World Press Photo of the Year 2018 e l’impresa della propaganda occidentale (che ci fa empatizzare coi “facinorosi”)

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E’ la foto vincitrice del prestigioso premio World Press Photo of the Year, concorso organizzato dall’organizzazione no-profit con sede ad Amsterdam World Press Photo.

E’ una foto scattata in Venezuela durante le proteste contro il governo di Nicolás Maduro dello scorso maggio: a scattarla, Ronaldo Schemidt, nato a Caracas nel 1971 ma residente in Messico negli ultimi 18 anni. In occasione delle proteste contro il Governo vigente, il fotografo della AFP è tornato nel suo Paese e il 3 maggio ha scattato questa fortunata foto, intitolata ‘Crisis Venezuela’.

Una foto cruda, che vede un uomo in fuga, avvolto dalle fiamme.

“Una macchina blindata ha investito alcuni manifestanti e loro hanno risposto lanciando alcune molotov, che hanno fatto arretrare la polizia che è stata costretta lasciare dietro di sè una motocicletta. I manifestanti hanno preso il controllo della motocicletta e hanno iniziato a festeggiare su di essa quando il serbatoio della benzina è improvvisamente esploso”, ha raccontato l’autore della foto secondo quanto riportato da ‘Euronews’.

“Ho sentito il calore delle fiamme sulle parti del mio corpo non coperte dal gilet anti-proiettili e dal casco: le mie mani e le mie braccia”.

“Ho iniziato a fotografare con la mia macchina fotografica senza sapere cosa stesse succedendo intorno a me. Ho continuato a fotografare qualcosa che non riuscivo a capire cosa fosse fino a quando non ho capito che si trattava di qualcuno che stava uscendo dalle fiamme”.

Un video reperibile sul tubo ci mostra la scena:

Quella del Venezuela è una situazione evidentemente critica sotto molteplici punti di vista ma – come in troppi casi – i media occidentali non ci aiutano ad avere una visione chiara della situazione: quello che emerge è che Maduro sia il cattivo della situazione, mentre i venezuelani esasperati (lo sono tutti? Quanti lo sono? Perché lo sono? Ce lo avessero spiegato, anziché propagandarci eventuali atrocità) sono i buoni, anche dinnanzi ad atti di protesta violenti (che comunque non condanniamo a priori).

Oltre a non informarci a dovere, inoltre, i media occidentali riescono in una vera e propria impresa, facendoci empatizzare con quelli che – dalle nostre parti – sarebbe considerati solo dei facinorosi.

Penso a Carlo Giuliani, ucciso da un colpo d’arma da fuoco dalle forze dell’Ordine (e non in fiamme a causa della propria stessa volontà di riot), la cui memoria è puntualmente offesa ogni luglio quando se ne ricorda la morte.

Perché Carlo Giuliani non merita la nostra empatia ma questo ignoto venezuelano sì?

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