombo, che alla domanda “Cosa può rappresentare al meglio l’Europa?” , risponde

La musica in cui ci sono scambio di identità e relazioni: penso alle cantate italiane di Haendel, un musicista tedesco, alle opere italiane dell’austriaco Mozart, ma anche a Brahms che scrive le Danze ungheresi o a Bizet che, pur non essendo mai stato in Spagna, ha composto la più bella opera spagnola”.

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